39° Edizione

Opere segnalate della XXXIX edizione (con nota a margine)

martedì, 29 Settembre 2026

MA NON CI SONO PIÙ BELLE STORIE D’AMORE?

Ed eccoci al nuovo e sospirato elenco di segnalati. Un paio di cose innanzitutto. Perché arriva a fine settembre e non prima: il processo è lungo e l’abbiamo già spiegato in passato (nella nota che accompagna i prescelti della XXXVI edizione), ma vogliamo aggiungere la necessità per noi di far sedimentare il giudizio. E a questo aspetto si connette la seconda cosa che ci preme sottolineare. È un consiglio ai concorrenti: non precipitatevi a ripresentare il vostro manoscritto con interventi affrettati, anche voi fate sedimentare le osservazioni ricevute, rifletteteci sopra, lasciate passare il tempo necessario. Il lavoro sulla lingua e sulla costruzione di un testo è un lavoro certosino. Tenete presente poi che le nostre osservazioni sono puramente esemplificative (soprattutto quelle relative alle imprecisioni di forma), e non certo esaustive, e dovranno quindi essere estese all’intero testo. E non è detto poi che debbano essere necessariamente accettate, ma, se non si accoglieranno, occorrerà farlo con coscienza di causa.

E veniamo a cosa è emerso di peculiare dai manoscritti del campione di quest’anno e, in particolare, da finalisti e segnalati. Ci sono temi che permangono, temi che vengono alla luce, temi che si eclissano. La produzione narrativa è sicuramente un valido sintomo di ciò si muove nel corpo sociale, ci può dire in che direzione vadano desideri, timori, aspettative, ansie, ed è ugualmente un utile strumento per capire dove vada la lingua, come si modifichi in particolare il lessico. Si tratta, come è chiaro, di un terreno sociologico, non strettamente letterario, aspetto quest’ultimo che richiederebbe un discorso più sottile e individualizzato. Ma ci sono tangenze.

Qui ci occuperemo fondamentalmente di posture e contenuti provenienti dal nostro circostante. Con una specificità che va sottolineata: in un certo senso noi godiamo di un privilegio che ci permette di avere uno sguardo di lungo periodo, diacronico in due sensi, sia per l’ormai lunga memoria del Premio (40 anni!) sia perché accettiamo concorrenti di ogni età, dall’adolescente all’anziano/a. Sono due le linee evolutive di maggior significato, ciascuna delle quali meriterebbe un discorso dettagliato: da una parte, la percezione del maschile e del femminile sia nella loro singolarità sia nel loro rapporto, percezione che si modifica e non in maniera lineare (analogo discorso vale per la sessualità), e, dall’altra, la percezione del tempo, in particolare il mutamento del rapporto col futuro. Per la prima linea tantissimi potrebbero essere gli esempi: dal vagheggiamento anticato e libertino della donna e del suo corpo nelle generazioni più anziane − da parte maschile, ovviamente – a un’aggressività sessualizzata nelle generazioni dei trenta/quarantenni; da parte femminile è deflagrata negli ultimissimi anni una forte erotizzazione dell’amicizia tra donne (realtà o tendenza, fino a pochi anni fa sfuggente o carsica nella narrativa, a diversità della materia omosessuale maschile). Le storie sentimentali, per parte loro, sembrano essersi rifugiate in un ghetto adolescenziale o nell’abbraccio del romance (certo è che a noi ne arrivano poche). Ma indubbiamente ciò che coinvolge di più e produce opere più interessanti sono i rapporti intrafamigliari nel loro complesso ventaglio, dove si incontrano e si intrecciano generi e ruoli. Rapporti madri/padri figli/ie, più raramente tra fratelli. Sorprendente il numero di testi con abusi sessuali in famiglia. Non crediamo si tratti di una moda, sono troppo sofferti: è un tabù che è stato infranto soprattutto rispetto a sé stesse/sé stessi (il padre spesso amato che ti chiede di essere dolce con lui…). Ci sarebbe molto altro da dire, ma dobbiamo fermarci. E passiamo al mutamento del rapporto col futuro: scomparsa la fantascienza classica (con la sua apertura verso nuovi orizzonti) sono subentrati il fantasy o la distopia ravvicinata (cui contribuisce il sempre più incalzante protagonismo dell’IA), ormai sentita come un qualcosa già in atto: la visione del futuro sembra ondeggiare così tra magia e angoscia. La vicenda storica stessa appare un magmatico trionfo di spiriti del male… Narrativamente più convincente si presenta lo sguardo verso il passato: è da anni ormai che le terze generazioni del Sud vanno approfondendo o ricostituendo l’immagine di un loro retaggio, questo soprattutto grazie alle penne femminili abbeverate ai ricordi famigliari. Quest’anno, in particolare, abbiamo poi ricevuto molti testi che rivanno agli anni del fascismo e della guerra (ce ne sono tra i segnalati e tra i finalisti): la cosa, anche qui, non ci è parsa una moda, ma il riaffiorare attraverso le generazioni di ricordi famigliari rielaborati. È davvero straordinario come sotto la cenere si siano conservate queste tracce adesso ripercorse liberamente dalle generazioni più giovani. Tra i narratori del Nord un interesse precipuo e produttivo va al presente della provincia soprattutto lombarda: l’hinterland milanese sta diventando una sorta di contea finzionale (ma un po’ anche l’Appennino tosco-emiliano, con altre caratteristiche però), un crogiolo di vissuti sofferenti o insofferenti, un buco nero del disagio esistenziale e, se vogliamo, dell’anima. Altro filone ricco di testi (quasi in toto di autrici) è quello che indaga nell’intersezionalità della situazione femminile, alla ricerca, nel presente ma anche nel passato, dei tanti fattori che condizionano o comprimono l’agire della donna; con l’intento soprattutto di indagare per quali vie possa sottrarsi o si sia potuta sottrarre ai ruoli prestabiliti (di madre, di moglie, di figlia, di accudente), magari anche con una rivisitazione dell’adulterio o con una sardonica azione criminosa o, ancora, con l’appoggio di altre donne in un’evocata coralità. Per quanto riguarda l’uomo è ricorrente il tema della depressione da inadeguatezza e insoddisfazione esistenziale, erotica, lavorativa: più in generale, un sentirsi inconciliati col mondo come è. Permane sempre il tema delle malattie e dell’invecchiamento che si intrica strettamente con i suoi effetti − oltreché sul soggetto − sulla costellazione famigliare. Insomma sono tante le suggestioni e gli spunti, come tante le scomparse (l’idea di futuro, la sfera tradizionalmente sentimentale se non nello young adults, la sfera politica, la sfera del lavoro se non come si è accennato per il senso di frustrazione che genera). Complessivamente l’esistenza appare in grande affanno. Qualche lenimento sembra trovarsi, forse, nel ricordo, nel passato, o in un’amica animale… È l’epoca della disperanza, parola antica non a caso riaffacciatasi nel lessico di oggi.

