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Opere segnalate della XXXIX edizione (con nota a margine)

martedì, 29 Settembre 2026

MA NON CI SONO PIÙ BELLE STORIE D’AMORE?

Ed eccoci al nuovo e sospirato elenco di segnalati. Un paio di cose innanzitutto. Perché arriva a fine settembre e non prima: il processo è lungo e l’abbiamo già spiegato in passato (nella nota che accompagna i prescelti della XXXVI edizione), ma vogliamo aggiungere la necessità per noi di far sedimentare il giudizio. E a questo aspetto si connette la seconda cosa che ci preme sottolineare. È un consiglio ai concorrenti: non precipitatevi a ripresentare il vostro manoscritto con interventi affrettati, anche voi fate sedimentare le osservazioni ricevute, rifletteteci sopra, lasciate passare il tempo necessario. Il lavoro sulla lingua e sulla costruzione di un testo è un lavoro certosino. Tenete presente poi che le nostre osservazioni sono puramente esemplificative (soprattutto quelle relative alle imprecisioni di forma), e non certo esaustive, e dovranno quindi essere estese all’intero testo. E non è detto poi che debbano essere necessariamente accettate, ma, se non si accoglieranno, occorrerà farlo con coscienza di causa.

E veniamo a cosa è emerso di peculiare dai manoscritti del campione di quest’anno e, in particolare, da finalisti e segnalati. Ci sono temi che permangono, temi che vengono alla luce, temi che si eclissano. La produzione narrativa è sicuramente un valido sintomo di ciò si muove nel corpo sociale, ci può dire in che direzione vadano desideri, timori, aspettative, ansie, ed è ugualmente un utile strumento per capire dove vada la lingua, come si modifichi in particolare il lessico. Si tratta, come è chiaro, di un terreno sociologico, non strettamente letterario, aspetto quest’ultimo che richiederebbe un discorso più sottile e individualizzato. Ma ci sono tangenze.

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I RACCONTI DEL CALVINO E LE NOSTRE COLLABORAZIONI DI AGOSTO

giovedì, 13 Agosto 2026

Senza accorgercene abbiamo creato una tradizione, quella della narrativa breve del Premio Calvino, che comincia ad avere i suoi riconoscimenti all’esterno. Siamo arrivati quest’anno, nel 2026, all’ottava edizione del nostro concorso nato un po’ casualmente nel 2019, ma con la mira di dare visibilità alla forma-racconto, da una parte nella sua specifica dignità letteraria e, dall’altra, come palestra in vista della forma romanzo, o in rapporto osmotico con questa. Ci spiaceva che il nostro concorso istituzionale tagliasse un po’ fuori i racconti; non che non vi potessero partecipare in veste di raccolta e non che dalle file del Premio in questo campo non siano emerse autrici e autori di grande interesse (basti pensare, tra le penne femminili, a Gambaro, Marchetta, Milone e, tra quelle maschili, a Bortoluzzi, Soriga e, se vogliamo, anche a Iannuzzi), ma si sa, perlomeno in Italia oggi, il racconto agli occhi sia di chi legge sia di chi ha il potere di pubblicare e direi anche di recensire ricopre una posizione ancillare. Ci ha allettato l’idea di creare uno spazio autonomo, di scegliere i temi con l’occhio attento ai nuovi gusti e alle nuove tematiche, di prenderci cura in un certo modo dei concorrenti. E così, dopo i primi due generici lanci su “Ogni desiderio” e “Leggere i venti” sono nati i nostri call (al maschile, ma senza volontà suprematista) di “Oltre il velo del reale”, su “Visioni divergenti e corpi indisciplinati”, su “Trame interspecie”, sul “Retelling”, ciascuno pensato per intercettare i movimenti in corso nella narrativa e nell’immaginario contemporaneo, o per stimolare pensieri e fantasie inedite. Ma non abbiamo voluto lasciare soli i nostri concorrenti e così abbiamo fornito loro, in piena libertà, del materiale di volta in volta sui temi specifici proposti e, in generale, indicazioni su come possa essere congegnato un racconto (breve, nel nostro caso), su cosa lo caratterizzi rispetto al romanzo (e qui ci sono stati d’aiuto Poe, Quiroga, Hemingway e altri ancora). Non abbiamo concepito il call per la narrativa breve − come del resto il nostro concorso grande − semplicemente come un premio che premia, che si risolve nella cerimonia finale. Interveniamo prima, come si è detto, e accompagniamo dopo con materiale a stampa (dépliant informativo, brochure con i testi vincitori, “Speciale” sull’“Indice dei Libri del Mese” sopra il tema dell’anno, pubblicazione in volume di tutti i semifinalisti), con presentazioni al Book Pride, con cui collaboriamo fin dalla nascita dell’iniziativa, a festival come Firenze RiVista e Testo, ovunque ci chiamino, con podcast online. E così si è creata una bella rete con i giurati (tanti, da Giorgio Vasta e Rossella Milone per il nostro primo call a Monica Acito, Isabella Ferretti, Francesca Mancini, Andrea Pagliardi, Franco Pezzini, per l’ultimo, “Racconti di inquietudine”), con i nostri concorrenti, con festival e riviste (come “Cattedrale” e “L’eco del nulla”) e con le case editrici che hanno pubblicano i racconti in volume (in particolare con FuoriAsse).

