call racconti 2026

Call per racconti – Ottava edizione: i vincitori

sabato, 23 Maggio 2026

Sabato 16 maggio al Salone del Libro di Torino si è svolta la premiazione del call per la narrativa breve indetto per il 2026 dal Premio Calvino. Sono stati presentati i dodici racconti finalisti e si sono annunciati i due vincitori: uno selezionato dalla giuria tecnica (composta da Monica Acito, Isabella Ferretti, Francesca Mancini, Andrea Pagliardi, Franco Pezzini), uno scelto dal pubblico, che ha potuto votare sul sito dell’“Indice dei Libri del Mese”. L’incontro è stato preceduto da colloqui di orientamento con gli autori finalisti tenuti dai membri del Direttivo, colloqui bisogna dire reciprocamente produttivi e interessanti. Siamo stati colpiti dalla consapevolezza letteraria e narrativa di autori e autrici e anche dall’attenzione da loro posta alle nostre indicazioni, peraltro liberamente recepite e interpretate. Sarebbe certo una pratica da rafforzare. Vedremo eventuali modi e tempi.

La Giuria ha premiato il racconto Geometria dell’abbandono di Gianluca Ingaramo. Questa la motivazione:

La Giuria del Call per la narrativa breve “Racconti di inquietudine”, organizzato dal Premio Calvino insieme alla rivista “L’Indice dei Libri del Mese” e al Book Pride, preso atto della qualità complessiva dei racconti pervenuti, decide di assegnare il premio a Geometria dell’abbandono di Gianluca Ingaramo.

Ciò che rende notevole il racconto è la capacità di trasformare l’abbandono in vera e propria legge fisico-narrativa, quasi relativistica: come la massa curva lo spazio-tempo, così la presenza affettiva – e il suo progressivo venir meno – modella distanze, misure e corridoi di senso, dilatando lo spazio domestico fino a renderlo sconfinato. L’invenzione, insieme limpida e squisitamente inquietante, è retta da una scrittura precisa, capace di lavorare per immagini senza cadere nell’eccesso, e da una pregevole coerenza strutturale. La casa diventa il luogo dell’amore disincarnato, il campo della rarefazione del legame, e la prosa riesce a tenere insieme rigore e vertigine, logica e dolore. Colpisce l’equilibrio del testo e la tenuta dell’affabulazione, che si nutre del non detto e ne fa materia incandescente, sostenuta da ritmo, simboli e tensione. Emerge una riflessione intensa e vivida sull’allontanamento come processo costante, e il testo di Ingaramo ci dice qualcosa di netto e inafferrabile: ci dice che l’abbandono non accade una volta sola, ma continua all’infinito.


Il premio del pubblico è andato invece a I malipensieri di Susanna Dell’Aquila. Il racconto si regge su un’essenziale intuizione di fondo: che l’invisibile abbia bisogno di farsi materia per essere creduto e che quella materia debba restare domestica e palpabile. In una cucina scura del Sud eterno, la vecchia Filomena versa gocce d’olio in un piatto colmo d’acqua per diagnosticare il malocchio che la perseguita: una sorta di quadro di genere narrato con una scrittura densa e materica di sonorità meridionale – la pelle della vecchia come “pellicola del latte bollito”, gli occhi come “scaglie di selce nera” – che presenta il soprannaturale con una straordinaria concretezza tattile. Nella scena perfettamente dettagliata anche una nonna e una nipotina che ricorderà turbata quel mondo di pratiche arcaiche.

Ringraziamo ancora una volta gli autori per aver partecipato, e ricordiamo che sul numero di giugno dell’“Indice dei Libri del Mese” comparirà uno speciale dedicato all’inquietudine, che includerà anche i due racconti vincitori.


Di seguito il commento del presidente Mario Marchetti.

La proposta del call “Racconti di inquietudine” è stata accolta con notevole interesse, si direbbe con entusiasmo, dai concorrenti. Del nostro ventaglio di suggerimenti – inquietudine spirituale e fisica, tecnologica e intellettuale, fantastica e immaginaria,  futuribile ed ecologica; inquietudine come spinta alla ricerca, come voglia di avventura, come desiderio di cambiamento, come insofferenza per lo stato di cose presente, come disorientamento di fronte all’irrompere del nuovo – si sono colti o sentiti come coinvolgenti essenzialmente l’insofferenza e il disorientamento nei confronti della realtà circostante e della prossimità – gli altri, i famigliari, l’organizzazione della quotidianità e del lavoro, le istituzioni – vissute come generatrici di inquietudine se non spesso come soffocanti, ma anche nei confronti della propria stessa realtà individuale – malattie, invecchiamento. Le ombre prevalgono di gran lunga sulle luci, assumendo talora tratti inquietanti, tangenti a un horror soffice. L’inquietudine come ricerca, come voglia di avventura o di cambiamento ha raccolto ben pochi adepti. Un Julien Sorel, l’intramontabile eroe stendhaliano, che inerpicato su un albero legge Il memoriale di Sant’Elena facendo sogni di gloria è ormai impensabile e, d’altronde, il mondo si è fatto piccolo: e non possiamo neppure pensare a un Edmund Halley che giovanissimo parte per i mari del Sud per cartografare le stelle dell’emisfero australe (si veda il recentissimo e bel romanzo Il viaggiatore breve, non a caso proiettato nel passato). L’umore del tempo, a quanto pare – ma ne eravamo consapevoli – è un altro, e non a caso; e chi ha scritto ce l’ha ricordato. Si tratta, come sempre, di un rapporto biunivoco: noi offriamo uno stimolo a scrivere e gli scriventi ci rammentano come stanno le cose o, piuttosto, come queste appaiono loro.

