37° Edizione

XXXVII edizione del Premio Italo Calvino
annuncio dei testi finalisti

martedì, 28 Maggio 2024

Il Premio Italo Calvino annuncia le opere finaliste della XXXVII edizione, scelte dal Comitato di lettura del Premio tra gli 827 manoscritti partecipanti al bando e poi sottoposte al giudizio della Giuria composta, quest’anno, da Viola Ardone, Beatrice Manetti, Roberta Mazzanti, Andrea Pomella, Alessandro Zaccuri.

I nove testi inediti di autori esordienti, tra cui i giurati decreteranno il vincitore e le menzioni speciali, sono:
El Moscardón. La vita sufficiente di Martín Primaro di Ezio Azzollini,
Calùra di Saverio Gangemi,
Nel nome tuo di Maria La Tela,
Guance bianche e rosse. Elda è salita alle malghe di Elisa Menon,
La follia dei gigli di Maria Sofia Mormile,
La cecilia di Michela Panichi,
Diaboli virtus di Diego Pellizzari,
Biografia del vuoto di Filippo Rosso,
Macaco di Simone Torino.

La cerimonia di premiazione si svolgerà martedì 4 giugno, a partire dalle ore 17, al Circolo dei lettori di Torino, alla presenza dei finalisti, dei giurati e del direttivo del Premio – composto da Franca Cavagnoli, Anna Chiarloni, Mario Marchetti, Laura Mollea, Carla Sacchi Ferrero – che consegnerà una “menzione speciale del Direttivo” a Patrilineare di Enrico Fink “per l’inedito taglio con cui si inserisce nel grande alveo narrativo di recupero della memoria ebraica”.

Sarà possibile seguire la cerimonia anche in diretta streaming sul profilo Facebook e sul canale YouTube del Premio (@premio.calvino).

A partire da mercoledì 29 maggio, sui canali social e su questo sito saranno disponibili, due al giorno, i video di presentazione dei testi finalisti: conterranno la voce dell’autore, la lettura di un brano e una breve analisi critica.

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“Trame interspecie” si è concluso

lunedì, 20 Maggio 2024

Venerdì 10 maggio al Salone del Libro di Torino si è svolto l’incontro di chiusura del call per la narrativa breve indetto per il 2024 dal Premio Calvino. Sono stati presentati i 10 racconti finalisti e si sono annunciati i due vincitori, quello della Giuria (Isabella Ferretti, Orazio Labbate, Andrea Pagliardi e Franco Pezzini), e quello del pubblico che ha potuto votare online sul sito dell’Indice. Il quadro emerso dai finalisti nell’insieme si è rivelato variegato e stimolante. L’incontro è stato preceduto, com’è ormai tradizione, da fruttuosi colloqui di orientamento con gli autori, tenuti dai membri del Direttivo.

La Giuria ha incoronato Polli fritti coi piedi di Pietro Verzina con la seguente motivazione:

La Giuria del Call per la narrativa breve “Trame interspecie” organizzato dal Premio Calvino insieme alla rivista “L’Indice” e al Book Pride, preso atto di una generale buona qualità dei racconti ad essa pervenuti, decide di assegnare il Premio a Polli fritti coi piedi, di Pietro Verzina. Un lucido e paradossale viaggio nell’orrore che, ironizzando amaramente sulle mode imperanti della cucina gourmet ad ogni costo, ci trasporta nel cuore della nostra ipocrisia fino al limite del tabù. In un futuro fin troppo presente, polli e maiali vivi, allevati già cotti e incapaci di provare dolore, offrono mansueti le loro parti migliori agli avventori famelici di ristoranti di lusso che organizzano cene per novelli Trimalcioni. Un’idea folgorante spinta fino alle sue più feroci conseguenze, resa con una prosa chirurgicamente evocativa capace di problematizzare in modo intelligente e non banale i temi centrali della nostra contemporaneità senza mai sfiorare l’apologo, invitando il lettore a riflettere sull’etica del consumo di carne e sulle implicazioni sociali della manipolazione genetica.

