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Call per racconti – Ottava edizione: Sguardo d’insieme

lunedì, 30 Marzo 2026

Tra le 1251 proposte giunte al concorso 40 sono state le prescelte. Più delle 30 previste, in primo luogo perché i partecipanti hanno superato di oltre un terzo quelli dello scorso anno, ma soprattutto perché tanti erano gli incipit interessanti e tanti gli aspetti toccati. Abbiamo cercato di disegnare un ventaglio variegato per temi, età, maschile/femminile, sempre naturalmente sul cardine della qualità della scrittura, mettendo a punto una sorta di mappa di ciò che oggi genera inquietudine: invece della seicentesca carte du tendre, una carta dell’inquietudine dei nostri tempi, dove le intermittenze del cuore hanno peraltro, a quanto affiora dal nostro campione, poco spazio.

Ma occorre una premessa. Il campo suggerito quest’anno dal titolo del call, “Racconti di inquietudine”, era ampio e insidiosamente contiguo a quello dell’inquietante. Si tratta, tuttavia, di due insiemi concettuali, emozionali ed esperienziali diversi, pur se i confini tra di essi non si possono tagliare con l’accetta e pur se è innegabile che l’inquietante possa generare inquietudine… E così molti concorrenti hanno preso le mosse da una soglia perigliosa, facendo prevalere l’elemento weird o anche buttandosi decisamente nel fascinoso mondo dello strano, del fantastico, del futuribile (a cui avevamo già dedicato i due call di “Oltre il velo del reale”). Tipico argomento a cavallo dei due campi si è rivelato quello dell’intelligenza artificiale generatrice di servizi alla persona e di testi. Per quanto riguarda i primi siamo solo agli inizi, ma si può già intravedere quali ne possano essere le conseguenze sulla capacità di iniziativa e il sentimento del sé dei singoli; per quanto riguarda, invece, la creazione di testi, già adesso ci si pone inevitabilmente la domanda gravida di spaesanti implicazioni sull’insostituibilità della mente umana. Tutto ciò genera precarietà psicologica, inquietudine circa i nostri destini di soggetti autonomi e creativi. E su queste tracce si sono mossi in parecchi. L’orizzonte del fine vita e della perdita di indipendenza che con l’avanzare del tempo può farsi devastante per il sé non poteva mancare in un’epoca di invecchiamento di massa: ne emerge un rapporto ambivalente rispetto alle terapie (mi salvano o mi condannano?). Tra i riflessi dell’attualità, l’insicurezza emotiva del migrante alle frontiere o la nostalgia per i luoghi lasciati; o, ancora, il tema profondamente sentito della natura offesa che induce nelle menti un senso di fine, non solo dell’individuo, ma totale; o l’assediante globalizzazione che sospinge all’utopia impossibile del recupero di tradizioni perdute (magari immaginate: si pensi alle pratiche di invenzione della tradizione). Un rapporto solare con l’ambiente circostante e con la natura non appare certamente all’ordine del giorno: ovunque si intravedono crepe e faglie. E in questo solco si muovono gli svariati embrioni narrativi che si pongono dal punto di vista degli esseri animali o che su di loro si focalizzano, e così pure gli spunti di caccia (più d’uno!). Topos, quest’ultimo, che si presta poi in particolare a indagare il maschile nelle sue varie declinazioni, dalla più grezza e proterva a quella esitante e incerta della fase adolescenziale di formazione. Anche il femminile – nel suo costituirsi biologico, nel suo interrogarsi e nelle sue crisi legate al corpo, o all’adultità e alla solitudine che spesso l’accompagna – trova amplissimo spazio nel materiale esaminato. Ma al cuore della nostra mappa sta indubbiamente la famiglia mononucleare o monoparentale di oggi con le relazioni complesse che la caratterizzano, insieme alle case e agli appartamenti in cui si vive – luoghi avvertiti come soffocanti: incontriamo coppie che convivono senza amarsi, nel vuoto, genitori e figli che non si comprendono e si respingono pur senza volerlo, ma anche padri alla ricerca di una paternità innovativa. È come se questi rapporti ne assorbissero ogni altro, come se l’intero mondo affettivo, o disaffettivo, fosse concentrato nel nucleo duro di una costellazione umana peraltro disastrata. Parrebbe una contraddizione: magnetismo di tale costrutto da una parte e sua disfunzione dall’altra.