Ma veniamo ai racconti finalisti. Un nucleo tematico che ha visto numerosi affiliati, tanto più se si prende in considerazione l’intero corpus dei 40 semifinalisti, è indubbiamente quello della casa – o, meglio, dell’appartamento – e della famiglia. La parola appartamento, in effetti, evoca più immediatamente, con la sua sfumatura di separatezza e isolamento, l’attuale configurazione molecolare della cellula sociale di base. In Piccoli aggiustamenti strutturali di Davide Bosello si esprime simbolicamente, con scrittura fredda e impeccabile, il senso di soffocamento che tale istituzione può indurre, mettendone in scena una sorta di crudele soluzione finale. In un’atmosfera surreale, un padre amante dell’ordine, e che non desidera essere inquietato, riduce la moglie a un cubo strisciante sensorialmente sigillato e mura il figlio in una stanza da bagno con destinazione d’uso evidentemente variata. Chiusa la produttiva giornata di lavoro potrà finalmente assidersi a tavola soddisfatto. A sua volta in Geometria dell’abbandono di Gianluca Ingaramo la fisica di un matrimonio instabile si materializza nelle variazioni che vive l’appartamento. Lo spazio si allarga e si restringe, si verificano crolli, il letto matrimoniale diventa un arcipelago alla deriva. L’architettura si mostra maligna e si nutre del non detto. Quando tutto pare acquietarsi, nuovi segnali compaiono, le parole prendono a giungere con un sia pur minimo ritardo. Non c’è via d’uscita. Perfetta l’oggettivazione delle ossessioni e dei sentimenti all’interno della coppia. Altri racconti spostano il fuoco sul bambino preadolescente e sul sistema valoriale a cui viene avviato. In un paio di testi questa vena si mescola con quella della sofferenza animale: diventare adulti significa, tra l’altro, sapere infliggere dolore al vivente. Nei Cacciatori di Alessandro Padovani, in un contesto ridotto abilmente ai suoi elementi essenziali – una casa isolata, una madre e un figlio ragazzino, ma manca un padre –, una sera buia bussano alla porta due uomini di palese esperienza testimoniata dalla barba di uno e dalla cicatrice dell’altro. I fucili che indossano magnetizzano il ragazzino che finirà con l’essere messo alla prova della caccia, ovvero dell’adultità e della virilità. Ma non sarà facile. In Lenze di Juri Secli il bambino che fu il protagonista viene da questo evocato mentre, ormai esistenzialmente alla deriva, si trova seduto su una panchina, si presume di fronte al mare, e vede un bambino che inciampa e cade nella sabbia. La madeleine che mette in moto la memoria è l’epiteto “minchione” che gli affiora subito alla bocca con lo stesso sprezzo del padre verso di lui quando, da piccolo, non si era dimostrato capace di abbattere un polpo. Adesso, trent’anni dopo, è solo, con lo sguardo sperso, sotto la minaccia di un perturbante occhio di piccione. Un altro racconto di formazione o, per la precisione, di desistenza è Tu di Alessandra Peluzzi, in cui a parlare è una voce misteriosa (da dove proviene?) che si rivolge al ragazzino protagonista, cifotico e bullizzato. La voce lo conforta (il suo zaino-trolley è se mai un segno di originalità, e non di derisione) e lo accompagna nella notte in un prato di periferia a seppellire il suo criceto e, forse, a lasciarsi definitivamente andare. Struggente senza sentimentalismo. Ancora un bambino – questa volta fuori scena – in La corsa di Matilde Romeo, chiave di volta di una triangolazione con una madre carcerata di ambiente criminoso e un magistrato che deve decidere sulla decadenza della responsabilità genitoriale. Il ricatto – nomi in cambio del bambino – non funziona. La donna non accetta: conosce sé stessa e il suo passato di perenne fuga e paura, e non lo vuole per il figlio; meglio cederlo a una nuova famiglia. Duro e impietoso, profondamente umano. E arriviamo a un altro motivo ispiratore, legato all’epoca dell’invecchiamento di massa in cui stiamo vivendo: da una parte le patologie invalidanti, dall’altra l’inquieto timore di essere scalzati dalle nuove generazioni. La donazione di Costantino, ingegnoso pezzo di bravura di Matteo Fachechi, ci immette nel secondo orizzonte citato. Potremmo definirlo un campus tale, in cui vediamo schierati, gli uni contro gli altri, relativamente giovani dottorandi e accademici sulla soglia della pensione. I cosiddetti giovani ordiscono un piano arzigogolato per mettere fuori gioco i vecchi e sostituirli. E ci riescono: l’antico congegno vitale di entrambi i vegliardi smetterà di funzionare. Puro umorismo nero al servizio di maneggi tipici dei giorni nostri, ma non solo. Con Prima della seconda lettera di Roberta Siciliano entriamo nel terreno drammatico della perdita di autonomia. Qui la voce narrante è quella interiore, lucida, di una donna anziana, un’ex insegnante “pignola”, gravemente segnata da una sclerosi multipla. Riesce a fatica a indicare con l’indice della mano destra delle lettere su un alfabeto plastificato. Ma per i sani – la figlia, il medico – il tempo dell’attesa è intollerabile e lo riempiono, scegliendo loro come completare le parole e l’anziana non può che accondiscendere: rinuncia, dunque, e sconforto. Immancabile, com’è naturale, il segnacolo del momento, l’IA, vista da diverse angolature, con i suoi effetti percepiti, di massima, come psicologicamente e socialmente disturbanti. LLM Bovary di Davide Martirani sviluppa un’intrigante narrazione/ragionamento che erode con acribia i confini tra scrittore come soggetto umano e scrittore come soggetto artificiale. Detto questo, resta per entrambi il problema di farsi leggere nell’ammasso dei manoscritti circolanti e di ricevere un riscontro non ingabbiato nella serialità. Chi scrive finisce così col rispecchiarsi in un’illusa e velleitaria Bovary, non importa se elettronica o di carne. Il passo verso la condizione/sensazione di nullità è breve. In Otto noci di Elena Di Maio, Edo, improvvisamente privo – per un guasto – dei servizi di Jarvis, il suo assistente virtuale, non ricorda se a colazione preferisce il porridge di avena o il bacon. Non riesce neppure a risolvere una semplice sfida logica affiorata dal passato: il suo pensiero si ingarbuglia. Jarvis, tornato attivo, troverà, fulmineo, la soluzione. A Edo non resterà che accettare lo scacco della sua intelligenza e affidarsi alle cure premurose dell’assistente che gli servirà un porridge (era questa, dunque, l’opzione giusta!). Una ben riuscita narrativizzazione del tema. In Reperti umani di Angelo Dilengite irrompe l’algoritmo che eterodirige l’attività dei rider. Il protagonista, esodato dalla sua attività di programmatore informatico, vittima di tagli ottimizzanti, si ritrova a svolgere il classico lavoro odierno dei disperati e diventa tutt’uno con la sua bici e con il pedalare, sullo sfondo di quartieri e caseggiati anonimi. Si gratifica con vendette immaginarie. Un incidente lo ridurrà poi a un reperto – degno di essere collezionato a futura memoria – dell’epoca della grande sostituzione dei lavoratori cognitivi. Un’idea inventiva e ironica, un racconto ricco e movimentato con qualche pennellata trash. Ed eccoci infine all’ultimo tassello del nostro mosaico, I malipensieri di Susanna Dell’Aquila, che ci immerge in un eterno Sud di devozione e superstizione, di malocchio e riti per diagnosticarlo versando gocce d’olio in un piatto bianco colmo d’acqua. In una cucina scura ci sono una nonna, una vecchia e infida comare e una bambina che ricorderà quel mondo di rudimentale magia e lo narrerà ancora turbata. E il lettore, pur consapevole, non può non provare un brivido straniante di fronte alle pratiche arcane evocate. Una storia densa e avvincente.

