News

Tra un anno e l’altro

lunedì, 26 Gennaio 2026

Un rapido bilancio per i nostri libri, i nostri autori e i nostri tempi

Com’è noto i tempi sono cambiati e si stanno ulteriormente evolvendo per l’editoria, sulla quale aleggia l’ombra inquietante e fascinosa dell’IA. Focalizzandoci sugli esordi, anche qui le cose non sono più come un tempo: sia chiaro, non siamo nostalgici, ma il campo è oggi assai diverso, sovraffollato, e le modalità di scouting sono tante e variegate (dalle scuole e i corsi di scrittura agli agenti e alle agenzie letterarie, dalle riviste online ai blog e alle autopubblicazioni…). Non siamo più certamente tra i soli ad occuparci dell’inedito! Tutto ciò rende il nostro compito più complesso e richiede continui affinamenti. Da un po’ di anni abbiamo affiancato al nostro premio ‘grande’ un call di racconti da cui affiorano autori e autrici che spesso poi si riversano, una volta fortificati da un riconoscimento, sul concorso maggiore, e non sono pochi quelli che hanno trovato così la via della pubblicazione. Di recente (ottobre 2025) Germano Antonucci, finalista a “Trame interspecie” nel 2024 con un suggestivo racconto ecologico, ha pubblicato con TerraRossa La ragazza di luce,e sempre TerraRossa pubblicherà nell’ottobre 2026 Nelle mani degli altri (titolo provvisorio) di Mattia Cecchini, manoscritto segnalato da noi nel 2024. È una sezione, quella dei “Segnalati”, che ci permette di allargare le nostre indicazioni a tutta una serie di testi di valore ma non entrati in finale, o perché a nostro parere da perfezionare, o perché legati troppo strettamente a un genere, o semplicemente perché altri ci sono apparsi più adatti alla rosa da offrire ai giurati (com’è ovvio, non un criterio assoluto, bensì una scelta). Vi rientra il gioiellino a sfondo storico Al servizio di Cavour di Fabrizio Dardo, appena pubblicato per Morellini. E a giorni sarà in libreria per Rizzoli Latte di Marina Zucchelli, una inedita riflessione sulla maternità, e tra qualche mese, per Lindau, L’imbecille di Sant’Elena, di Stefano Ciaponi, divertissement anch’esso a sfondo storico, ironico controcanto al memoriale di Las Cases. Queste iniziative rincalzano la nostra specifica e tradizionale carta di identità, fatta di giudizi di orientamento per tutti i concorrenti e di sostegno nel percorso di crescita a chi si affida a noi partecipando più volte nel corso del tempo.

(altro…)

RACCONTI DI INQUIETUDINE

lunedì, 15 Dicembre 2025

Spirituale e fisica, tecnologica e intellettuale, fantastica e immaginaria, futuribile ed ecologica: ogni possibile declinazione è ammessa.
Inquietudine come spinta alla ricerca, come voglia di avventura,
come desiderio di cambiamento, come insofferenza per lo stato presente,
come disorientamento di fronte all’irrompere del nuovo.

Il bel titolo della raccolta conradiana di racconti Tales of Unrest è stato galeotto per la scelta di quest’anno. Nei personaggi di Conrad aleggia ubiquo un disagio dell’anima, radicato in qualche avvenimento del loro passato, che li rende inquieti, spiritualmente nomadi, alla perenne ricerca di un riscatto, di un momento risolutivo che tuttavia si sottrae. L’inquietudine, che spinge al movimento, può avere origine anche da una non facilmente definibile insofferenza per la propria situazione esistenziale, come accade al narratore in Un bagliore di Jon Fosse, che assalito dalla noia si mette al volante della sua auto e parte per perdersi in un bosco fitto, dove a un certo punto intravede un chiarore misterioso e resta in ascolto del silenzio. Ferite che appaiono irrimarginabili sospingono il protagonista di Perché i cavalli corrono? di Cameron Stewart ad attraversare, da reietto, la maestosa natura dell’Australia per pervenire infine a un incontro salvifico. L’impulso al cambiamento può però anche rivelarsi profondamente ingannevole e rigettare nella situazione di partenza: si pensi agli afflitti e ignari personaggi di Satantango di László Krasznahorkai, in attesa di un Godot che quando arriva li seduce per presto abbandonarli in una miseria ben peggiore. E non dimentichiamo l’inquietudine come anelito all’irraggiungibile, di cui i romantici sapevano qualcosa con la loro Sehnsucht.
Certamente l’inquietudine può trarre ragione da eventi esterni, in atto o incombenti, sui quali non abbiamo potere o, meglio, sui quali, come individui, abbiamo scarsa presa, ma che condizionano le nostre vite a livello materiale e mentale: il cambiamento climatico e i travolgenti mutamenti in quella che siamo stati abituati a denominare natura, o nel paesaggio (anche sociale) che ci circonda; a Occidente (e non solo) l’inquietante gelata demografica con l’angoscia di un invecchiamento di massa; e soprattutto poi l’affascinante potenza della tecnica, che trascende le volontà dei singoli e li trascina in qualcosa di incontrollabile: siamo già dentro l’era dell’IA e ne siamo a malapena consapevoli. E sicuramente la sensazione di spossessamento di quelle che pensavamo fossero le prerogative umane di scelta e di iniziativa genera inquietudine.
C’è comunque sempre aperta di fronte a noi la strada dell’immaginazione, che ci può permettere di trovare nuove rotte per l’inquietudine, che potranno magari avere un riverbero sulla realtà e, soprattutto, fare opera di necessaria distrazione. Come perfetto gioco fantastico sul tema svetta l’Orlando furioso: è tutto un rincorrersi senza mai un punto fermo, un’irrequietezza che genera inquietudine. Ma erano altri tempi! Oggi dove avventurarsi per dare sfogo alla brama di altro? Davanti a noi si spalanca il mare magnum della rete, una sorta di buco nero che tutto assorbe, che pare pronto a rispondere a ogni possibile desiderio. Può essere il territorio dell’avventura dei tempi correnti? Può rispondere all’inquietudine o può invece inquietare? In quella che chiamiamo realtà ci sono, d’altra parte, luoghi di avventura? Bisogna scovarli in angoli reconditi, disertati, forse vicino a noi, non certo nei non luoghi del turismo globale.
Una scorribanda, quanto precede, con cui abbiamo voluto lanciare una serie di suggestioni, ma tante altre sono possibili. Ai concorrenti la parola. Dal canto nostro promettiamo di accompagnarli con spunti tematici e indicazioni su come si costruisce un racconto.