E questo agosto, in particolare, sono in corso due importanti collaborazioni, con la rivista “L’Indiscreto” (quella delle prestigiose “Classifiche di qualità”) e il suo Agosto Narrativo e con il nuovo quotidiano economico “ItalyPost” e le sue pagine culturali:

“L’Indiscreto” ha selezionato tredici nostri finalisti degli ultimi anni e ha proposto loro di scrivere un nuovo racconto da pubblicarsi sul suo sito tra il 3 e il 31 agosto. Il tutto alla fine sfocerà in un e-book riservato agli abbonati della rivista.

“ItalyPost” ci ha chiesto di fornire per le sue pagine a cavallo di Ferragosto 14 racconti affidati ai semifinalisti dell’ultimo call. L’iniziativa è partita domenica 9 agosto con una nostra presentazione e proseguirà con la pubblicazione quotidiana dei racconti fino al 24.

Una bella sinergia e un bel riconoscimento per i nostri autori e per il nostro terreno di coltura, a proposito del quale aggiungiamo che di qui hanno preso le mosse Monica Acito, Beatrice Salvioni e Alberto Ravasio, esponenti di punta delle nuove generazioni di scrittori.

E buona lettura dei racconti!

Mario Marchetti

Un bottino di firme e di pubblicazioni

martedì, 28 Luglio 2026

Eccoci a tirare le prime somme a chiusura della XXXIX edizione. Martedì 9 giugno c’è stata la cerimonia di Premiazione al Circolo dei Lettori di Torino. A neanche due mesi di distanza, dopo un intenso scambio con le case editrici, si sono già concretizzate cinque firme. E il lavoro prosegue…

→ Filippo Canoro, brillante vincitore con l’avventuroso e filosofico romanzo picaresco Il sogno di un altro,è stato acquisito da una Frassinelli rinnovata con un radicale restyling del suo glorioso marchio

→ Giorgia Testa, menzione speciale con Keiro, una distopia che dà voce alla sofferenza del vivente sacrificato sulle nostre tavole, ha trovato il suo luogo naturale in effequ, una casa editrice “storta e indipendente”

→ Mattia Brienza, finalista col toscaneggiante Pigliavento, rivisitazione della temperie fascista in un sorprendente intreccio tra invenzione narrativa e realtà storica, è entrato nella storica Rizzoli

→ Alessandro Metlica, finalista con La linea opaca, un’originale visione prospettica sul nostro inquieto confine orientale giocata su tre diverse epoche, si posiziona nel selettivo catalogo Lindau

→ Daniela Tallini, finalista con Adènt, una serrata drammaturgia tra una figlia esistenzialmente precaria e un epico padre padrone, protervo nella sua volontà di dominio, si è allogata da Guanda