E per noi, al termine della lettura, come avevamo già osservato lo scorso anno, resta una lezione sulla complessità dell’immaginario e la molteplicità delle prospettive. E anche sulla molteplicità delle interpretazioni. L’inquietudine non è, palesemente, una formula matematica, e non segue una prevedibile sequenza logica: affonda le sue radici nel vissuto di ciascuno.    

Mario Marchetti

Call per racconti – Ottava edizione: finalisti

giovedì, 16 Aprile 2026

Call per racconti – Ottava edizione: finalisti

Il call “Racconti di inquietudine” organizzato dal Premio Calvino insieme alla rivista L’Indice dei Libri del Mese e al Book Pride di Milano si avvicina alla conclusione. Avremo due racconti vincitori: uno decretato dalla giuria tecnica composta da Monica Acito (scrittrice e vincitrice della terza edizione del call), Isabella Ferretti (editrice), Francesca Mancini (coordinatrice editoriale del Book Pride), Andrea Pagliardi (direttore editoriale dell’Indice) e Franco Pezzini (saggista); un altro dal voto dei lettori dell’Indice (è possibile votare da giovedì 16 aprile a domenica 26 aprile 2026 sul sito dell’Indice). Entrambi saranno pubblicati su uno speciale dedicato che uscirà col numero di giugno della rivista, arricchito da una serie di interventi sul tema del call.