Mario Marchetti

Call per autori esordienti di narrativa breve – 8° edizione

lunedì, 15 Dicembre 2025

8° EDIZIONE

2026

CALL PER AUTORI ESORDIENTI DI NARRATIVA BREVE

RACCONTI DI INQUIETUDINE

Spirituale e fisica, tecnologica e intellettuale, fantastica e immaginaria, futuribile ed ecologica: ogni possibile declinazione è ammessa.
Inquietudine come spinta alla ricerca, come voglia di avventura, come desiderio di cambiamento, come insofferenza per lo stato presente, come disorientamento di fronte all’irrompere del nuovo.

a cura del Premio Italo Calvino
in collaborazione con il Book Pride e L’Indice dei Libri del Mese

Il Premio Italo Calvino, in collaborazione con il Book Pride e L’Indice dei Libri del Mese, indice l’ottava edizione del call per racconti brevi.

Il Direttivo del Premio selezionerà i dieci racconti finalisti. Tra questi saranno poi decretati due vincitori. Il primo a cura di una giuria tecnica composta da Isabella Ferretti (editrice), Francesca Mancini (responsabile editoriale del Book Pride), Andrea Pagliardi (direttore editoriale dell’Indice), Franco Pezzini (saggista) e Monica Acito (scrittrice e vincitrice della terza edizione del call); il secondo votato dal pubblico sul sito dell’Indice. Entrambi i racconti verranno pubblicati in un apposito speciale in uscita con il numero di giugno dell’Indice.

REQUISITI DI PARTECIPAZIONE

Racconto inedito (non deve essere mai comparso né in forma cartacea né online) di massimo 12.000 battute (spazi inclusi), titolo escluso, a tema “Racconti di inquietudine”.

Spirituale e fisica, tecnologica e intellettuale, fantastica e immaginaria, futuribile ed ecologica: ogni possibile declinazione è ammessa.
Inquietudine come spinta alla ricerca, come voglia di avventura, come desiderio di cambiamento, come insofferenza per lo stato presente, come disorientamento di fronte all’irrompere del nuovo.

Leggi qui l’approfondimento del presidente Mario Marchetti.

Ogni autore può partecipare con UN SOLO racconto.

L’autore deve essere in possesso dei diritti del racconto con cui intende partecipare.

Non sono ammessi racconti scritti da due o più autori.

L’autore non deve aver pubblicato alcuna raccolta autonoma di racconti (ogni altro tipo di pubblicazione è ammesso: racconti in antologia, autopubblicazioni, romanzi).
Se un’eventuale raccolta di racconti autonoma precedentemente pubblicata rientra in una delle seguenti categorie, l’autore può partecipare al call con un racconto inedito:

  • autopubblicazioni (sia cartacee sia e-book),
  • pubblicazioni sostenute in qualsiasi forma (ad es. acquisto copie o servizi) da un contributo dell’autore,
  • edizioni a tiratura limitata a cura di associazioni ed enti locali,
  • pubblicazioni con basse tirature (inferiori alle 300 copie) o con un ridotto numero di copie vendute (inferiore a 300 se cartacea oppure inferiore a 300 download se digitale),
  • pubblicazioni tramite crowdfunding.

Non è ammessa la partecipazione ad altri concorsi con il racconto presentato al call.

La partecipazione comporta il pagamento di una quota di iscrizione pari a 20 euro da versare entro il 16 febbraio. Il pagamento dovrà avvenire esclusivamente tramite bonifico bancario.