E anche Federico Capitani, finalista della XXXVIII edizione con Hapax, uno scintillante romanzo-conversazione sul nuovo ceto delle professioni digitali, è stato intercettato dall’ambiziosa Apalos, recente nata dell’editoria siciliana

Ma passiamo agli ultimi testi pubblicati. Non solo della XXXVIII edizione, ma anche di edizioni precedenti che sono stati infine riconosciuti. La cosa ci fa molto piacere perché testimonia come le nostre selezioni reggano al tempo, ed è anche rincuorante per i nostri finalisti non ancora accasati: insomma, prima o poi, arriva il momento per tutti.

→ Furgonauta di Andrea Pauletto, vincitore dell’edizione XXXVIII, è appena uscito con 66thand2nd. Un testo della massima attualità che si accampa con autorevolezza nella letteratura working class: il lavoro diretto da remoto visto da un insider

→ Minerva di Raffaela Ulgheri, finalista sempre all’edizione XXXVIII, è apparso a giugno nella collana “Rondini” di effequ. Un nuovo lieve affondo nell’inesauribile bacino sardo tra realtà e tocco magico

→ Sono d’acqua i nostri pensieri di Loretta Franceschin, finalista all’edizione XXXV, è in commercio sempre da giugno con Guanda. Un delicato e raro romanzo sull’amore coniugale ambientato in Polesine negli ultimi decenni del secolo scorso

→ Nel nome tuo di Maria La Tela, finalista all’edizione XXXVII, è da maggio sul bancone delle librerie con l’audace Ventanas di Laura Putti. Protagonista una cattiva ragazza di un plumbeo Sud di metà Novecento

Chiudiamo ricordando, in questo luglio canicolare, che lo straordinario e profetico Calùra di Saverio Gangemi (menzione speciale alla XXXVII edizione, uscito da Rubbettino) è appena entrato nella cinquina finalista del Premio Megamark, dove la nostra segnalata Anna Schirru (XXXVIII edizione) ha conquistato con Una brutta voglia (ed. WUDZ) la Menzione speciale della giuria degli esperti.

Insomma, un quadro ricco solo per gli ultimi due mesi (e non si è detto tutto), che continuerà certamente ad arricchirsi. Una bella collaborazione con case editrici affermate e di nicchia. Una soddisfazione per noi, per il nostro lavoro, per i nostri autori.

Mario Marchetti

Il bando della XL edizione

giovedì, 2 Luglio 2026

Premio Italo Calvino
XL edizione
2026-2027

– iscrizioni aperte dall’8 luglio al 2 ottobre 2026 –

1) L’Associazione per il Premio Italo Calvino, in collaborazione con la rivista “L’Indice”, bandisce la quarantesima edizione del concorso letterario per testi inediti di scrittori esordienti.

2) Si concorre inviando un’opera inedita di narrativa in lingua italiana: romanzo, racconto o raccolta di racconti; la lunghezza complessiva minima dell’opera in concorso deve essere superiore alle 70.000 battute, spazi inclusi.

Non è prevista la partecipazione di opere che possano rientrare nella categoria della narrativa per ragazzi o infantile.

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Comunicato della Giuria – XXXIX edizione

martedì, 9 Giugno 2026

Filippo Canoro è il vincitore della XXXIX edizione del Premio Italo Calvino con il romanzo Il sogno di un altro. Una prima menzione speciale della Giuria viene assegnata a Niccolò Lepori per Perla, due ulteriori menzioni vanno a Giorgia Testa per Keiro e ad Annalisa Maniscalco per Il notturnista.

Il vincitore e le menzioni speciali sono stati proclamati dai giurati Maria Grazia Calandrone, Sebastiano Mondadori, Francesco Pacifico, Piergiorgio Paterlini, Nicoletta Verna durante la cerimonia di premiazione che si è svolta a Torino al Circolo dei lettori e delle lettrici.