MM

PS: è da tanto che vorremmo approfondire e discutere questi e analoghi temi con chi ci segue e ci legge. Forse quest’anno, ormai quarantenni, ce la faremo.


OPERE SEGNALATE

Nicolò BELMONTE (1988, IM), Alcuni posti che ho visto prima di addormentarmi

 “Un variegato e elegante ventaglio di racconti di limine soffusamente inquietanti in cui domina una prospettiva camp data come ovvia e naturale”

Laura BONAVENTURA (1954, VR), Preludio in mi minore

“Una novella compatta che con sobrietà di mezzi e lingua felice affronta secondo un elusivo taglio femminile un tradimento matrimoniale: Luisa, semplicemente, rifiuta relazioni di ruolo”

Samuele CAFASSO (1981, GE), Magone

“Un mosaico di storie individuali diverse che confluiscono nella storia sotto traccia della vera protagonista, la Genova un po’ decadente dei nostri tempi. Impeccabile e fuori degli schemi”

Rossella CALECA (1960, PA), Entrare fuori

“Dieci tessere per raccontare con scrittura raffinata il disagio psichico vissuto da donne, in prima persona o come familiari, operatrici o volontarie. Un quadro ampio, sottovoce, ma di parte”

Alessandro CANU (1956, SS), La scema

“Nella più tradizionale Sardegna un ritratto di donna che difende silenziosamente la sua dignità fino alla vendetta, in un riuscito crogiolo di italiano e sardo”

Matteo Tony COCCO (1991, CA), La bestia

“Sotto le spoglie di giallo ambientato nel 1939 in un misterioso paese polesano, un’intrigante storia-apologo sul potere, mirata a scavare con ironia nella palude fascista”

Vittorio D’AUGUSTA (1937, Fiume), Alba manuit charta atque virginis

“Una serie di paratesti a un romanzo in bianco. Giocoso ibrido testuale e stimolante opera speculativa sul senso della letteratura e, più in generale, dell’arte”

Andrea DI BIASE (1971, VR), Le nuove avventure di Pinocchio in Brianza

“Una trasfigurazione del reale in fiabesco: la storia di Consonno, il paese fantasma dei balocchi, attraverso il filtro dell’opera collodiana. Una narrazione singolare e plurilinguistica”

Pietro DI MARIA (2000, TP), Giugno 1959

“Un macilento tenente in missione per restituire l’onore alla donna un tempo amata. Siamo a metà ’900 in una Sicilia incantata e insieme reale, in un maestoso paesaggio dai tratti antichi”  

Jacopo EPIFANI (1994, BR), Per un euro

“Tra pulp e spaghetti western, una vendetta per ragioni miserabili in un microcosmo del Sud ricostruito alla perfezione; e il fatto privato trascende virtuosamente a visione collettiva”