Causale: “Racconti 2026”
IBAN IT 43 U 05018 01000 000011450558
intestato a: Associazione per il Premio Italo Calvino (Banca Etica)

COME PARTECIPARE

La prima fase delle selezioni avverrà a partire dall’incipit del racconto.

Per partecipare è necessario compilare l’apposito modulo sul nostro sito, inserendo le informazioni richieste e caricando al fondo i seguenti allegati:

– l’incipit del racconto con cui si intende partecipare in formato .doc, .docx, .odt o .rtf

Nota: l’incipit (che non deve superare le 1.500 battute, spazi inclusi) deve essere già completo di titolo; le battute del titolo non rientrano nel conteggio totale delle battute.

– un documento di identità

– la ricevuta del pagamento

Denominare ogni file a partire dal cognome dell’autore, ad esempio per un concorrente di nome Paolo Rossi:

–> Rossi-incipit-2026
–> Rossi-pagamento-2026
–> Rossi-documento-2026

Si consiglia di procedere all’invio dell’incipit con attenzione: una volta inviato non sarà possibile apportare modifiche o sostituzioni.

Le candidature che perverranno al di fuori delle date previste, non conformi al regolamento o non complete dei dati e degli allegati richiesti non saranno prese in carico.

Non sono ammessi racconti generati da software di IA.

TEMPISTICHE E MODALITÀ DELLA SELEZIONE

Mandare la propria candidatura a partire dal 2 febbraio ed entro e non oltre il 16 febbraio 2026.

Il Direttivo del Premio selezionerà, a suo insindacabile giudizio, almeno trenta incipit e pubblicherà sul sito del Premio (www.premiocalvino.it) l’elenco dei selezionati in data 26 marzo. Contestualmente verrà richiesto l’invio del racconto completo, da far pervenire non oltre il 30 marzo.

Attenzione: in caso di selezione e di conseguente invio del racconto completo, l’incipit non potrà subire modifiche e dovrà corrispondere totalmente a quanto inviato in fase di iscrizione.

Tra i testi selezionati il Direttivo sceglierà una rosa di dieci racconti finalisti.

I nomi verranno pubblicati sul sito del Premio in data 16 aprile. In tale data compariranno anche sul sito dell’Indice dei Libri del Mese (www.lindiceonline.com), dove sarà possibile votare il proprio racconto preferito fino a domenica 26 aprile.

PREMIAZIONE E PUBBLICAZIONE

A tutti gli autori selezionati verrà offerta la scheda di lettura.

Ai dieci finalisti sarà inoltre offerto un colloquio individuale a cura del Direttivo del Premio.

L’incontro di chiusura, durante il quale verranno annunciati i vincitori di questa edizione del call, si terrà durante il Salone del Libro di Torino (14-18 maggio 2026), alla presenza dei giurati. Maggiori dettagli saranno forniti appena possibile.

I due racconti vincitori saranno pubblicati in un apposito speciale in uscita con il numero di giugno dell’Indice dei Libri del Mese.

PARTECIPANDO AL CALL L’AUTORE ACCETTA IL PRESENTE BANDO E AUTORIZZA LA PUBBLICAZIONE DEL RACCONTO, SIA DA PARTE DELL’INDICE DEI LIBRI DEL MESE (ONLINE E CARTACEO) SIA IN UN’EVENTUALE ANTOLOGIA.

Per chiarimenti o ulteriori informazioni, consultare le Domande frequenti oppure scrivere a segreteria@premiocalvino.it.


Domande frequenti

Quale genere di racconto è ammesso al call?
Sono ammessi i racconti riconducibili a qualsiasi genere, purché attinenti al tema di questa edizione: “Racconti di inquietudine”. Spirituale e fisica, tecnologica e intellettuale, fantastica e immaginaria, futuribile ed ecologica: ogni possibile declinazione è ammessa. Inquietudine come spinta alla ricerca, come voglia di avventura, come desiderio di cambiamento, come insofferenza per lo stato presente, come disorientamento di fronte all’irrompere del nuovo. Leggi qui l’approfondimento del presidente Mario Marchetti.

Posso partecipare con un racconto scritto con un software di IA?
No. Al momento l’ausilio di software di IA non è ammesso.

Ho già pubblicato, posso partecipare lo stesso?
Sì. Si possono avere pubblicazioni precedenti di qualsiasi natura, fuorché intere raccolte di racconti a proprio nome (a meno che non rientrino in uno dei casi descritti sotto). Anche la pubblicazione di singoli racconti (se non si tratta di quello con cui si partecipa al call) in antologie o riviste, eventuali autopubblicazioni e romanzi sono ammessi.
Se un’eventuale raccolta di racconti autonoma precedentemente pubblicata rientra in una delle seguenti categorie, l’autore può partecipare al call con un racconto inedito:

  • autopubblicazioni (sia cartacee sia e-book),
  • pubblicazioni sostenute in qualsiasi forma (ad es. acquisto copie o servizi) da un contributo dell’autore,
  • edizioni a tiratura limitata a cura di associazioni ed enti locali,
  • pubblicazioni con basse tirature (inferiori alle 300 copie) o con un ridotto numero di copie vendute (inferiore a 300 se cartacea oppure inferiore a 300 download se digitale),
  • pubblicazioni tramite crowdfunding.