Il premio pop è andato invece a Le mie radici della giovane Chiara Sabatini, racconto in cui assistiamo a una barocca vicenda di passaggi da umano a vegetale e da vegetale a umano all’interno di un appartamento cittadino che a poco a poco assume i tratti di un bosco selvatico dove le piante paiono detenere una sorta di supremazia etica e di potere: dall’orchidea-donna, che una volta pienamente trasformata in umana, si farà catturare dallo schermo televisivo prima di essere divorata dai lombrichi, e dal suo connubio con l’uomo-salice nascerà una figlia che si assimilerà al padre ormai albero fronzuto rifiutando il mondo tecnologico e le velleitarie aspirazioni consumistiche materne.

Ringraziamo tutti gli autori per l’entusiasmo con cui hanno partecipato. E ricordiamo ancora che sul numero di giugno dell’Indice comparirà uno Speciale dedicato al tema dell’interspecie, che includerà anche i due racconti vincitori; chi invece volesse leggere i racconti finalisti potrà farlo su questa pagina.

Cerimonia di premiazione della XXXVII edizione

giovedì, 16 Maggio 2024

La cerimonia di premiazione della XXXVII edizione si terrà martedì 4 giugno dalle 17 al Circolo dei lettori di Torino. L’ingresso è su prenotazione (scrivendo a info@premiocalvino.it) fino a esaurimento posti; sarà comunque possibile seguire l’evento dal Circolo nelle sale in videocollegamento o da casa tramite la diretta streaming sui nostri social.

Call per racconti – Sesta edizione: racconti finalisti

mercoledì, 17 Aprile 2024

Il call “Trame interspecie” organizzato dal Premio Calvino insieme alla rivista L’Indice e al Book Pride di Milano si avvicina alla conclusione. Avremo due racconti vincitori: uno decretato dalla giuria tecnica composta da Isabella Ferretti (presidente del Book Pride), Orazio Labbate (scrittore), Andrea Pagliardi (direttore editoriale dell’Indice) e Franco Pezzini (saggista); un altro dal voto dei lettori dell’Indice (è possibile votare da mercoledì 17 aprile a venerdì 26 aprile sul sito dell’Indice). Entrambi saranno pubblicati su uno speciale dedicato al fantastico che uscirà col numero di giugno della rivista, arricchito da interventi generali sul tema e da un ventaglio di recensioni di testi letterariamente significativi.

La premiazione si terrà venerdì 10 maggio 2024 al Salone del Libro di Torino alle ore 19.30 presso la sala Madrid (Centro Congressi). A essa, cui saranno presenti i giurati e le autrici e gli autori dei dieci racconti finalisti, sono invitate a partecipare tutte le persone curiose e interessate, in particolare coloro che si sono messi o messe in gioco nel concorso e hanno visto il proprio incipit tra i 36 selezionati.

La partecipazione è stata ancora una volta ampia: 913 sono stati gli incipit pervenuti. Le declinazioni del tema proposto sviluppate nei racconti, o alluse negli incipit, sono state molte e variegate. Ne parleremo sull’Indice e al Salone del Libro.

Ringraziamo davvero tutte e tutti i concorrenti per il loro contributo e per l’impegno profuso nell’immaginare storie radicate nella sensibilità dei nostri tempi per l’altro da noi.

I DIECI FINALISTI

  • ANTONUCCI Germano (1975), Il mare arcobaleno dei bambini corallo
  • BERTOLINO Ernesto (1972), Rigenerazione
  • COSTACURTA Stefano (1978), Come sbarazzarsi dei tarli 
  • FACHECHI Matteo (1993), Il disturbatore di mosche
  • GHIOTTI Michele (1989), Carne della mia carne, occhi dei miei occhi
  • ROSSI Filippo (1986), Memento fiori
  • RUSSO Adriano (1993), Scuoiatura
  • SABATINI Chiara (2001), Le mie radici
  • TALLINI Daniela (1969), Femina glucosia
  • VERZINA Pietro (1984), Polli fritti coi piedi

Premiazione XXXVII edizione

martedì, 2 Aprile 2024

La cerimonia di premiazione della XXXVII edizione si terrà martedì 4 giugno dalle 17 al Circolo dei lettori di Torino.

