display-news

Le nostre regole

lunedì, 21 Settembre 2020

COME PROCEDE IL PREMIO CALVINO

NOTE A MARGINE DELLE OSSERVAZIONI DEI CONCORRENTI

Mario Marchetti
21 settembre 2020

(altro…)

XXXIII EDIZIONE – 2020
HANNO FIRMATO…

mercoledì, 16 Settembre 2020

E anche quest’anno molti finalisti della XXXIII edizione hanno già trovato casa a pochi mesi dalla Premiazione tenuta online il 28 giugno scorso. Insomma il Covid-19 non è riuscito a fermarci! Ben 9 su 11.


Gli editori, grandi, piccoli e nuovi, tutti prestigiosi o ambiziosi, hanno potuto conoscere i manoscritti e i loro autori inizialmente grazie ai video che quest’anno abbiamo dedicato a ciascuno di loro e che si possono sempre visionare sul sito (qui). È stata un’innovazione dettata dalla necessità, ma che è stata particolarmente apprezzata. Poi naturalmente la parola è passata ai testi.


Il nostro ringraziamento va a tutti coloro che hanno dato il loro contributo al successo di questa edizione: dagli autori ai lettori allo staff del Premio ai giurati e a chi ha collaborato ai video. Ma a questo punto un ringraziamento straordinario va agli editor, agli editori e agli agenti per l’attenzione che ci hanno prestato e che hanno soprattutto prestato ai testi impegnativi che abbiamo proposto.


Ecco i nomi:


Gian Primo BRUGNOLI, Giardino San Leonardo con Del Vecchio
menzione speciale Treccani

Riccardo CAPOFERRO, Oceanides con Il Saggiatore
menzione speciale della Giuria

Martino COSTA, Trash con Pessime Idee

Maddalena FINGERLE, Lingua madre con Italo Svevo
vincitrice della XXXIII edizione

Benedetta GALLI, Schikaneder e il labirinto con Del Vecchio
menzione speciale della Giuria

Giulia LOMBEZZI, La sostanza instabile con Giulio Perrone Editore

Alessio ORGERA, I Martiri con Arkadia

Pier Lorenzo PISANO, Ma’ con NNE

Nicoletta VERNA, Il valore affettivo con Einaudi Stile Libero
menzione speciale della Giuria

E ha anche trovato casa:

Davide RIGIANI, Il Tullio e l’eolao più stranissimo di tutto il Canton Ticino con minimumfax
menzione speciale del Direttivo

OPERE SEGNALATE dal Comitato di lettura della XXXIII edizione

sabato, 11 Luglio 2020

Sonia AGGIO (1995), Magnificat
→ “per l’abilità con cui nella vicenda di due cugine nel Polesine degli anni Cinquanta, ai tempi dell’alluvione, si fondono realtà e fantasia attingendo anche a inquietanti elementi magici”

Dora ARGENTO (1956), Cent’occhi  
→ “per la policentrica narrazione di un oscuro delitto famigliare in una Sicilia atemporale, nella modalità di un giallo dai tratti onirici”    

Nicolò BELMONTE (1988), Libro di Orf
→ “per aver dato vita a un poema mitologico in prosa grazie a una tessitura combinatoria dagli echi calviniani che procede per accumuli, richiami e rilanci” 

Riccardo CAPACCIOLA (1982), La caricatura

→ “per la fascinosa, colta e ironica ricostruzione del mondo culturale praghese durante lo spegnimento, insieme livido e malinconico, del comunismo reale”

Gennaro CARBONE (1989), Rastacop

→ “per la grottesca, esilarante e corrusca rappresentazione della vita di un giovane senza lavoro dei nostri tempi, divisa tra spinelli e masturbazione, dove il surreale diventa reale, l’assurdo logico”

Arjuna CECCHETTI (1976), Non pensarci due volte
→ “per il delicato ritratto di una ragazzina che non ha paura e compie, immergendosi nella selvaggia natura appenninica, un avventuroso viaggio ricco di incontri formativi”

Luisa CONSOLINI (1961), La rappresentazione
→ “per il coinvolgente scorcio, attraverso la figura dell’operaio Toni, della trasformazione  ‒ colta nei suoi risvolti umani ‒ della società italiana da agricola a industriale a postindustriale”

Claudio CONTI (1972), L’uomo che vendette il mondo
→ “per l’abilità con cui l’autore gestisce un romanzo di fantascienza apocalittica, che è anche un catalogo della modernità, delle sue mode e dei suoi miti”

Rodolfo CROCE (1978), Ghiacciaio
→ “per il ritmo irresistibile e la vis comica di un intrigo rocambolesco che spazia con levità tra il thriller, il noir, il pulp con un effetto di intelligente intrattenimento”

Noemi DE LISI (1988), Ferma e limpida nel buio   RACCONTI
→ “per la capacità di rendere perturbanti, in una lingua vivida e sporca, comuni episodi di vita adolescenziale e giovanile che delineano, in forma di racconto, un’antropologia dei nostri tempi” 