Posso partecipare con lo stesso racconto ad altri concorsi?
No. Il racconto con cui si partecipa deve essere totalmente inedito: non deve essere mai comparso né in forma cartacea né online, né concorrere ad altre iniziative.

Sono già in concorso al Premio Calvino (XXXIX ed.), posso partecipare anche al call?
Sì. Le due iniziative sono indipendenti l’una dall’altra.

Vorrei partecipare in futuro al Premio Calvino, posso comunque partecipare al call?
Sì. Anche in questo caso, le due iniziative sono indipendenti l’una dall’altra.

Ho già partecipato al call l’anno scorso, posso partecipare di nuovo?
Sì.

Vengono conteggiate tutte le battute?
No. Il titolo non rientra nel conteggio complessivo delle battute.

Se l’incipit o il racconto supera le battute massime previste, c’è un margine di tolleranza?
No. Il limite massimo di battute è tassativo, sia per quanto riguarda l’incipit (1.500) sia per quanto riguarda il racconto completo, che non dovrà superare le 12.000 battute complessive (titolo escluso).

È previsto anche un limite minimo di battute?
No. L’incipit e l’eventuale racconto completo possono anche essere più brevi rispetto al limite massimo indicato (rispettivamente 1.500 e 12.000 battute, spazi inclusi).

Il racconto deve avere un titolo?
Sì. Ogni racconto deve avere un suo titolo (le cui battute non rientrano nel conteggio complessivo) e deve essere diverso dal tema. Il titolo va indicato già all’invio dell’incipit.

Ci sono limiti di età per poter partecipare?
No. Come per il Premio Calvino, non sono previsti limiti di età.

1073

lunedì, 1 Dicembre 2025

Eccoci finalmente al numero esatto dei manoscritti pervenuti. Eravamo già quasi riusciti a raggiungere la soglia simbolica di mille con i 999 del 2021, ma questa volta l’abbiamo raggiunta e ampiamente superata: 1073, non più un numero magico come quello dello scorso anno (909), un numero in apparenza anodino, ma che ha tante curiose caratteristiche matematiche (semiprimo, nontotiente, ondulante) tra le quali anche di essere un numero malvagio (tutte le spiegazioni su internet, naturalmente), il che suona un po’ preoccupante. Quel che è certo è che per il Premio comporta grandi responsabilità. Se la crescita impetuosa dei partecipanti è un motivo di orgoglio per noi, per il sotteso riconoscimento al nostro lavoro, significa anche una sua ulteriore intensificazione visto che non possiamo né intendiamo venir meno ai nostri esigenti standard: lettura integrale e discussione di ogni testo, stesura di un giudizio che ne tocchi pregi e debolezze, fornendo anche consigli di intervento, giudizio che viene poi rivisto a più livelli. Non ultima nostra norma è quella di rispondere a tutti coloro che ci scrivono per dirci il loro apprezzamento, ma soprattutto a chi esprime critiche sul giudizio ricevuto. Credo di poter dire che nel campo dell’inedito rappresentiamo per molti un punto di riferimento difficilmente reperibile altrove. Per i profili di chi si rivolge a noi (appartenenti a ogni classe di età) e per i motivi che li spingono valgono le cose che abbiamo già scritto lo scorso anno. Aggiungo che l’attività di stesura di un giudizio che non sia promozionale né rivolto unicamente all’interno né con fini prettamente editoriali è assai complessa: nel corso del tempo ci siamo creati un metodo di lavoro e abbiamo formato una solida équipe di lettrici/lettori che colgo qui l’occasione di ringraziare per l’impegno profuso.

Ma ce la faremo sicuramente anche quest’anno, augurandoci di trovare tanti bei titoli che possano inoltrarsi in mare aperto e che la nostra scheda di valutazione possa essere di aiuto per tutti coloro che si immergono nell’affascinante pratica della scrittura, un contributo all’autoconsapevolezza, al miglioramento e, ancor più, all’acquisizione di un atteggiamento critico nei confronti della propria opera.

Infine un augurio a un altro recentissimo esordio della XXXVII edizione, Calùra di Saverio Gangemi per Rubbettino, che si aggiunge a Guance bianche e rosse di Elisa Menon (Einaudi), a La Cecilia di Michela Panichi (Nottetempo), a Macaco di Simone Torino (Einaudi) e a Patrilineare di Enrico Fink (Lindau): un bel bottino nell’insieme!