La premiazione si terrà sabato 16 maggio 2026 al Salone del Libro di Torino alle ore 19.30 presso la sala Cobalto (Pad. 2). A essa, cui saranno presenti i membri della giuria e le autrici e gli autori dei racconti finalisti (dodici anziché dieci vista la buona qualità di molti testi), sono invitati a partecipare gli amanti della scrittura creativa e chi si è messo in gioco nel concorso o ha visto il proprio incipit fra i 40 selezionati.

La partecipazione è stata estremamente ampia: ben 1.251 sono stati quest’anno gli incipit iscritti. Ringraziamo davvero tutte e tutti i concorrenti per il loro contributo e per la fiducia dimostrata ancora una volta nei confronti del nostro lavoro.

I DODICI FINALISTI

Davide BOSELLO (1990), Piccoli aggiustamenti strutturali
Susanna DELL’AQUILA (1996), I malipensieri
Elena DI MAIO (1994), Otto noci
Angelo Antonio DILENGITE (1987), Reperti umani
Matteo FACHECHI (1993), La donazione di Costantino
Gianluca INGARAMO (1971), Geometria dell’abbandono
Davide MARTIRANI (1982), LLM Bovary
Alessandro PADOVANI (1993), I cacciatori
Alessandra PELUZZI (1997), Tu
Matilde ROMEO (1973), La corsa
Juri SECLI (1980), Lenze
Roberta SICILIANO (1991), Prima della seconda lettera

Call per racconti – Ottava edizione: Sguardo d’insieme

lunedì, 30 Marzo 2026

Tra le 1251 proposte giunte al concorso 40 sono state le prescelte. Più delle 30 previste, in primo luogo perché i partecipanti hanno superato di oltre un terzo quelli dello scorso anno, ma soprattutto perché tanti erano gli incipit interessanti e tanti gli aspetti toccati. Abbiamo cercato di disegnare un ventaglio variegato per temi, età, maschile/femminile, sempre naturalmente sul cardine della qualità della scrittura, mettendo a punto una sorta di mappa di ciò che oggi genera inquietudine: invece della seicentesca carte du tendre, una carta dell’inquietudine dei nostri tempi, dove le intermittenze del cuore hanno peraltro, a quanto affiora dal nostro campione, poco spazio.

Ma occorre una premessa. Il campo suggerito quest’anno dal titolo del call, “Racconti di inquietudine”, era ampio e insidiosamente contiguo a quello dell’inquietante. Si tratta, tuttavia, di due insiemi concettuali, emozionali ed esperienziali diversi, pur se i confini tra di essi non si possono tagliare con l’accetta e pur se è innegabile che l’inquietante possa generare inquietudine… E così molti concorrenti hanno preso le mosse da una soglia perigliosa, facendo prevalere l’elemento weird o anche buttandosi decisamente nel fascinoso mondo dello strano, del fantastico, del futuribile (a cui avevamo già dedicato i due call di “Oltre il velo del reale”). Tipico argomento a cavallo dei due campi si è rivelato quello dell’intelligenza artificiale generatrice di servizi alla persona e di testi. Per quanto riguarda i primi siamo solo agli inizi, ma si può già intravedere quali ne possano essere le conseguenze sulla capacità di iniziativa e il sentimento del sé dei singoli; per quanto riguarda, invece, la creazione di testi, già adesso ci si pone inevitabilmente la domanda gravida di spaesanti implicazioni sull’insostituibilità della mente umana. Tutto ciò genera precarietà psicologica, inquietudine circa i nostri destini di soggetti autonomi e creativi. E su queste tracce si sono mossi in parecchi. L’orizzonte del fine vita e della perdita di indipendenza che con l’avanzare del tempo può farsi devastante per il sé non poteva mancare in un’epoca di invecchiamento di massa: ne emerge un rapporto ambivalente rispetto alle terapie (mi salvano o mi condannano?). Tra i riflessi dell’attualità, l’insicurezza emotiva del migrante alle frontiere o la nostalgia per i luoghi lasciati; o, ancora, il tema profondamente sentito della natura offesa che induce nelle menti un senso di fine, non solo dell’individuo, ma totale; o l’assediante globalizzazione che sospinge all’utopia impossibile del recupero di tradizioni perdute (magari immaginate: si pensi alle pratiche di invenzione della tradizione). Un rapporto solare con l’ambiente circostante e con la natura non appare certamente all’ordine del giorno: ovunque si intravedono crepe e faglie. E in questo solco si muovono gli svariati embrioni narrativi che si pongono dal punto di vista degli esseri animali o che su di loro si focalizzano, e così pure gli spunti di caccia (più d’uno!). Topos, quest’ultimo, che si presta poi in particolare a indagare il maschile nelle sue varie declinazioni, dalla più grezza e proterva a quella esitante e incerta della fase adolescenziale di formazione. Anche il femminile – nel suo costituirsi biologico, nel suo interrogarsi e nelle sue crisi legate al corpo, o all’adultità e alla solitudine che spesso l’accompagna – trova amplissimo spazio nel materiale esaminato. Ma al cuore della nostra mappa sta indubbiamente la famiglia mononucleare o monoparentale di oggi con le relazioni complesse che la caratterizzano, insieme alle case e agli appartamenti in cui si vive – luoghi avvertiti come soffocanti: incontriamo coppie che convivono senza amarsi, nel vuoto, genitori e figli che non si comprendono e si respingono pur senza volerlo, ma anche padri alla ricerca di una paternità innovativa. È come se questi rapporti ne assorbissero ogni altro, come se l’intero mondo affettivo, o disaffettivo, fosse concentrato nel nucleo duro di una costellazione umana peraltro disastrata. Parrebbe una contraddizione: magnetismo di tale costrutto da una parte e sua disfunzione dall’altra.