Francesca DI GANGI (1964), Lettera a mia madre
→ “per la coraggiosa, toccante e drammatica esposizione ‒ grazie a una lingua di grande forza e maturità ‒ di un dolore intimo e lancinante radicato nel difficile rapporto con la propria madre”

Daniele DIONISI (1976), Santo protettore
→ “per la paradossale e ironica metamorfosi di un uomo di ottimi principi da ‘santo’ a ‘protettore’, svolta con verve e lingua spumeggianti senza timore di divertire il lettore”

Enrico FERRATINI (1991), La morte della Fenice RACCONTI
→ “per l’originale struttura a mosaico di un testo di brevi prose autonome e insieme collegate, nelle quali si esprime, con stile nitido, una visione del mondo sottilmente critica dell’oggi”

Alberto GRILLO (1968), Quote
→ “per aver saputo, a partire dal disastro del ponte Morandi, operare destramente la mutazione di una materia strettamente tecnica ‒ gli acciai speciali ‒ in accattivante materia narrativa”

Vincenzo LIGUORI (1965), Veleno
→ “per l’acuta indagine psicologica di un rapporto tra un medico e un paziente connessi da una donna, sullo sfondo di una Napoli impietosamente radiografata”

Federica MARZI (1974), Nata altrove
→ “per il quadro finemente filologico di una Trieste approdo dall’Est, nel caso, di due donne ‒ un’istriana e una bosniaca ‒ di generazioni diverse, le cui vite sono legate da un carsico filo”

Alessio MAZZOLOTTI (1975), Il respiro della macaia
→ “per la complessa architettura di una trama vorticosa che, su un intrigante sfondo ligure, tocca tempi diversi, da una Resistenza giocata in chiave romanzesca, agli anni ’70 al 2001 del G8”

Aurora PANZICA (1991), La morte e la follia della signorina E.
→ “per l’intensa e impeccabile descrizione di un’esistenza vissuta ai bordi della vita ‒ tra vagheggiamenti e fantasticherie ‒ inesorabilmente indirizzata al suicidio”

Massimo PARIZZI (1950), Io
→ “per la sperimentalità e il coraggio di una autobiografia per frammenti che con lingua tersa e immediatezza filosofica si pone quesiti esistenziali di sempre”

Matteo PIERI (1979), Un dio sprovveduto

→ “per aver saputo affrontare narrativamente, in modo singolare e appassionante e con scrittura inappuntabile, il tema dell’intelligenza artificiale in un futuro transumanista”

Jezebel POLEGATO (1987), Messaggi vocali         RACCONTI
→ “per l’originale disegno di una raccolta di racconti di scrittura moderna che sa fare ricorso ai nuovi linguaggi social in maniera insolita e creativa anche graficamente”

Alberto RAVASIO (1990), Le vite sessuali
→ “per il trattamento dissacrante e inventivo ‒ non senza gusto della provocazione ‒ della materia sessuale nel filtro dei profili deformati dell’uomo di Neanderthal, Dante, Hitler e Hawking” 

Giorgio SEITA (1965) e Valerio PAPAS (1965), Figli dell’Orco
→ “per il fascinoso affresco di una saga famigliare canavesana tra 800 e 900, nel segno della tragicità e dell’acqua, in un’orditura sinuosa dalla scrittura densa” 

Lorenzo SEMORILE (1986), Il tempo perfettibile

→ “per il feroce sarcasmo e la lucida perfezione della lingua con cui si illumina il profilo di un inconciliato che il gioco del caso mette a confronto con un pezzo ignoto della sua vita”

Niccolò TONIN, Il pianista degli animali

→ “per la capacità di condurre il lettore in lande minacciose e affascinanti, nella cifra di una favola nera che sa unire sperimentazione linguistica e indagine psicologica profonda”

Alfonso TRAMONTANO GUERRITORE (1978), I fetenti            RACCONTI
→ “per il calibrato dosaggio dell’elemento dialettale nell’efficace impasto con cui si raccontano storie di straordinaria suggestione quando i protagonisti sono ragazzini di marginalità campana”

Francesca VALENTE (1974), Altro nulla da segnalare       RACCONTI
per la forte empatia e la penetrazione psicologica con cui sono magistralmente tratteggiati, tra documento e finzione, i lineamenti di pazienti psichiatrici a partire dai rapportini degli infermieri”

PROCLAMAZIONE DEL VINCITORE E DELLE MENZIONI DELLA XXXIII EDIZIONE

lunedì, 22 Giugno 2020

Comunicato della Giuria

La Giuria decide di assegnare il Premio a Lingua madre della giovane Maddalena Fingerle, un romanzo compatto di grande maturità che riesce nella sfida di tenere insieme leggerezza e profondità, affrontando con piglio holdeniano e stile impeccabile il complesso tema della parola tra pulizia e ipocrisia nel singolare contesto del bilinguismo altoatesino.