Questa la motivazione della Giuria per l’opera vincitrice:

«La Giuria, preso atto dell’ampio ventaglio di scritture e narrazioni pervenute, decide di assegnare il Premio a Il sogno di un altro di Filippo Canoro, un testo che recupera virtuosamente, aggiornandoli, l’assetto del romanzo picaresco e, insieme, del conte philosophique. In scena un diciassettenne spuntato dal nulla che come una meteora solca un Veneto trasfigurato: il quadro che ne scaturisce appare grottesco e irredimibile. Una lingua caleidoscopica dall’ampia tastiera stilistica, mai convenzionale, è la qualità che più sorprende dell’opera.»

Queste le motivazioni per le menzioni speciali della Giuria:

«Una prima menzione speciale della Giuria va a Perla di Niccolò Lepori. Un romanzo struggente, ambientato in un’inedita Livorno popolare, che con grande sensibilità psicologica affonda lo sguardo in una sghemba costellazione famigliare dei nostri tempi – una madre, un figlio, una sorella − e nelle dinamiche morbose che la attraversano. Due ulteriori menzioni speciali vanno a Keiro di Giorgia Testa e a Il notturnista di Annalisa Maniscalco. Testa, in un ordito swiftiano di ammirevole inventiva lessicale, dà voce, tra ironia e strazio, all’indicibile sofferenza del vivente negli allevamenti intensivi. Maniscalco, sul fondale di una comunità di recupero, mette in scena un personaggio oscuro a sé stesso, facendo sottilmente parlare il linguaggio del corpo.»

(scarica il comunicato stampa)

XXXIX edizione del Premio Italo Calvino
annuncio dei testi finalisti

mercoledì, 27 Maggio 2026

Il Premio Italo Calvino annuncia le opere finaliste della XXXIX edizione, selezionate dal comitato di lettura del Premio tra i 1073 manoscritti partecipanti al bando e poi sottoposte al giudizio della Giuria composta, quest’anno, da Maria Grazia Calandrone, Sebastiano Mondadori, Francesco Pacifico, Piergiorgio Paterlini e Nicoletta Verna.

I nove testi inediti di autori esordienti, tra cui i giurati decreteranno il vincitore e le menzioni speciali, sono:

Pigliavento di Mattia Brienza
Il sogno di un altro di Filippo Canoro
Perla di Niccolò Lepori
Il notturnista di Annalisa Maniscalco
Supernova di Emilia Mazzacurati
La linea opaca di Alessandro Metlica
Nessuna primavera di Tommaso Santi
Adènt di Daniela Tallini
Keiro di Giorgia Testa

La cerimonia di premiazione si svolgerà a Torino il 9 giugno 2026, a partire dalle 17:00, presso il Circolo dei lettori e delle lettrici, alla presenza dei finalisti, dei giurati e del direttivo del Premio, composto da Mario Marchetti, Franca Cavagnoli, Anna Chiarloni, Laura Mollea, Carla Sacchi Ferrero.

Sarà possibile seguire la cerimonia in diretta streaming sul profilo Facebook e sul canale YouTube del Premio.

A partire da giovedì 28 maggio 2026, sui canali social e sul sito del Premio, saranno disponibili, uno al giorno, i video di presentazione dei testi finalisti: conterranno la voce dell’autore e la lettura di un brano.

Con il contributo di Fondazione CRT e Regione Piemonte
Con il patrocinio di Comune di Torino, Città Metropolitana di Torino, Regione Piemonte
In collaborazione con L’Indice dei Libri del Mese

Un ringraziamento speciale va all’Istituto dell’Enciclopedia Treccani per l’ospitalità offerta al Premio durante la riunione della Giuria.