Ricapitolando la mappa dell’inquietudine che si è venuta disegnando (lo ribadiamo, sulla scorta del nostro campione): famiglia (o quel che resta di essa) e casa come scene primarie di questo stato d’animo, in stretto intreccio con un senso sofferto e precario del maschile e del femminile e tutt’attorno un mondo che sembra sfuggire alla presa e assumere tratti indefinibili ed elusivi. C’è da notare che non parrebbe tanto trattarsi di inquietudine, quanto di disagio. L’inquietudine come ricerca, interiore o proiettata sull’esterno, stenta a comparire: l’orizzonte si profila chiuso. Certo, qualche guizzo avventuroso qua e là fa capolino, ma come di soppiatto: e ben venga. Come ben venga qualche irruzione streghesca per infrangere la rete della quotidianità; ma le streghe, com’è noto, concernono le donne. E gli uomini a cosa/chi possono fare appello?

Attendiamo con grande curiosità di leggere i racconti completi per verificare e arricchire la nostra ipotetica mappa. Le sorprese certamente non mancheranno: ci farà piacere esserne spiazzati.

Mario Marchetti

Call per racconti – Ottava edizione: incipit selezionati

giovedì, 26 Marzo 2026

Attendiamo da tutte e tutti il racconto completo per lunedì 30 marzo.

Il 16 aprile saprete chi sono i 10 finalisti e troverete i loro testi sul sito dell’Indice dei Libri del Mese. Tra il 16 e il 26 aprile chi vorrà potrà votare il suo preferito partecipando così a definire il vincitore del pubblico. Appuntamento, infine, a Torino, sabato 16 maggio al Salone del Libro, dove si scopriranno le carte e si saprà chi sono i due vincitori, uno per la giuria e l’altro “pop”.

A giorni uno sguardo d’insieme.


I QUARANTA SEMIFINALISTI

BACCHIONE Silvia (1994), Taglio netto
BARBATO Silvia (1998), Maria delle Catene
BOSELLO Davide (1990), Piccoli aggiustamenti strutturali
CARUSO Daniele (2000), La linea grigia
CASSANELLI Francesca (1994), Povera Mimoza
CENTONZE Carlotta (1993), Sul confine di questa versione del mondo
CICOGNOLA Claudia (1989), Partecipare
COSTA Davide (1986), Brace
DE BIASE Ciro (1956), Maledetto Caravaggio
DELL’AQUILA Susanna (1996), I malipensieri
DETTORI Michele (2001), Resta con me
DILENGITE Angelo Antonio (1987), Reperti umani
DI MAIO Elena (1994), Otto noci
FACHECHI Matteo (1993), La donazione di Costantino
FALLENI Eleonora (1977), L’altra metà è nel pozzo
FERRERO Tommaso (1995), Una fuga
FIORITO Gianluca (1999), (Per) il quieto vivere
GIRARDI Emma (1999), Il perimetro
GOBBI Ilaria (1989), Iconografia di un martirio
INGARAMO Gianluca (1971), Geometria dell’abbandono
MANNU Roberto (1985), Enciclopedia delle tempeste
MARTIRANI Davide (1982), LLM Bovary
MASCARETTI Andrea (1993), L’argine
MUSTI Marzia (1984), Memento Mori
N/A (1999), Il ragno
NYKORYUK Yana (1999), Franchigia
OCCHIONI Francesco (1989), Sardegnification
PADOVANI Alessandro (1993), I Cacciatori
PASQUON Valentina (1953), Dentro altre pareti
PELUZZI Alessandra (1997), Tu
ROMEO Matilde (1973), La corsa
RUGGIU Gabriele (1983), Il confessionale
SCAGLIARINI Andrea (1961), L’estinzione. Diario dell’ultima settimana
SECLI Juri (1980), Lenze
SEIMANDI Enrico (1975), Mi consumo a cancellare
SIARDI Enrico (1959), No tempo, male male
SICILIANO Roberta (1991), Prima della seconda lettera
SORBARA Rossella (1976), Freddo
TRANI Riccardo (1975), Zoo
ZERBOLA Lorenzo (1993), Haters gonna hate

I racconti completi devono pervenire a segreteria@premiocalvino.it con oggetto “cognome – titolo racconto”; ricordiamo che l’incipit non può essere modificato.

