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Opere segnalate – Edizione 30

mercoledì, 5 luglio 2017

Opere segnalate dal comitato di lettura

ASSO Paolo (1963), Uno di uno
→ “per la sottile e stilisticamente ineccepibile analitica esistenziale in precario equilibrio tra narrazione e saggio”

BESI Stefano (1979), Gli eroi di mattina dormono
→ “per la leggerezza di tocco e il fresco spirito con cui si mettono in campo non senza sfumature surreali quattro personaggi dalla fantasia molto spiccata”

CANU Giovanni (1948), Omine
→ “per l’interessante affresco, nel prisma visuale di un poliziotto napoletano, del passaggio di consegne, in Sardegna, tra banditismo tradizionale e nuovo banditismo dell’Anonima Sequestri”

CECCARANELLI Mauro (1966), Il mondo tutto tondo
→ “per una rivisitazione letteraria del genere noir − tra Gadda e Pasolini − che si distingue per la bellezza della prosa e la chiarezza dell’impianto”

CIVITARESE Rocco (1999), Ho una spina in gola
→”per gli argomenti e la lingua gradevolmente young adult di un romanzo che ripercorre con umorismo gli snodi canonici dell’adolescenza”

DRAGOTTA Fabio (1987), Vodkagrad
→ “per la crudezza e l’intensità con cui vi si affrontano i temi delle patologie famigliari, della prostituzione, dell’omofobia e del neonazismo nel quadro di una Russia dei nostri tempi moralmente degradata”

FIORELLI Lorena (1962), Le convenienze
→ “per la capacità di emozionare con una narrazione che tocca motivi sensibili della femminilità, avvalendosi di un impianto e di una scrittura saldamente tradizionali”

FRANCESCHIN Loretta (1951), Una storia da bruciare
→ “per il bel ritratto di una giovane e fragile donna idealista e per l’incisivo disegno di uno spicchio di retriva provincia veneta agli albori degli anni Settanta”

FRUSTACI Francesco (1983), Il giorno prima della rivoluzione
→ “per l’arduo tentativo di riscrivere gli anni della contestazione operaia torinese in un’ottica dal basso sul filo di una sintassi programmaticamente illetterata”

GALLESU Stefano (1982), La banda dello Zingaro
→ “per l’eccellente tour de force linguistico, variato sistematicamente sulla trivialità, con cui si narra la storia di una sgangherata banda di marginali”

GREGORIN Cristina (1964), Almanacco veneziano
→ “per la ricostruzione, effettuata con estrema cura artigianale, del sentire e dell’operare mercantile nella Venezia di fine Duecento, all’epoca della trasformazione oligarchica del governo cittadino”

LANZETTA Gino (1960), L’amore equatoriale
→ “per l’impeccabilità stilistica e il brioso taglio avanguardistico con cui viene portato avanti un complesso gioco d’incastri che ha come scena primaria la Milano esuberante del terzo millennio”

LA TELA Maria (1973), La fragilità degli occhi asciutti
→ “per l’inquietante analisi delle passioni tristi che segnano l’esistenza di quattro personaggi femminili dai destini incrociati in un luogo del Sud sospeso tra passato e presente”

MATRAXIA Simona (1986), Anonimo
→ “per la capacità di esprimere narrativamente, attraverso un ben delineato personaggio femminile, il fascino esercitato dalla musica nell’aura preromantica della Germania di fine Settecento”

MOSCA Marcello (1990), Il prodigio
→ “per l’originalità dello stile che parodia con misura scritture d’antan nel raccontare una moderna fiaba di trasformazione oscillante tra pulsioni di desiderio e di vendetta”

MUSCAS Nicola (1983), Muzzi in azzurro
→ “per il piglio scanzonato e accattivante e la scorrevolezza di scrittura con cui si narra l’ossessione per la propria squadra del cuore, il Cagliari, sullo sfondo di una calda estate adolescenziale”

ORGERA Alessio (1984), I martiri
→ “per l’amara e acuta riflessione sulla cedevolezza morale dell’individuo e sul cinismo del potere nei giorni della drammatica e grottesca caduta del regime di Ceauşescu”