Call per racconti – Sesta edizione: incipit selezionati

giovedì, 21 Marzo 2024

I 36 prescelti e una nota a margine.

Attendiamo da tutte e tutti il racconto completo per il 25 marzo (da inviare all’indirizzo segreteria@premiocalvino.it).

Il 17 aprile saprete chi sono i 10 finalisti e troverete il loro testo sul sito dell’Indice. Tra il 17 e il 26 aprile chi vorrà potrà votare il suo preferito partecipando così a definire il vincitore del pubblico.

Il 10 maggio al Salone del libro (Sala Madrid, a partire dalle ore 19.30) si scopriranno le carte e si saprà chi sono i due vincitori, uno per la Giuria e l’altro “pop”.

I 36 prescelti

  • ANTONUCCI Germano (1975), Il mare arcobaleno dei bambini corallo
  • BACCILIERI Emanuele (1965), Gli Dei della discarica
  • BARICCI Giulio (1947), Per un filo di seta
  • BENATTI Francesco (1999), Una sirena a Venezia
  • BERTOLINO Ernesto (1972), Mamadou, una rigenerazione
  • BORGONOVO Mattia (2000), Tagli pregiati 
  • CANDELIERE Matteo (1990), Piantine
  • CINÀ Francesca (1964), Schianti  
  • COSTACURTA Stefano (1978), Come sbarazzarsi dei tarli 
  • DORE Luca (1977), La sezione distaccata
  • FACHECHI Matteo (1993), Il disturbatore di mosche
  • FATTORINI Francesco (1962), Alice
  • FOTI Donatella (1962), Storia terrena e celeste di Ordolica Persegan
  • GHIOTTI Michele (1989), Carne della mia carne, occhi dei miei occhi
  • LAMANNA Margaret (1999), Bestie tranquille
  • LUGLI Elisabetta Lucia (1978), Il giorno che cambiò la mia vita
  • MAGRO Gabriele (1998), Il molosso
  • MINGO Isabella (1959), Ossidiana
  • MIRISOLA Beniamino (1970), I pini stanno fermi
  • NANNERLE (1962), La panchina
  • NEGRETTI Carla (1961), Sogni di(s)umani
  • NOTTOLI Enrico (1994), Il sangue arcobaleno
  • RAFFAELLI Luca (1959), Topolino
  • RAIMONDI Emanuele (1981), Le arpie
  • RIGOTTO Letizia (1999), Il Conteflabis
  • ROMEO Gianni (1991), Ecofeticisti
  • ROMITI Luca (1990), Lucanus Sapiens
  • ROSSI Filippo (1986), Memento fiori
  • RUSSO Adriano (1993), Scuoiatura
  • SABATINI Chiara (2001), Le mie radici
  • SEGONI Francesco (1972), L’amore e l’upupa
  • SETRAGNO Mario (1964), In nome del popolo italiano 
  • SORIA Sabrina Cinzia (1965), Il granchio
  • TALLINI Daniela (1969), Femina glucosia
  • VERZINA Pietro (1984), Polli fritti coi piedi
  • VUANO Barbara (1957), La moneta del diavolo  