Grazie per la collaborazione.

RACCONTI DI INQUIETUDINE

lunedì, 15 Dicembre 2025

Spirituale e fisica, tecnologica e intellettuale, fantastica e immaginaria, futuribile ed ecologica: ogni possibile declinazione è ammessa.
Inquietudine come spinta alla ricerca, come voglia di avventura,
come desiderio di cambiamento, come insofferenza per lo stato presente,
come disorientamento di fronte all’irrompere del nuovo.

Il bel titolo della raccolta conradiana di racconti Tales of Unrest è stato galeotto per la scelta di quest’anno. Nei personaggi di Conrad aleggia ubiquo un disagio dell’anima, radicato in qualche avvenimento del loro passato, che li rende inquieti, spiritualmente nomadi, alla perenne ricerca di un riscatto, di un momento risolutivo che tuttavia si sottrae. L’inquietudine, che spinge al movimento, può avere origine anche da una non facilmente definibile insofferenza per la propria situazione esistenziale, come accade al narratore in Un bagliore di Jon Fosse, che assalito dalla noia si mette al volante della sua auto e parte per perdersi in un bosco fitto, dove a un certo punto intravede un chiarore misterioso e resta in ascolto del silenzio. Ferite che appaiono irrimarginabili sospingono il protagonista di Perché i cavalli corrono? di Cameron Stewart ad attraversare, da reietto, la maestosa natura dell’Australia per pervenire infine a un incontro salvifico. L’impulso al cambiamento può però anche rivelarsi profondamente ingannevole e rigettare nella situazione di partenza: si pensi agli afflitti e ignari personaggi di Satantango di László Krasznahorkai, in attesa di un Godot che quando arriva li seduce per presto abbandonarli in una miseria ben peggiore. E non dimentichiamo l’inquietudine come anelito all’irraggiungibile, di cui i romantici sapevano qualcosa con la loro Sehnsucht.
Certamente l’inquietudine può trarre ragione da eventi esterni, in atto o incombenti, sui quali non abbiamo potere o, meglio, sui quali, come individui, abbiamo scarsa presa, ma che condizionano le nostre vite a livello materiale e mentale: il cambiamento climatico e i travolgenti mutamenti in quella che siamo stati abituati a denominare natura, o nel paesaggio (anche sociale) che ci circonda; a Occidente (e non solo) l’inquietante gelata demografica con l’angoscia di un invecchiamento di massa; e soprattutto poi l’affascinante potenza della tecnica, che trascende le volontà dei singoli e li trascina in qualcosa di incontrollabile: siamo già dentro l’era dell’IA e ne siamo a malapena consapevoli. E sicuramente la sensazione di spossessamento di quelle che pensavamo fossero le prerogative umane di scelta e di iniziativa genera inquietudine.
C’è comunque sempre aperta di fronte a noi la strada dell’immaginazione, che ci può permettere di trovare nuove rotte per l’inquietudine, che potranno magari avere un riverbero sulla realtà e, soprattutto, fare opera di necessaria distrazione. Come perfetto gioco fantastico sul tema svetta l’Orlando furioso: è tutto un rincorrersi senza mai un punto fermo, un’irrequietezza che genera inquietudine. Ma erano altri tempi! Oggi dove avventurarsi per dare sfogo alla brama di altro? Davanti a noi si spalanca il mare magnum della rete, una sorta di buco nero che tutto assorbe, che pare pronto a rispondere a ogni possibile desiderio. Può essere il territorio dell’avventura dei tempi correnti? Può rispondere all’inquietudine o può invece inquietare? In quella che chiamiamo realtà ci sono, d’altra parte, luoghi di avventura? Bisogna scovarli in angoli reconditi, disertati, forse vicino a noi, non certo nei non luoghi del turismo globale.
Una scorribanda, quanto precede, con cui abbiamo voluto lanciare una serie di suggestioni, ma tante altre sono possibili. Ai concorrenti la parola. Dal canto nostro promettiamo di accompagnarli con spunti tematici e indicazioni su come si costruisce un racconto.

Mario Marchetti

Call per autori esordienti di narrativa breve – 8° edizione

lunedì, 15 Dicembre 2025

8° EDIZIONE

2026

CALL PER AUTORI ESORDIENTI DI NARRATIVA BREVE

RACCONTI DI INQUIETUDINE

Spirituale e fisica, tecnologica e intellettuale, fantastica e immaginaria, futuribile ed ecologica: ogni possibile declinazione è ammessa.
Inquietudine come spinta alla ricerca, come voglia di avventura, come desiderio di cambiamento, come insofferenza per lo stato presente, come disorientamento di fronte all’irrompere del nuovo.

a cura del Premio Italo Calvino
in collaborazione con il Book Pride e L’Indice dei Libri del Mese

Il Premio Italo Calvino, in collaborazione con il Book Pride e L’Indice dei Libri del Mese, indice l’ottava edizione del call per racconti brevi.