PALOMBA Alfredo (1985), Teoria della comprensione profonda delle cose
→ “per l’entusiasmo dialettico e l’efficacia espressiva con cui l’autore affronta senza darsi respiro disparati materiali dell’odierna cultura mediatica, tra social, pornografia e letteratura”

PAPPALARDO Domenico (1976), Tappeto verde
→ “per l’ironico rumore di fondo e il gusto dell’iperbole con cui si declinano i cliché della sicilianità in una narrazione di grande piacevolezza che vede al proprio cuore il gioco del bigliardo”

PERRICONE Stefano (1960), Costumi succinti
→ “per la maliziosa leggerezza e il complice divertissement grazie a cui si documenta, con penna raffinata, la scoperta della sessualità tra le classi elevate nella Ostenda di inizio Novecento”

PERRICONE Stefano (1960), Un profumo di miele selvatico
→ “per la narrazione allusiva ed elusiva, permeata di echi letterari e metafisici, del mistero che circonda un personaggio di nome Maria”

PIZZI Licia (1974), Piena di Grazia
→ “per la potenza visionaria di una serrata favola nera in cui non esiste remissione né salvezza per nessuno, ambientata in un truce e lutulento Sud fuori del tempo”

RUSSO Carlo (1956), Il dilemma del prigioniero
→ “per la ricca articolazione di un testo che si muove tra le dinamiche e le ipocrisie della vita d’ufficio e la ricerca di una felicità personale”

SALVOTTI Samuela (1966), Una dea qualunque
→ “per lo spaesante modo di affrontare la storia della propria madre sull’onda di una scrittura densa ed enigmatica, sempre in bilico tra verosimile e inverosimile”

TOSCANO Mariella (1962), Le scogliere di Hansen
→ “per aver saputo dare voce potente e straziante alla visione del mondo allucinata di una persona affetta da schizofrenia”

VASCO Barbara (1974), Il condominio degli aspiranti suicidi
→ “per l’intelligente humour nero con cui è trattata la variegata tavolozza di casi disperati dei nostri tempi che animano una trama complessa e ben congegnata”

Il catalogo della Mostra “Calvino Made in China”

lunedì, 26 giugno 2017

E’ stato pubblicato il catalogo della mostra “Calvino Made in China – la Cina incontra Calvino”, di cui avevamo parlato qui.

Il catalogo è scaricabile in formato pdf (5,5Mb).

Qui un breve video in cui il vincitore del concorso ZHAO Binglin  spiega il suo lavoro su Le città invisibili.

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CALVINO MADE IN CHINA

lunedì, 5 giugno 2017

Gli studenti dell’Accademia di Hangzhou immaginano Le città invisibili

mostra all’Accademia Albertina di Belle Arti
Sala Azzurra

dal 7 al 14 giugno 2017

inaugurazione mercoledì 7 giugno ore 17
Salone d’Onore e Sala Azzurra
via Accademia Albertina 8 – Torino

Scarica il comunicato stampa in formato pdf ->

orari della mostra: dall’8 al 14 giugno – nei giorni feriali dalle 10 alle 18
ingresso dalla Pinacoteca dell’Accademia Albertina – via Accademia Albertina 8 Torino

 

Emanuela Canepa in anteprima a “Da giovani promesse”

giovedì, 1 giugno 2017

Emanuela CanepaEMANUELA CANEPA
VINCITRICE DEL PREMIO CALVINO

In anteprima a “Da giovani promesse”

GIOVEDÌ 1 GIUGNO, H 18:00 AL BO

Per la giornata conclusiva della sesta edizione di “Da giovani promesse ”, giovedì 1° giugno, la scrittrice è ospite del festival di Progetto Giovani del Comune di Padova nella splendida cornice del Cortile Antico del Bo che, per il primo anno, ospita la rassegna grazie al patrocinio e alla collaborazione dell’Ateneo.