1° dicembre 2025
Mario Marchetti, presidente del Premio Italo Calvino

Segnalati XXXVIII – Nota a margine

martedì, 16 Settembre 2025


Ed eccoci a fare un primo punto sul corpus di testi che ci è pervenuto, con un occhio di riguardo ai segnalati.
Il lungo processo che ci porta a definire la lista dei segnalati l’abbiamo già illustrato nella nota che accompagnava gli eletti della XXXVI edizione (e a quella rimandiamo per non ripeterci) ma che è utile ricordare per spiegare come mai non sia facile, per non dire come non sia possibile, in base alla nostra etica di lavoro e ai nostri criteri, uscire con maggior anticipo con il sospirato – dai concorrenti – elenco. Aggiungiamo, per chi voglia ripresentarsi, che è meglio non precipitarsi a reiscriversi con interventi affrettati sui propri manoscritti e riflettere con calma sulle osservazioni ricevute. È importante far sedimentare le cose. E chiedere magari anche consiglio altrove.Ma veniamo ai temi che sono emersi come più battuti dagli autori o più interessanti dal nostro punto di vista. Non ci soffermeremo su stili e scritture, aspetti che richiedono spazio e attenzione puntuale ai testi, ma su questo i concorrenti troveranno indicazioni nei giudizi ricevuti.
Quale quadro si delinea? È ormai senso comune critico che lo sguardo di chi scrive si sia oggi come concentrato – ristretto? – su tutto ciò che concerne la sua esperienza e il suo orizzonte immediati, e sotto questo profilo il Premio Calvino non fa eccezione. Come molla di partenza sembra dover esserci un’emozione soggettiva, un coinvolgimento personale. Certo tra ‘ristretto’ e ‘concentrato’ c’è una diversità di valutazione: dire ‘ristretto’ di per sé implica una diminutio, ma dicendo ‘concentrato’ cosa si vuole significare? In tal caso, forse, la narrazione col suo fascio di luce, più o meno consapevolmente, tende a illuminare qualcosa di a lungo rimosso o sottaciuto o in passato addirittura non percepito, e tende a parlarne direttamente, senza mediazioni (l’allusività alla Woolf non pare essere più di casa): pensiamo, per fare qualche esempio, alla maternità oggi sentita come fatto problematico, corporeo, esistenziale, non scontato; alle attrazioni e alle relazioni non binarie femminili (il desiderio maschile non binario è da tempo oggetto di narrazioni) non più presentate sotto la veste mistificata dell’amicizia (come Premio è solo dagli ultimi anni che ci arrivano, e sempre più numerosi, testi su questo tema: l’omosessualità appariva monopolio maschile), e lo stesso si può dire per l’autoerotismo (anch’esso monopolio narrativo maschile fin dal Lamento di Portnoy, per non risalire a Rousseau); pensiamo ancora all’abuso in famiglia, anche questo ormai diventato un topos, e a giudicare dai testi un fenomeno endemico, prima forse negato anche a se stesse o a se stessi; o ancora al disagio di vivere che si trasforma senza indugio in odio e rancore generando una narrativa del risentimento connotata da un linguaggio violento che rifiuta l’inibizione espressiva: questo, va detto, riguarda fondamentalmente, se non unicamente, il côté maschile della scrittura. Di tutto questo (ma non solo) c’è testimonianza nel nostro corpus complessivo di testi come nei testi segnalati. Si tratta di temi delicati che richiedono approfondimenti, sfumature, analisi, in particolare sul perché del loro proliferare: intervengono sicuramente tanti fattori nel fenomeno, di moda, imitazione, editoriali, mediatici. Resta il fatto della loro invasiva o rivelativa presenza.
Ma c’è dell’altro. C’è anche la genitorialità, vista dall’occhio maschile. C’è il campus novel, territorio in cui la riflessione femminile ha imposto la sua prospettiva. La seduttività rischiosa e ambigua dell’intelligenza artificiale. C’è la malattia invalidante sul piano fisico o cognitivo (bisogna dire onnipresente nel corpus complessivo) a scompigliare o a ridefinire i rapporti famigliari. Ci sono gli ambivalenti rapporti padre/figlio, madre/figlia, e le esclusive sequenze matrilineari. Non mancano, tuttavia, e non potevano mancare le Bradamanti e i cavalieri solitari che seguono la loro strada singolare, occupandosi magari (e qui gli ammicchi vanno ai segnalati) di epiche locali o di leggende metropolitane o scrivendo un contromemoriale di Sant’Elena. Ma non modificano il quadro generale. Come c’è ancora qualcuno che cerca di galvanizzare la narratività politica con un sagace e ludico riuso dei tasselli del passato, una rianimazione peraltro ormai quasi impossibile.
Su tutto quanto è qui accennato o alluso cercheremo in qualche modo di tornare e nel frattempo auguriamo ai nostri autori, in particolare ai loro libri, buona fortuna.