Il Direttivo del Premio selezionerà i dieci racconti finalisti. Tra questi saranno poi decretati due vincitori. Il primo a cura di una giuria tecnica composta da Isabella Ferretti (editrice), Francesca Mancini (responsabile editoriale del Book Pride), Andrea Pagliardi (direttore editoriale dell’Indice), Franco Pezzini (saggista) e Monica Acito (scrittrice e vincitrice della terza edizione del call); il secondo votato dal pubblico sul sito dell’Indice. Entrambi i racconti verranno pubblicati in un apposito speciale in uscita con il numero di giugno dell’Indice.

REQUISITI DI PARTECIPAZIONE

Racconto inedito (non deve essere mai comparso né in forma cartacea né online) di massimo 12.000 battute (spazi inclusi), titolo escluso, a tema “Racconti di inquietudine”.

Spirituale e fisica, tecnologica e intellettuale, fantastica e immaginaria, futuribile ed ecologica: ogni possibile declinazione è ammessa.
Inquietudine come spinta alla ricerca, come voglia di avventura, come desiderio di cambiamento, come insofferenza per lo stato presente, come disorientamento di fronte all’irrompere del nuovo.

Leggi qui l’approfondimento del presidente Mario Marchetti.

Ogni autore può partecipare con UN SOLO racconto.

L’autore deve essere in possesso dei diritti del racconto con cui intende partecipare.

Non sono ammessi racconti scritti da due o più autori.

L’autore non deve aver pubblicato alcuna raccolta autonoma di racconti (ogni altro tipo di pubblicazione è ammesso: racconti in antologia, autopubblicazioni, romanzi).
Se un’eventuale raccolta di racconti autonoma precedentemente pubblicata rientra in una delle seguenti categorie, l’autore può partecipare al call con un racconto inedito:

  • autopubblicazioni (sia cartacee sia e-book),
  • pubblicazioni sostenute in qualsiasi forma (ad es. acquisto copie o servizi) da un contributo dell’autore,
  • edizioni a tiratura limitata a cura di associazioni ed enti locali,
  • pubblicazioni con basse tirature (inferiori alle 300 copie) o con un ridotto numero di copie vendute (inferiore a 300 se cartacea oppure inferiore a 300 download se digitale),
  • pubblicazioni tramite crowdfunding.

Non è ammessa la partecipazione ad altri concorsi con il racconto presentato al call.

La partecipazione comporta il pagamento di una quota di iscrizione pari a 20 euro da versare entro il 16 febbraio. Il pagamento dovrà avvenire esclusivamente tramite bonifico bancario.

Causale: “Racconti 2026”
IBAN IT 43 U 05018 01000 000011450558
intestato a: Associazione per il Premio Italo Calvino (Banca Etica)

COME PARTECIPARE

La prima fase delle selezioni avverrà a partire dall’incipit del racconto.

Per partecipare è necessario compilare l’apposito modulo sul nostro sito, inserendo le informazioni richieste e caricando al fondo i seguenti allegati:

– l’incipit del racconto con cui si intende partecipare in formato .doc, .docx, .odt o .rtf

Nota: l’incipit (che non deve superare le 1.500 battute, spazi inclusi) deve essere già completo di titolo; le battute del titolo non rientrano nel conteggio totale delle battute.

– un documento di identità

– la ricevuta del pagamento

Denominare ogni file a partire dal cognome dell’autore, ad esempio per un concorrente di nome Paolo Rossi:

–> Rossi-incipit-2026
–> Rossi-pagamento-2026
–> Rossi-documento-2026

Si consiglia di procedere all’invio dell’incipit con attenzione: una volta inviato non sarà possibile apportare modifiche o sostituzioni.

Le candidature che perverranno al di fuori delle date previste, non conformi al regolamento o non complete dei dati e degli allegati richiesti non saranno prese in carico.

Non sono ammessi racconti generati da software di IA.

TEMPISTICHE E MODALITÀ DELLA SELEZIONE

Mandare la propria candidatura a partire dal 2 febbraio ed entro e non oltre il 16 febbraio 2026.

Il Direttivo del Premio selezionerà, a suo insindacabile giudizio, almeno trenta incipit e pubblicherà sul sito del Premio (www.premiocalvino.it) l’elenco dei selezionati in data 26 marzo. Contestualmente verrà richiesto l’invio del racconto completo, da far pervenire non oltre il 30 marzo.

Attenzione: in caso di selezione e di conseguente invio del racconto completo, l’incipit non potrà subire modifiche e dovrà corrispondere totalmente a quanto inviato in fase di iscrizione.