vai alla pagina dei finalisti >
scarica il comunicato stampa >

Call per racconti – Ottava edizione: i vincitori

sabato, 23 Maggio 2026

Sabato 16 maggio al Salone del Libro di Torino si è svolta la premiazione del call per la narrativa breve indetto per il 2026 dal Premio Calvino. Sono stati presentati i dodici racconti finalisti e si sono annunciati i due vincitori: uno selezionato dalla giuria tecnica (composta da Monica Acito, Isabella Ferretti, Francesca Mancini, Andrea Pagliardi, Franco Pezzini), uno scelto dal pubblico, che ha potuto votare sul sito dell’“Indice dei Libri del Mese”. L’incontro è stato preceduto da colloqui di orientamento con gli autori finalisti tenuti dai membri del Direttivo, colloqui bisogna dire reciprocamente produttivi e interessanti. Siamo stati colpiti dalla consapevolezza letteraria e narrativa di autori e autrici e anche dall’attenzione da loro posta alle nostre indicazioni, peraltro liberamente recepite e interpretate. Sarebbe certo una pratica da rafforzare. Vedremo eventuali modi e tempi.

La Giuria ha premiato il racconto Geometria dell’abbandono di Gianluca Ingaramo. Questa la motivazione:

La Giuria del Call per la narrativa breve “Racconti di inquietudine”, organizzato dal Premio Calvino insieme alla rivista “L’Indice dei Libri del Mese” e al Book Pride, preso atto della qualità complessiva dei racconti pervenuti, decide di assegnare il premio a Geometria dell’abbandono di Gianluca Ingaramo.

Ciò che rende notevole il racconto è la capacità di trasformare l’abbandono in vera e propria legge fisico-narrativa, quasi relativistica: come la massa curva lo spazio-tempo, così la presenza affettiva – e il suo progressivo venir meno – modella distanze, misure e corridoi di senso, dilatando lo spazio domestico fino a renderlo sconfinato. L’invenzione, insieme limpida e squisitamente inquietante, è retta da una scrittura precisa, capace di lavorare per immagini senza cadere nell’eccesso, e da una pregevole coerenza strutturale. La casa diventa il luogo dell’amore disincarnato, il campo della rarefazione del legame, e la prosa riesce a tenere insieme rigore e vertigine, logica e dolore. Colpisce l’equilibrio del testo e la tenuta dell’affabulazione, che si nutre del non detto e ne fa materia incandescente, sostenuta da ritmo, simboli e tensione. Emerge una riflessione intensa e vivida sull’allontanamento come processo costante, e il testo di Ingaramo ci dice qualcosa di netto e inafferrabile: ci dice che l’abbandono non accade una volta sola, ma continua all’infinito.


Il premio del pubblico è andato invece a I malipensieri di Susanna Dell’Aquila. Il racconto si regge su un’essenziale intuizione di fondo: che l’invisibile abbia bisogno di farsi materia per essere creduto e che quella materia debba restare domestica e palpabile. In una cucina scura del Sud eterno, la vecchia Filomena versa gocce d’olio in un piatto colmo d’acqua per diagnosticare il malocchio che la perseguita: una sorta di quadro di genere narrato con una scrittura densa e materica di sonorità meridionale – la pelle della vecchia come “pellicola del latte bollito”, gli occhi come “scaglie di selce nera” – che presenta il soprannaturale con una straordinaria concretezza tattile. Nella scena perfettamente dettagliata anche una nonna e una nipotina che ricorderà turbata quel mondo di pratiche arcaiche.

Ringraziamo ancora una volta gli autori per aver partecipato, e ricordiamo che sul numero di giugno dell’“Indice dei Libri del Mese” comparirà uno speciale dedicato all’inquietudine, che includerà anche i due racconti vincitori.


Di seguito il commento del presidente Mario Marchetti.