Nota a margine

L’attesa era di racconti che intrecciassero specie diverse, utilizzando il termine specie nella sua valenza più aperta e suggestiva. Da un lato noi, l’essere tassonomicamente definito homo sapiens, dall’altro gli animali non umani, le piante, le pietre, tutto ciò che comunemente si considera natura. E nel frattempo, ricordiamolo, si profilano e già incombono nuove specie con cui occorrerà fare presto i conti: sapiens modificati, robot, I.A. e altre per ora ignote soggettività. Che rapporto può esserci tra umano e non umano: ci può essere affinità o è l’estraneità a prevalere? Sensibilità e intelligenza sono unicamente dei sapiens? Si può amare un’entità non umana come si ama una persona ed esserne riamati? Possiamo violare a nostro piacimento il non umano? O dovremmo esitare? Le specie nel tempo si modificano e così il rapporto con loro? Il non umano può ribellarsi al dominio umano? Le questioni possibili sono infinite e hanno da sempre coinvolto menti e fantasie, ma si sono dovuti aspettare i filosofi romantici per cominciare a vederle poste speculativamente. Con loro, in modo ancora vago e intuitivo, ha iniziato a erodersi il profondo solco tracciato dal pensiero ebraico-cristiano prima e dalla filosofia razionalista poi, tra mondo umano e mondo non umano, considerato come mero oggetto di pratiche utilitaristiche a illimitata disposizione dell’uomo. Con loro si inizia a concepire una sensibilità nella natura e a vedere l’uomo come un tassello dell’insieme: i dipinti di Friedrich sono eloquenti con l’uomo sempre rappresentato di spalle mentre è immerso nella contemplazione della natura, e dove le scogliere bianche di Rügen paiono diventare un soggetto autonomo. Del 1848 è Nanna o l’anima delle piante di Gustav Theodor Fechner. E non dimentichiamo Darwin, Sull’origine delle specie (1869), per non dire de L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali del 1872, opere che hanno modificato l’idea della singolarità e dell’eccezionalità dell’uomo. Comunque, malgrado l’inedito mood romantico e le considerazioni evoluzionistiche sull’origine dell’uomo, Ottocento e Novecento hanno continuato a essere epoche del trionfo della ragione tecnica e dell’asservimento totale della natura ai bisogni ai consumi ai desideri dell’uomo. Un esempio per tutti le slaughterhouses dei nostri tempi, una sorta di Shoah del mondo animale. O il delta del Niger, dove una dirompente estrattività ha reso invivibile la zona per gli esseri viventi. Ma ormai nel terzo millennio cominciano a sentirsi gli scricchiolii di tale visione del mondo (i mutamenti climatici, il depauperamento dei mari, l’inarrestabile cementificazione delle coste, la rapidissima scomparsa di specie animali e vegetali cui si è sottratto l’habitat, l’irreversibile inquinamento, la crescita esponenziale di scorie e rifiuti) e delle connesse pratiche industriali e ambientali. Sta affermandosi una nuova sensibilità. E quelli che finora sono stati considerati semplici e accettabili danni collaterali stanno occupando il centro dell’attenzione e si comincia a pensare che forse il nostro stile di vita dovrebbe essere negoziabile.

    Questo era il sottotesto della nostra scelta di quest’anno. I 913 partecipanti al concorso hanno risposto in modo appassionato, concentrandosi fondamentalmente su alcuni aspetti più fantastici e surreali. Li ha soprattutto calamitati l’idea di transpecie più che di interspecie: il desiderio o la tendenza a diventare altro da sé, farsi vegetale soprattutto, magari una semplice foglia. Ma non mancano più inquietanti trasformazioni, come se si percepisse ormai la difficoltà a controllare la nostra struttura biologica, sottoposta a infinite pressioni. Anche le nuove relazioni con gli androidi, i robot, l’I.A. hanno attratto, vedendovi un ruolo di servizio che può però trasformarsi in ruolo di dominio. Gli animali non umani, con un singolare privilegio per gli insetti, vengono spesso antropomorfizzati, anziché, più complessamente, soggettivati. Certo non sono state molte, come invece avevamo immaginato, le storie con le specie compagne ‒ cani & gatti & altri esseri ‒ come le definisce Donna Haraway. Come incubi si presentano invece i cumuli di rifiuti domestici e urbani, sinistri luoghi di proliferazione di mostri arcani e arcaici. In taluni incipit si profila poi un nuovo rapporto con gli oggetti, guidato dal riuso e dalla rigenerazione. Il tono, in generale, non appare catastrofista ‒ talvolta è addirittura ironico ‒ quasi si fosse in attesa di un nuovo inizio rigenerante. Chissà!