Tra i testi selezionati il Direttivo sceglierà una rosa di dieci racconti finalisti.

I nomi verranno pubblicati sul sito del Premio in data 16 aprile. In tale data compariranno anche sul sito dell’Indice dei Libri del Mese (www.lindiceonline.com), dove sarà possibile votare il proprio racconto preferito fino a domenica 26 aprile.

PREMIAZIONE E PUBBLICAZIONE

A tutti gli autori selezionati verrà offerta la scheda di lettura.

Ai dieci finalisti sarà inoltre offerto un colloquio individuale a cura del Direttivo del Premio.

L’incontro di chiusura, durante il quale verranno annunciati i vincitori di questa edizione del call, si terrà durante il Salone del Libro di Torino (14-18 maggio 2026), alla presenza dei giurati. Maggiori dettagli saranno forniti appena possibile.

I due racconti vincitori saranno pubblicati in un apposito speciale in uscita con il numero di giugno dell’Indice dei Libri del Mese.

PARTECIPANDO AL CALL L’AUTORE ACCETTA IL PRESENTE BANDO E AUTORIZZA LA PUBBLICAZIONE DEL RACCONTO, SIA DA PARTE DELL’INDICE DEI LIBRI DEL MESE (ONLINE E CARTACEO) SIA IN UN’EVENTUALE ANTOLOGIA.

Per chiarimenti o ulteriori informazioni, consultare le Domande frequenti oppure scrivere a segreteria@premiocalvino.it.


Domande frequenti

Quale genere di racconto è ammesso al call?
Sono ammessi i racconti riconducibili a qualsiasi genere, purché attinenti al tema di questa edizione: “Racconti di inquietudine”. Spirituale e fisica, tecnologica e intellettuale, fantastica e immaginaria, futuribile ed ecologica: ogni possibile declinazione è ammessa. Inquietudine come spinta alla ricerca, come voglia di avventura, come desiderio di cambiamento, come insofferenza per lo stato presente, come disorientamento di fronte all’irrompere del nuovo. Leggi qui l’approfondimento del presidente Mario Marchetti.

Posso partecipare con un racconto scritto con un software di IA?
No. Al momento l’ausilio di software di IA non è ammesso.

Ho già pubblicato, posso partecipare lo stesso?
Sì. Si possono avere pubblicazioni precedenti di qualsiasi natura, fuorché intere raccolte di racconti a proprio nome (a meno che non rientrino in uno dei casi descritti sotto). Anche la pubblicazione di singoli racconti (se non si tratta di quello con cui si partecipa al call) in antologie o riviste, eventuali autopubblicazioni e romanzi sono ammessi.
Se un’eventuale raccolta di racconti autonoma precedentemente pubblicata rientra in una delle seguenti categorie, l’autore può partecipare al call con un racconto inedito:

  • autopubblicazioni (sia cartacee sia e-book),
  • pubblicazioni sostenute in qualsiasi forma (ad es. acquisto copie o servizi) da un contributo dell’autore,
  • edizioni a tiratura limitata a cura di associazioni ed enti locali,
  • pubblicazioni con basse tirature (inferiori alle 300 copie) o con un ridotto numero di copie vendute (inferiore a 300 se cartacea oppure inferiore a 300 download se digitale),
  • pubblicazioni tramite crowdfunding.

Posso partecipare con lo stesso racconto ad altri concorsi?
No. Il racconto con cui si partecipa deve essere totalmente inedito: non deve essere mai comparso né in forma cartacea né online, né concorrere ad altre iniziative.

Sono già in concorso al Premio Calvino (XXXIX ed.), posso partecipare anche al call?
Sì. Le due iniziative sono indipendenti l’una dall’altra.

Vorrei partecipare in futuro al Premio Calvino, posso comunque partecipare al call?
Sì. Anche in questo caso, le due iniziative sono indipendenti l’una dall’altra.

Ho già partecipato al call l’anno scorso, posso partecipare di nuovo?
Sì.

Vengono conteggiate tutte le battute?
No. Il titolo non rientra nel conteggio complessivo delle battute.

Se l’incipit o il racconto supera le battute massime previste, c’è un margine di tolleranza?
No. Il limite massimo di battute è tassativo, sia per quanto riguarda l’incipit (1.500) sia per quanto riguarda il racconto completo, che non dovrà superare le 12.000 battute complessive (titolo escluso).

È previsto anche un limite minimo di battute?
No. L’incipit e l’eventuale racconto completo possono anche essere più brevi rispetto al limite massimo indicato (rispettivamente 1.500 e 12.000 battute, spazi inclusi).

Il racconto deve avere un titolo?
Sì. Ogni racconto deve avere un suo titolo (le cui battute non rientrano nel conteggio complessivo) e deve essere diverso dal tema. Il titolo va indicato già all’invio dell’incipit.

Ci sono limiti di età per poter partecipare?
No. Come per il Premio Calvino, non sono previsti limiti di età.