La proposta del call “Racconti di inquietudine” è stata accolta con notevole interesse, si direbbe con entusiasmo, dai concorrenti. Del nostro ventaglio di suggerimenti – inquietudine spirituale e fisica, tecnologica e intellettuale, fantastica e immaginaria,  futuribile ed ecologica; inquietudine come spinta alla ricerca, come voglia di avventura, come desiderio di cambiamento, come insofferenza per lo stato di cose presente, come disorientamento di fronte all’irrompere del nuovo – si sono colti o sentiti come coinvolgenti essenzialmente l’insofferenza e il disorientamento nei confronti della realtà circostante e della prossimità – gli altri, i famigliari, l’organizzazione della quotidianità e del lavoro, le istituzioni – vissute come generatrici di inquietudine se non spesso come soffocanti, ma anche nei confronti della propria stessa realtà individuale – malattie, invecchiamento. Le ombre prevalgono di gran lunga sulle luci, assumendo talora tratti inquietanti, tangenti a un horror soffice. L’inquietudine come ricerca, come voglia di avventura o di cambiamento ha raccolto ben pochi adepti. Un Julien Sorel, l’intramontabile eroe stendhaliano, che inerpicato su un albero legge Il memoriale di Sant’Elena facendo sogni di gloria è ormai impensabile e, d’altronde, il mondo si è fatto piccolo: e non possiamo neppure pensare a un Edmund Halley che giovanissimo parte per i mari del Sud per cartografare le stelle dell’emisfero australe (si veda il recentissimo e bel romanzo Il viaggiatore breve, non a caso proiettato nel passato). L’umore del tempo, a quanto pare – ma ne eravamo consapevoli – è un altro, e non a caso; e chi ha scritto ce l’ha ricordato. Si tratta, come sempre, di un rapporto biunivoco: noi offriamo uno stimolo a scrivere e gli scriventi ci rammentano come stanno le cose o, piuttosto, come queste appaiono loro.