ELENCO DEI SEGNALATI

Riccardo CASTELLI (1974, RA), Nessuno fa niente
“Un thriller con tutti i crismi bravamente ambientato nell’Aspromonte delle ndrine ma anche dei testimoni di giustizia, non senza una scorribanda nell’Afghanistan delle missioni Nato”

Guido CASTELLOZZI (1991, BG), MAB 38
“Diario tossico della giornata di un narratore inaffidabile, un operaio della bassa bergamasca. Perfetto, a suo modo, romanzo del risentimento dall’espressività informale e turpiloquente che calamita il lettore”

Pietro CAVIGLIA (1990, SV), Odiatori
“Una voce narrante esemplare, a partire dalle scelte lessicali, ci porta nella manosphere, il mondo della mascolinità rancorosa online: un’azzardosa incursione in una realtà letterariamente ancora poco detta”

Stefano CIAPONI (1990, SO), L’imbecille di Sant’Elena
“Immaginaria versione speculare del memoriale di Las Cases per l’ironica mano di Napoleone: un raffinato divertissement, godibile sia per la vicenda narrata che per l’elegante scrittura”

Carlo CRIVELLI (1987, CN), Racconti sulla duna
“Dieci racconti fortemente ironici, che giocano con l’assurdo e il grottesco – tra balconi attira-cadaveri e gay nell’armadio – il cui punto di forza è una lingua dalla sintassi fluida e dal ritmo incalzante”

Nettina DI MINNO (1943, AV), La Greceide
“Straordinaria epica di un borgo di antica ascendenza albanese, Greci, condotta con gioioso e anarchico sguardo antropologico, dove si parla di lingua, favole, giochi e cibo inneggiando al femminile”

Enrica DUCHI (1973, RM), La vita distante
“I piani della realtà, dei ricordi e dell’immaginazione si mescolano in una struggente narrazione sull’invecchiamento in cui fluttuano i profili di un anziano sceneggiatore e di una bambina migrante”

Francesco DI GANGI (1967, PA) e Salvatore SATTA (1966, SS), La formula di Fermi
“I nazifascisti hanno vinto la guerra. Nel 1972 a Roma si prepara un attentato contro il regime in un quadro animato da vite-varianti di personaggi reali della scena italiana dell’epoca in un ingegnoso riuso”

Fabio FANARA (1966, ME), Tutto quello che è stato. Un diario
“Straziante crisi di un padre che scopre di non conoscere la propria figlia scomparsa durante il sequestro Moro: un romanzo che mescola sagacemente dramma pubblico e dramma privato”

Marta FORNASIERO (1980, PD), Atelier
“Quattro artisti sono ospiti in una villa palladiana per produrre un’opera che connetta l’arte alla giustizia ecologica: il gioco è condotto con sicura competenza botanica e artistica oltre che con originalità di stile”

Roberto GERACE (1991, ME), La diagnosi
“In scena le avventure erotico-filosofiche di una coppia di docenti universitari dediti a defatiganti incontri sessuali durante i quali discutono dottamente dello scibile in un moderno linguaggio disinibito”

Anna GRASSIGLI (1973, BO), Tutto il mondo fuori
“Una madre di fronte alla ruvidezza della figlia adolescente: una diagnosi di leucemia per la ragazza le porterà a convivere per 45 giorni in una stanza d’ospedale dove il loro rapporto evolverà sottilmente”

Letizia GUARINI (1985, MI), Omedetai
“Una donna italiana si trova a dover affrontare la maternità in Giappone. Davanti a sé ha un territorio straniante disseminato di tranelli, il primo, la lingua, di cui scopre la stretta connessione col corpo”

Alessio IEZZI (1985, TE), La tattica dell’orso
“Narrare la genitorialità in chiave maschile e autobiografica è l’inusuale focus di questo garbato romanzo mai sovratono che illumina dall’interno un nucleo famigliare dei nostri tempi”

Ilaria MACERA (1990, FI), La candidata
“Cinque profili di donne alla conquista della roccaforte accademica. Campus novel all’italiana che con scrittura avvertita ci trascina in un mondo che fin da subito si rivela corrotto e immutabilmente patriarcale”

Dino MAGGIONI (1968, BG), La collera fredda
“In un Nordest, scavato nel suo humus, il piccolo Ivan vede il suo fratello-cane senza ragione preso a fucilate dal padre, 44 anni dopo forse capirà la ragione dell’atroce gesto che lo ha per sempre segnato”

Giacomo MICHELETTI (1991, FI), Panterica. Avvistamenti e cronache del grande felide nero
“La leggenda pop dell’avvistamento di pantere in Italia è lo spunto di un’opera intensa e asciutta che sfugge a ogni canone ibridando saggio, cronaca, autofiction e prosa poetica”

Alberto MONTE (1993, UD), Se la disperazione dilaga
“Una biografia disperata immersa in ambienti di scienza e sociali nitidamente tratteggiati con al centro la figura del fisico austriaco Paul Ehrenfest, morto suicida nel 1933 dopo aver sparato al figlio down”

Sara MUGNAINI (1988, FI), Via della Pergola, 17
“Un coinvolgente triangolo elettivo nella Firenze degli anni Ottanta – un fratello, una sorella, un amico affascinato – dove il tema della fluidità erotica e sentimentale viene trattato con estrema naturalezza”

Ignazio OCCHIPINTI (1964, RG), Radionight
“Un thriller dal nostalgico tono retrò, che alterna pagine intimiste a scene crime: al centro un sicario impegnato nel suo ultimo incarico mentre Radionight fa da colonna sonora sull’auto in corsa”