Una prima coppia di menzioni speciali della Giuria va a Oceanides di Riccardo Capoferro e a Il valore affettivo di Nicoletta Verna. Oceanides si distingue per la bellezza della lingua e la riuscita fusione di mondi immaginari e mondi conosciuti in un’originale rielaborazione del romanzo marinaresco sette-ottocentesco anglosassone che infrange le barriere fra tradizioni letterarie. Il valore affettivo è una conturbante tragedia moderna presentata sotto forma di romanzo famigliare neoborghese in cui risaltano la coerenza tra forma e contenuto, l’equilibrio della struttura e la sottile definizione di una protagonista prigioniera delle sue ossessioni.

Una seconda coppia di menzioni speciali della Giuria va a Schikaneder e il labirinto di Benedetta Galli e a Vita breve di un domatore di belve di Daniele Santero. Entrambi i romanzi sono sagaci e ironiche ricostruzioni di particolari aure storiche. Con il brillante Schikaneder e il labirinto, dove è notevole la destrezza nel gestire registri ora buffi ora drammatici, ci troviamo nel mondo dell’opera viennese di fine Settecento al crepuscolo dell’illuminismo mozartiano. Con l’estravagante e colto romanzo di Santero passiamo alla fascinazione ottocentesca per l’esotismo del circo e dello zoo, filtrata attraverso la vita di un uomo non illustre, Upilio Faimali da Gropparello.

La Giuria:

Omar Di Monopoli
Helena Janeczek
Gino Ruozzi
Flavio Soriga
Nadia Terranova

Scopri tutti i finalisti ->

Menzione Treccani

a Giardino San Leonardo di Gian Primo Brugnoli

“L’insolita e spiazzante maestosità del dettato, la crudezza icastica, il virtuosismo linguistico esagerato ma efficace: Giardino San Leonardo esibisce una prosa rocambolesca e ribelle, strabordanteed eccessiva, maneggiata con disinvolta duttilità e zeppa di neologismi ed espressioni vernacolari d’altri tempi che si rincorrono costruendo un’architettura narrativa di straordinario impatto. L’esperienza creativo-stilistica è bizzarra quanto basta a far girare la testa del lettore disorientato da un vortice trascinante di parole e personaggi, ma semanticamente consapevole e forse memore di qualche racconto degli Accoppiamenti giudiziosi.”

Menzione speciale del Direttivo

a Tullio e l’eolao più stranissimo di tutto il Canton Ticino di Davide Rigiani

“Il Direttivo del Premio Italo Calvino assegna una Menzione speciale a Il Tullio e l’eolao più stranissimo di tutto il Canton Ticino di Davide Rigiani, testo che, con fantasia scatenata e una lingua mai stanca di sorprendere, sotto l’apparenza del mero divertimento, descrive con esattezza antropologica un mondo piccolo borghese (nel caso, ticinese), proponendo un’ariosa alternativa attraverso la famiglia del Tullio. Interessante tentativo di costruire un’opera ibrida rivolta contemporaneamente all’immaginazione infantile e a una sensibilità matura. Scommessa non facile che ci sembra vinta.  Un libro da illustrare ‒ e da leggere insieme, bambini e grandi.”

Scarica il pieghevole della XXXIII ->

I finalisti della XXXIII edizione

lunedì, 15 Giugno 2020

Il Comitato di Lettura del Premio Italo Calvino ha scelto, tra gli 889 manoscritti partecipanti al bando, le opere finaliste da sottoporre al giudizio della Giuria della XXXIII edizione, composta da Omar Di Monopoli, Helena Janeczek, Gino Ruozzi, Flavio Soriga e Nadia Terranova.

Gli undici testi finalisti tra i quali i Giurati decreteranno il vincitore e le menzioni speciali sono:

Gian Primo Brugnoli, Giardino San Leonardo

Riccardo Capoferro, Oceanides

Martino Costa, Trash

Maddalena Fingerle, Lingua madre

Benedetta Galli, Schikaneder e il labirinto

Vanni Lai, Sei colpi al tramonto

Giulia Lombezzi, La sostanza instabile

Alessio Orgera, I martiri

Pier Lorenzo Pisano, Ma’

Daniele Santero, Vita breve di un domatore di belve

Nicoletta Verna, Il valore affettivo

Verranno inoltre assegnate due altre menzioni: una “speciale menzione Treccani”, che l’Istituto della Enciclopedia Italiana attribuirà a un’opera che si distingua per originalità linguistica e creatività espressiva, e una “speciale menzione del Direttivo”, che il Direttivo del Premio Italo Calvino (composto da Franca Cavagnoli, Anna Chiarloni, Mario Marchetti, Laura Mollea e Carla Sacchi) attribuirà a un’opera particolarmente meritevole sotto il profilo sperimentale.

Quest’anno la cerimonia di premiazione non si potrà svolgere come di consueto. Guarda il video di lancio e seguici nella sezione dedicata per conoscere i finalisti.