Ma veniamo ai racconti finalisti. Un nucleo tematico che ha visto numerosi affiliati, tanto più se si prende in considerazione l’intero corpus dei 40 semifinalisti, è indubbiamente quello della casa – o, meglio, dell’appartamento – e della famiglia. La parola appartamento, in effetti, evoca più immediatamente, con la sua sfumatura di separatezza e isolamento, l’attuale configurazione molecolare della cellula sociale di base. In Piccoli aggiustamenti strutturali di Davide Bosello si esprime simbolicamente, con scrittura fredda e impeccabile, il senso di soffocamento che tale istituzione può indurre, mettendone in scena una sorta di crudele soluzione finale. In un’atmosfera surreale, un padre amante dell’ordine, e che non desidera essere inquietato, riduce la moglie a un cubo strisciante sensorialmente sigillato e mura il figlio in una stanza da bagno con destinazione d’uso evidentemente variata. Chiusa la produttiva giornata di lavoro potrà finalmente assidersi a tavola soddisfatto. A sua volta in Geometria dell’abbandono di Gianluca Ingaramo la fisica di un matrimonio instabile si materializza nelle variazioni che vive l’appartamento. Lo spazio si allarga e si restringe, si verificano crolli, il letto matrimoniale diventa un arcipelago alla deriva. L’architettura si mostra maligna e si nutre del non detto. Quando tutto pare acquietarsi, nuovi segnali compaiono, le parole prendono a giungere con un sia pur minimo ritardo. Non c’è via d’uscita. Perfetta l’oggettivazione delle ossessioni e dei sentimenti all’interno della coppia. Altri racconti spostano il fuoco sul bambino preadolescente e sul sistema valoriale a cui viene avviato. In un paio di testi questa vena si mescola con quella della sofferenza animale: diventare adulti significa, tra l’altro, sapere infliggere dolore al vivente. Nei Cacciatori di Alessandro Padovani, in un contesto ridotto abilmente ai suoi elementi essenziali – una casa isolata, una madre e un figlio ragazzino, ma manca un padre –, una sera buia bussano alla porta due uomini di palese esperienza testimoniata dalla barba di uno e dalla cicatrice dell’altro. I fucili che indossano magnetizzano il ragazzino che finirà con l’essere messo alla prova della caccia, ovvero dell’adultità e della virilità. Ma non sarà facile. In Lenze di Juri Secli il bambino che fu il protagonista viene da questo evocato mentre, ormai esistenzialmente alla deriva, si trova seduto su una panchina, si presume di fronte al mare, e vede un bambino che inciampa e cade nella sabbia. La madeleine che mette in moto la memoria è l’epiteto “minchione” che gli affiora subito alla bocca con lo stesso sprezzo del padre verso di lui quando, da piccolo, non si era dimostrato capace di abbattere un polpo. Adesso, trent’anni dopo, è solo, con lo sguardo sperso, sotto la minaccia di un perturbante occhio di piccione. Un altro racconto di formazione o, per la precisione, di desistenza è Tu di Alessandra Peluzzi, in cui a parlare è una voce misteriosa (da dove proviene?) che si rivolge al ragazzino protagonista, cifotico e bullizzato. La voce lo conforta (il suo zaino-trolley è se mai un segno di originalità, e non di derisione) e lo accompagna nella notte in un prato di periferia a seppellire il suo criceto e, forse, a lasciarsi definitivamente andare. Struggente senza sentimentalismo. Ancora un bambino – questa volta fuori scena – in La corsa di Matilde Romeo, chiave di volta di una triangolazione con una madre carcerata di ambiente criminoso e un magistrato che deve decidere sulla decadenza della responsabilità genitoriale. Il ricatto – nomi in cambio del bambino – non funziona. La donna non accetta: conosce sé stessa e il suo passato di perenne fuga e paura, e non lo vuole per il figlio; meglio cederlo a una nuova famiglia. Duro e impietoso, profondamente umano. E arriviamo a un altro motivo ispiratore, legato all’epoca dell’invecchiamento di massa in cui stiamo vivendo: da una parte le patologie invalidanti, dall’altra l’inquieto timore di essere scalzati dalle nuove generazioni. La donazione di Costantino, ingegnoso pezzo di bravura di Matteo Fachechi, ci immette nel secondo orizzonte citato. Potremmo definirlo un campus tale, in cui vediamo schierati, gli uni contro gli altri, relativamente giovani dottorandi e accademici sulla soglia della pensione. I cosiddetti giovani ordiscono un piano arzigogolato per mettere fuori gioco i vecchi e sostituirli. E ci riescono: l’antico congegno vitale di entrambi i vegliardi smetterà di funzionare. Puro umorismo nero al servizio di maneggi tipici dei giorni nostri, ma non solo. Con Prima della seconda lettera di Roberta Siciliano entriamo nel terreno drammatico della perdita di autonomia. Qui la voce narrante è quella interiore, lucida, di una donna anziana, un’ex insegnante “pignola”, gravemente segnata da una sclerosi multipla. Riesce a fatica a indicare con l’indice della mano destra delle lettere su un alfabeto plastificato. Ma per i sani – la figlia, il medico – il tempo dell’attesa è intollerabile e lo riempiono, scegliendo loro come completare le parole e l’anziana non può che accondiscendere: rinuncia, dunque, e sconforto. Immancabile, com’è naturale, il segnacolo del momento, l’IA, vista da diverse angolature, con i suoi effetti percepiti, di massima, come psicologicamente e socialmente disturbanti. LLM Bovary di Davide Martirani sviluppa un’intrigante narrazione/ragionamento che erode con acribia i confini tra scrittore come soggetto umano e scrittore come soggetto artificiale. Detto questo, resta per entrambi il problema di farsi leggere nell’ammasso dei manoscritti circolanti e di ricevere un riscontro non ingabbiato nella serialità. Chi scrive finisce così col rispecchiarsi in un’illusa e velleitaria Bovary, non importa se elettronica o di carne. Il passo verso la condizione/sensazione di nullità è breve. In Otto noci di Elena Di Maio, Edo, improvvisamente privo – per un guasto – dei servizi di Jarvis, il suo assistente virtuale, non ricorda se a colazione preferisce il porridge di avena o il bacon. Non riesce neppure a risolvere una semplice sfida logica affiorata dal passato: il suo pensiero si ingarbuglia. Jarvis, tornato attivo, troverà, fulmineo, la soluzione. A Edo non resterà che accettare lo scacco della sua intelligenza e affidarsi alle cure premurose dell’assistente che gli servirà un porridge (era questa, dunque, l’opzione giusta!). Una ben riuscita narrativizzazione del tema. In Reperti umani di Angelo Dilengite irrompe l’algoritmo che eterodirige l’attività dei rider. Il protagonista, esodato dalla sua attività di programmatore informatico, vittima di tagli ottimizzanti, si ritrova a svolgere il classico lavoro odierno dei disperati e diventa tutt’uno con la sua bici e con il pedalare, sullo sfondo di quartieri e caseggiati anonimi. Si gratifica con vendette immaginarie. Un incidente lo ridurrà poi a un reperto – degno di essere collezionato a futura memoria – dell’epoca della grande sostituzione dei lavoratori cognitivi. Un’idea inventiva e ironica, un racconto ricco e movimentato con qualche pennellata trash. Ed eccoci infine all’ultimo tassello del nostro mosaico, I malipensieri di Susanna Dell’Aquila, che ci immerge in un eterno Sud di devozione e superstizione, di malocchio e riti per diagnosticarlo versando gocce d’olio in un piatto bianco colmo d’acqua. In una cucina scura ci sono una nonna, una vecchia e infida comare e una bambina che ricorderà quel mondo di rudimentale magia e lo narrerà ancora turbata. E il lettore, pur consapevole, non può non provare un brivido straniante di fronte alle pratiche arcane evocate. Una storia densa e avvincente.