Elena KANIADAKIS (1994, MC), Le navi di sera al Pireo

“Un avvincente e stratificato taccuino di viaggio nella Grecia contemporanea che è, a un tempo, viaggio nella memoria personale e collettiva, ricognizione culturale e riflessione sull’esilio”

Federica LOMBARDI (1977, CH), Linea d’inverno

“Come un paese del Molise sulla linea Gustav il 17 ottobre 1943 disarmò otto soldati tedeschi. Gustoso e accattivante affresco di un’epoca drammatica tratteggiato con equilibrio e ironia”

Maria Grazia MALTESE (1984, PA), I racconti della smorfia

“Un originale romanzo corale che in 90 capitoli tratteggia, intrecciandole, in tono di garbata commedia, le vite delle sei donne protagoniste in un contesto dall’aroma siciliano”

Cristina MIBELLI (1979, TV), Pinta mangia le lacrime

“Bella e semplice storia di cane e padrone tutta al femminile, carica di gioia ed entusiasmo pur nella malinconia della narratrice per la perdita dell’amica animale, su un vivido sfondo di natura”

Sebastiano MONTESI (MI, 1993), Lì sul bordo

“Nove racconti, tra divertissement letterario e empatia umana, uniti dal filo rosso della nitidezza di scrittura e della capacità costruttiva, con un tocco di postmoderno autonomamente sviluppato”

Stefano MUSSARI (1983, PO), I persi di vista

“Uno psichiatra che opera in un centro per le dipendenze di montagna è a sua volta compulsivamente schiavo di pratiche sessuali a pagamento: una narrazione franca, autentica, coinvolgente”

Furio OMBRI (1962, FI), Cento meno sette

“La demenza senile raccontata con lucido brio attraverso il virtuale alter ego di un uomo che vi sta sprofondando. Un vissuto che si insinua modificandolo nel quadro della rete famigliare”

Roberto PERETTO (1946, VA), Romanzo polifonico sul blog delle edizioni Mondo Apocalisse

“Un testo che unisce in maniera inimitabile profondità umana, radicale passione politica e straordinaria inventività stilistica. In cerca di un editore coraggioso”

Giovanni PESCARMONA (2001, RM), Cose da non mettere in bocca

“Tutto si muove grazie a una scrittura caleidoscopica attorno al tentativo di ravvivare la libido ormai spenta della società prossima ventura. Grottesco nuovo mondo”

Nina RAGGI (2002, GE), Un ragazzo come tanti

“Vita e immaginario di un adolescente dei nostri tempi, ma soprattutto efficace mimesi dell’universo linguistico-discorsivo di una generazione. Uno spaccato genuino”

Carlo RUSSO (1956, PA), Il bastone dello sciamano

“Un narratore di razza ci immette nelle pieghe più nascoste del gioco d’azzardo, tra poker e roulette, con una prosa distesa che ci precipita nel secondo Novecento di una Sicilia senza tempo”

Federica SANTORO (1971, BO), Nove metri quadrati

“Una cella come spazio dell’incomprensione e di destini divergenti tra due donne assassine: per ragioni di classe, di psiche, di senso di sé”

Alessandro SEGANTI (1983, RA), Check-raise al Destino

“Un professionista del poker online. angosciato dalla vita. confessa in un persuasivo stile celiniano le sue ossessioni attraverso l’incontro con tre figure femminili, due donne e una gatta”

Daria SQUILLANTE (1976, RM), Pensierini

“Un unicum, un testo tutto in varia rima che con amara ironia mette in campo la tardiva vendetta di una donna anziana, un’oftalmologa, contro i propri genitori. Una storia di rovine”

Davide VASSALLO (1974, VA), Sentinella, quanto resta della notte

“Un quattordicenne vorrebbe essere riconosciuto come adulto dal padre negli anni drammatici della RSI e fa la scelta sbagliata sedotto dalla mitologia guerresca e patriottica del fascismo”

Paolo ZAMBON (1975, TO), Jnun

“Un romanzo oscuro e fascinoso dove il male, ben radicato in un’attualità di conflitti razziali, è sovrano della tela, in forma di incubi, allucinazioni, spiriti ostili che saturano lo spazio e la mente”

Lorenzo ZERBOLA (1993, BI), Can’t take the country out of the girl

“Scene di caccia a una trans in un irredimibile hinterland metropolitano del Nord. Una densa e condensata storia dal forte impatto emotivo messa in moto da una letale trappola social” 

Emanuele ZOPPELLARI PERALE (1994, FE), Sogni runici. Ein Poetenleben

“Un romanzo-rizoma intessuto di cultura che in dodici raffinati quadri narrativi delinea il sentire di una soggettività inconciliata. Una lettura che soddisfa il gusto e la mente”