Riccardo PIERALLI (1985, BO), La formula della portanza
“Un sorprendente ingresso nel mondo delle corse automobilistiche in chiave esistenziale. Romanzo di vita, del farsi di una vita à bout de souffle, in un trascinante e convulso susseguirsi di luoghi ed esperienze”

Francesca QUIRI (1979, BS), Due madri
“Tentativo felice di raccontare tutti i modi di essere madre, non soltanto tra donne diverse ma anche all’interno della stessa donna, in una stringente ottica matrilineare in cui la retorica non fa sgambetti”

Mauro RANCAN (1971, Al), Batoobeleen e altri supererrori
“Umorismo puro scatenato, con malinconiche parentesi di vita, in una parodistica trasposizione del linguaggio Marvel in linguaggio narrativo tra un Hitler redivivo, caruggi genovesi ed esperimenti genetici”

Nicoletta SALOMON (1967, BL), Primo anno
“Brioso resoconto di un primo anno alla Normale di Pisa: una acuta disamina di riti, linguaggi, snobismi, regole non dette ma da rispettare rigorosamente se si vuole sopravvivere in quel mondo a parte”

Anita SEGRENTI (1965, MI), L’attesa è la forma adulta del tempo
“Silvia ha subito un abuso da parte di un amico del padre, il topo-lupo. Il romanzo, giocando su parole e silenzi e improntato a grande delicatezza, segue le tappe del percorso che si snoda intorno a questo grumo”

Anna SCHIRRU (1985, SU), Una brutta voglia
“Un pungente occhio di bambina guarda il mondo degli adulti e lo racconta: la famiglia dissestata, la gente e la terra del Sulcis dove si aprono baratri reali e metaforici, dove i defunti non abbandonano i vivi”

Daniela TALLINI (1969, LT), Tanatosi
“Sopravvivere al disagio sottraendosi alle emozioni, questo pare l’obiettivo della protagonista che verrà scalzato dalla comparsa, dove insegna, di una ragazza con la quale instaurerà un duello vivificante”

Carlo ZAMBURLIN (1983, VI), Beta Tester
“In un confortevole mondo non lontano, pervaso di IA, si lancia l’app Dreams on Demand per agevolare il sonno. Toccherà a un giovane e ingenuo nerd scoprire, a sue spese, cosa si cela dietro l’allettante proposta”

Infine un trio di titoli fuori lista. Per ricordare tre temi cruciali della contemporaneità che in essi hanno trovato una voce autentica se non ancora compiutezza letteraria o narrativa:

Luce nel deserto di Nainy Traore (1996, Guinea), per la testimonianza cruda, diretta ed efficace sulla traversata del deserto dei migranti africani e soprattutto sul trattamento a loro riservato in Libia. Uno strumento prezioso in un periodo in cui si vogliono tenere lontani i riflettori da una intollerabile realtà

Paziente zero di Antonino Gianquinto (1961, VE), un testo di non facile lettura che affronta ingegnosamente la questione dell’autorialità in tempi di intelligenza artificiale. Memorabile il processo sulla proprietà dell’opera nata in collaborazione con l’IA

La lezione del silenzio e altri racconti di Umberto Ricci (1932, RA), una raccolta variegata di pezzi dove il nostro più anziano concorrente, in una sorta di stile tardo, si cimenta sul tema del vivere sulla soglia in un’epoca di invecchiamento di massa, almeno in Occidente.

I frutti maturati tra primavera ed estate

giovedì, 24 Luglio 2025

NUOVE FIRME e SECONDI LIBRI

Ed eccoci ormai prossimi alla chiusura agostana del Premio (anche se in realtà continueremo a lavorare per la revisione e l’invio dei giudizi ai concorrenti della XXXVIII edizione, che invitiamo a pazientare… ma arriverà tutto!). I finalisti dell’edizione, che hanno visto grande interessamento da parte degli editori, sono attualmente ancora al loro vaglio: il lavoro è lungo, soprattutto di questi tempi di bassa marea. Al momento ha brillantemente firmato con Bompiani Flora Giuliano D’Errico col suo avvincente La gabbia, tormentata vicenda sullo sfondo dell’ambiente neofascista romano tra anni Settanta e terzo millennio. Nel frattempo la rete del Premio si è mossa come la sapiente vecchia talpa ed è arrivata una serie di firme per titoli di nostri ex finalisti che non avevano ancora trovato casa, colmando così delle lacune:

→ Loretta Franceschin (XXXV ed., Sono d’acqua i nostri pensieri) ha firmato con Guanda