Emanuela Canepa, la neoeletta vincitrice della XXX edizione del Premio Calvino, lavora come bibliotecaria per l’Università di Padova, è laureata in Storia e si occupa di ricerca bibliografica al Dipartimento di Psicologia.

L’animale femmina” – questo il titolo del suo manoscritto – ha ottenuto il voto unanime della giuria formata quest’anno da Rossana Campo, Franca Cavagnoli, Mario Desiati, Marco Missiroli e Mirella Serri con la seguente motivazione: «un romanzo compiuto, maturo, di esemplare nitidezza nella struttura e incisivo nella lingua, che mette in campo uno spiazzante gioco di seduzione senza sesso e che, pur attento alla psicologia maschile, dà in particolare voce, con stringente analitica, alla forza carsica del femminile».

Scarica il comunicato stampa (in formato pdf)

PRESENTAZIONE DEI FINALISTI DELLA XXX EDIZIONE

martedì, 30 maggio 2017

(Scarica la presentazione dei finalisti in formato pdf)

Il comitato di lettura (costituito quest’anno da una cinquantina di membri, di cui due terzi donne), fra seicentosettanta concorrenti ne ha selezionati nove. Il compito non è stato facile perché i testi interessanti erano davvero molti. Si è puntato a una scelta che fosse insieme rigorosa e rappresentativa di tendenze, temi e stili diversi.

Quest’anno, ed è una novità, abbiamo un campionario di autori tutto spostato verso il centrosud e le isole. E ciò ci fa molto piacere: non capitava da anni. In particolare ben tre sono gli autori di area napoletana; quattro altri autori risiedono a Roma, tra cui uno di origine siciliana; un altro finalista è sardo, confermando la produttività narrativa della sua regione, sempre ben rappresentata al Premio Calvino. Una sola finalista proviene dal Nord, e precisamente dal Nordest, che tante soddisfazioni ci ha dato in passato. Questi dati non fanno che confermare il carattere nazionale del Premio. Le età variano dai 31 ai 49 anni, con una netta predominanza della fascia dei trentenni. Quest’anno nessun giovanissimo, come lo scorso anno (quando furono ben quattro su nove gli under 25). Tra i finalisti solo due donne, purtroppo, benché il Premio si sia sempre segnalato per una particolare attenzione rivolta ad esse. Ma, naturalmente, in un premio letterario non possono valere le quote rosa. Quanto ai temi, non è immediato trovare un filo comune. Di certo, però, nessun testo è consolatorio o eminentemente commerciale. Tutti affrontano, sia pur in chiave diversa, nodi esistenziali di rilievo.

Un romanzo particolarmente godibile sul piano narrativo è il garbato Jimmy Lamericano che ci racconta una storia di amore per il cinema che nello stesso tempo è la storia di un triangolo amoroso alla Jules et Jim, sullo sfondo degli ultimi anni del fascismo e della guerra, dove fa miracolosamente capolino una Greta Garbo reduce da Ninotchka.

Sempre secondo una tastiera di intelligente leggerezza, peraltro venata di carsiche malinconie, si segnala Alla cassa, micro-epica di un gruppo di scommettitori sulle partite di calcio, il cui tempio è lo Snai e il cui tempo si consuma in dissennate discussioni che non temono il confronto con la realtà: come si sa sogno e illusione non hanno prezzo e sono il sale della vita. In tutt’altri territori passiamo con una serie di testi in cui a prevalere è una visione del mondo cupa che lascia poco spazio alla luce.

E’ un sentimento, questo, che abbiamo colto in molti testi concorrenti, emblematico probabilmente di un’epoca che sembra tarpare gli orizzonti soprattutto alle generazioni più giovani. Sicuramente il più significativo, in tal senso, è Città assediata, allucinato e impietoso quadro di una fine del mondo incombente, secondo uno schema che pare ispirarsi all’Apocalisse giovannea, ma, nel caso, i peccati non sono quelli della tradizione evangelica, bensì un’incontenibile pulsione all’autodistruzione.