E per noi, al termine della lettura, come avevamo già osservato lo scorso anno, resta una lezione sulla complessità dell’immaginario e la molteplicità delle prospettive. E anche sulla molteplicità delle interpretazioni. L’inquietudine non è, palesemente, una formula matematica, e non segue una prevedibile sequenza logica: affonda le sue radici nel vissuto di ciascuno.    

Mario Marchetti

Call per racconti – Ottava edizione: finalisti

giovedì, 16 Aprile 2026

Call per racconti – Ottava edizione: finalisti

Il call “Racconti di inquietudine” organizzato dal Premio Calvino insieme alla rivista L’Indice dei Libri del Mese e al Book Pride di Milano si avvicina alla conclusione. Avremo due racconti vincitori: uno decretato dalla giuria tecnica composta da Monica Acito (scrittrice e vincitrice della terza edizione del call), Isabella Ferretti (editrice), Francesca Mancini (coordinatrice editoriale del Book Pride), Andrea Pagliardi (direttore editoriale dell’Indice) e Franco Pezzini (saggista); un altro dal voto dei lettori dell’Indice (è possibile votare da giovedì 16 aprile a domenica 26 aprile 2026 sul sito dell’Indice). Entrambi saranno pubblicati su uno speciale dedicato che uscirà col numero di giugno della rivista, arricchito da una serie di interventi sul tema del call.

La premiazione si terrà sabato 16 maggio 2026 al Salone del Libro di Torino alle ore 19.30 presso la sala Cobalto (Pad. 2). A essa, cui saranno presenti i membri della giuria e le autrici e gli autori dei racconti finalisti (dodici anziché dieci vista la buona qualità di molti testi), sono invitati a partecipare gli amanti della scrittura creativa e chi si è messo in gioco nel concorso o ha visto il proprio incipit fra i 40 selezionati.

La partecipazione è stata estremamente ampia: ben 1.251 sono stati quest’anno gli incipit iscritti. Ringraziamo davvero tutte e tutti i concorrenti per il loro contributo e per la fiducia dimostrata ancora una volta nei confronti del nostro lavoro.

I DODICI FINALISTI

Davide BOSELLO (1990), Piccoli aggiustamenti strutturali
Susanna DELL’AQUILA (1996), I malipensieri
Elena DI MAIO (1994), Otto noci
Angelo Antonio DILENGITE (1987), Reperti umani
Matteo FACHECHI (1993), La donazione di Costantino
Gianluca INGARAMO (1971), Geometria dell’abbandono
Davide MARTIRANI (1982), LLM Bovary
Alessandro PADOVANI (1993), I cacciatori
Alessandra PELUZZI (1997), Tu
Matilde ROMEO (1973), La corsa
Juri SECLI (1980), Lenze
Roberta SICILIANO (1991), Prima della seconda lettera