→ Marina Guglielmi (XXXVI ed., Il vestito più leggero) ha firmato con FuoriAsse

→ Saverio Gangemi (XXXVII ed., Calùra) ha firmato con Rubbettino

→ Diego Pellizzari (XXXVII ed., Diaboli virtus) ha firmato con Polidoro

Tutti bei romanzi (dal ricco e sottile affresco veneto secondo Novecento di Franceschin alla delicata infanzia tratteggiata secondo un tempo einsteiniano da Guglielmi, dalla splendida apocalisse di Calùra all’irruzione dell’irrazionale nella normalità quotidiana di Pellizzari) che hanno dovuto aspettare la giusta congiuntura. E a noi la cosa fa particolare piacere perché significa che le nostre scelte non hanno sostanza effimera e sanno guardare al futuro: a volte bisogna saper attendere l’occasione. A corroborare la forza e il valore dei nostri autori, anche i più eccentrici (nel senso di distanza da una medietà anodina), è uscito un variegato ventaglio di secondi libri e, com’è noto, la seconda prova spesso rappresenta una pietra d’inciampo, difficilmente superabile. Ecco i titoli:

→ Cesare Sinatti, Eco, Italo Svevo (già vincitore ex aequo XXIX ed. con La splendente, Feltrinelli 2018)

→ Giulia Lombezzi, L’estate che ho ucciso mio nonno, Bollati Boringhieri (già finalista XXXIII ed. con La sostanza instabile, Perrone 2021)

→ Yasmin Incretolli, Bellissima, Pidgin (già finalista XXVIII ed. con Mescolo tutto, Tunué 2016)

→ Laura Lanza, La Villa delle ‘nzalore, Astoria (già finalista XXXII ed. con Donna Francesca Savasta, intesa Ciccina, Astoria 2020)

Ed è in vista l’uscita con Mercurio del secondo libro del nostro lirico vincitore della XXXVI edizione, Jacopo Iannuzzi: titolo ancora in gestazione.

Per non parlare dei segnalati, tra cui ci sono state bellissime sorprese: ci limitiamo a ricordare La levatrice di Bibbiana Cau (da noi segnalato alla XXXV ed. col titolo di Mallena) uscito per Nord a maggio di quest’anno e subito entrato in classifica: una sorte che auguriamo a tutti i nostri autori!

Mario Marchetti

Il bando della XXXIX edizione

lunedì, 23 Giugno 2025

Premio Italo Calvino
XXXIX edizione
2025-2026

– iscrizioni aperte dal 9 luglio all’8 ottobre 2025 –

1) L’Associazione per il Premio Italo Calvino, in collaborazione con la rivista “L’Indice”, bandisce la trentanovesima edizione del concorso letterario per testi inediti di scrittori esordienti.

2) Si concorre inviando un’opera inedita di narrativa in lingua italiana: romanzo, racconto o raccolta di racconti; la lunghezza complessiva minima dell’opera in concorso deve essere superiore alle 70.000 battute, spazi inclusi.

Non è prevista la partecipazione di opere che possano rientrare nella categoria della narrativa per ragazzi o infantile.

(altro…)

Comunicato della Giuria – XXXVIII edizione

giovedì, 5 Giugno 2025

Andrea Pauletto è il vincitore della XXXVIII edizione del Premio Italo Calvino con il romanzo Crack. Una prima menzione speciale della Giuria viene assegnata a Flora Giuliano D’Errico per La gabbia e due ulteriori menzioni speciali vanno a Michele Frisia per Ai gentili non vendere armi e a Ben Eccher per Arto fantasma.
Il vincitore e le menzioni speciali sono stati proclamati dai giurati Sandro Bonvissuto, Antonio Franchini, Daniela Marcheschi, Raffaello Palumbo Mosca, Carmen Pellegrino durante la cerimonia di premiazione che si è svolta a Torino al Circolo dei lettori.

Questa la motivazione della Giuria per l’opera vincitrice:

«La Giuria, preso atto dell’ampio ventaglio di scritture e narrazioni pervenute, decide di assegnare il Premio a Crack di Andrea Pauletto. Un testo che focalizza con grande intensità e partecipazione il quadro esistenziale di un trasportatore notturno, un “furgonauta” al volante del suo veicolo, tra struggenti ricordi famigliari e pulsioni autodistruttive, fino al drammatico cedimento finale. Una scrittura sporca e insieme scorrevole sostiene efficacemente la narrazione. Uno sguardo inedito e necessario sulle pieghe oscure del mondo del lavoro odierno.»

Queste le motivazioni per le menzioni speciali della Giuria:

«Una prima menzione speciale della Giuria va a La gabbia di Flora Giuliano D’Errico. Un romanzo avvincente che intreccia con fluidità stilistica un persuasivo affresco del neofascismo romano nelle sue evoluzioni tra anni Settanta e nuovo millennio e il profilo di una fragile figura femminile che si trova ingabbiata al suo interno.
Due ulteriori menzioni speciali vanno a Ai gentili non vendere armi di Michele Frisia e a Arto fantasma di Ben Eccher. Michele Frisia con sobrietà di mezzi e una lingua impastata di dialetto sviluppa una sottile parabola sulla moralità ai tempi delle leggi razziali, incentrata sulla figura di un mite schioppettaro per il quale cura del lavoro e vita sono tutt’uno. Ben Eccher, nel suo breve e densissimo testo, un memoir sulla perdita di una giovane sorella per una malattia degenerativa, si mette a nudo con crudezza e spigolosità, scolpendo incisivamente il proprio vissuto.»

(scarica il comunicato stampa)