Accanto a questo possiamo ricordare Le lettere dal carcere di 32 B, dove a dominare è la claustrofobia, com’è inevitabile, e dove il vero carcere è l’anima, la psiche. Qui non c’è fine del mondo, ma, forse ancor peggio, l’eterna ripetizione di un presente senza speranza e l’angosciosa richiesta di un ascolto impossibile: del protagonista, potremmo dire, proseguendo nelle suggestioni bibliche, che è una vox clamantis in deserto.

In un territorio intermedio, che si avvicina maggiormente a ciò che si intende per realtà, ci troviamo con Il Regno, l’ambiguità del cui titolo peraltro sembra lanciare un avvertimento al lettore. In questo romanzo, con perfetta scrittura, incontriamo un’altra anima prigioniera, del diavolo, di un trauma: è una schiava dei nostri tempi, una badante intrappolata nel più tipico rapporto servo/padrone. Ma una vacillante speranza si apre nel finale, dove la vita sembra cautamente recuperare i propri diritti.

Una favola realistica, non senza tracce, ancora una volta, di un mondo in sfacelo, è quella che ci viene narrata nella Fine dell’estate. In un’atmosfera senza tempo, in una periferia romana ricreata dall’immaginazione, ci troviamo di fronte a un mondo salvato dai bambini. C’è una guerra sullo sfondo e gli adulti, soprattutto gli uomini scompaiono. Tocca ai bambini cavarsela, i quali maturano precocemente pur non perdendo la loro innocenza. Ma è stato sogno o realtà? L’autrice, come Prospero, alla fine sembra voler dissolvere la sua ammaliante creazione.

Anche la livida Sardegna invernale − una Sardegna ben reale dell’inverno 1955-56 – scelta dall’autore de Le Tigri del Goceano come scenario della sua narrazione presenta tratti spiazzanti, quasi distopici. Qui, ancora una volta, la tradizione sarda ci presenta un frutto della sua inesausta vitalità. Il passato che non passa si concretizza nella densa tragedia annunciata con la sua vittima sacrificale, un giovane bandito senza scampo: per lui non c’è più posto nel mondo.

Con L’animale femmina diventa protagonista la donna in quanto tale, come viene antifrasticamente alluso dal titolo. Si tratta di un apologo perfettamente sviluppato e articolato sul piano narrativo: è una storia di liberazione femminile dallo sguardo maschile e insieme dallo sguardo materno. La protagonista sembra venir catturata nel gioco perverso e insidioso di un atrabiliare avvocato, risentito con la vita, ma le cose andranno diversamente…

Infine con Presunzione rientriamo in una precisa e perfettamente disegnata realtà contemporanea: un disincantato e disilluso romanzo di formazione sull’ambiguo sfondo sociale della Campania non più felix. Accanto al quadro senza concessioni di un mondo magmatico sul piano morale e politico, si sviluppa la vicenda postideologica del protagonista che si aggrappa a uno sprezzante individualismo per affermarsi. Ma la sua si rivelerà presunzione o, forse, meglio, una moralità senza sponde possibili.
Gli stili e le scritture sono mediamente di buon livello, per coerenza e capacità evocativa: si va dalla levità di scrittura di Jimmy Lamericano e, soprattutto, di Alla cassa, al rarefatto e perfetto stile del Regno e delle Lettere dal carcere di 32 B, dalla lingua più distesa della Fine dell’estate e dell’Animale femmina alla forza, non priva di rudezza, di Le Tigri del Goceano, dall’originale e martellante manierismo di Città assediata alla lingua modernamente incisiva di Presunzione.
Un panorama, insomma estremamente variegato, che ci conforta nella nostra formula di sondaggio nel sommerso.

I finalisti della XXX Edizione

mercoledì, 24 maggio 2017

Emanuela Canepa, L’animale femmina
Nicolò Cavallaro, Le lettere dal carcere di 32 B
Andrea Esposito, Città assediata
Igor Esposito, Alla cassa
Vanni Lai, Le Tigri del Goceano
Davide Martirani, Il Regno
Luca Mercadante, Presunzione
Serena Patrignanelli, La fine dell’estate
Roberto Todisco, Jimmy Lamericano

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