Ricapitolando la mappa dell’inquietudine che si è venuta disegnando (lo ribadiamo, sulla scorta del nostro campione): famiglia (o quel che resta di essa) e casa come scene primarie di questo stato d’animo, in stretto intreccio con un senso sofferto e precario del maschile e del femminile e tutt’attorno un mondo che sembra sfuggire alla presa e assumere tratti indefinibili ed elusivi. C’è da notare che non parrebbe tanto trattarsi di inquietudine, quanto di disagio. L’inquietudine come ricerca, interiore o proiettata sull’esterno, stenta a comparire: l’orizzonte si profila chiuso. Certo, qualche guizzo avventuroso qua e là fa capolino, ma come di soppiatto: e ben venga. Come ben venga qualche irruzione streghesca per infrangere la rete della quotidianità; ma le streghe, com’è noto, concernono le donne. E gli uomini a cosa/chi possono fare appello?

Attendiamo con grande curiosità di leggere i racconti completi per verificare e arricchire la nostra ipotetica mappa. Le sorprese certamente non mancheranno: ci farà piacere esserne spiazzati.

Mario Marchetti

Call per racconti – Ottava edizione: incipit selezionati

giovedì, 26 Marzo 2026

Attendiamo da tutte e tutti il racconto completo per lunedì 30 marzo.

Il 16 aprile saprete chi sono i 10 finalisti e troverete i loro testi sul sito dell’Indice dei Libri del Mese. Tra il 16 e il 26 aprile chi vorrà potrà votare il suo preferito partecipando così a definire il vincitore del pubblico. Appuntamento, infine, a Torino, sabato 16 maggio al Salone del Libro, dove si scopriranno le carte e si saprà chi sono i due vincitori, uno per la giuria e l’altro “pop”.

A giorni uno sguardo d’insieme.


I QUARANTA SEMIFINALISTI

BACCHIONE Silvia (1994), Taglio netto
BARBATO Silvia (1998), Maria delle Catene
BOSELLO Davide (1990), Piccoli aggiustamenti strutturali
CARUSO Daniele (2000), La linea grigia
CASSANELLI Francesca (1994), Povera Mimoza
CENTONZE Carlotta (1993), Sul confine di questa versione del mondo
CICOGNOLA Claudia (1989), Partecipare
COSTA Davide (1986), Brace
DE BIASE Ciro (1956), Maledetto Caravaggio
DELL’AQUILA Susanna (1996), I malipensieri
DETTORI Michele (2001), Resta con me
DILENGITE Angelo Antonio (1987), Reperti umani
DI MAIO Elena (1994), Otto noci
FACHECHI Matteo (1993), La donazione di Costantino
FALLENI Eleonora (1977), L’altra metà è nel pozzo
FERRERO Tommaso (1995), Una fuga
FIORITO Gianluca (1999), (Per) il quieto vivere
GIRARDI Emma (1999), Il perimetro
GOBBI Ilaria (1989), Iconografia di un martirio
INGARAMO Gianluca (1971), Geometria dell’abbandono
MANNU Roberto (1985), Enciclopedia delle tempeste
MARTIRANI Davide (1982), LLM Bovary
MASCARETTI Andrea (1993), L’argine
MUSTI Marzia (1984), Memento Mori
N/A (1999), Il ragno
NYKORYUK Yana (1999), Franchigia
OCCHIONI Francesco (1989), Sardegnification
PADOVANI Alessandro (1993), I Cacciatori
PASQUON Valentina (1953), Dentro altre pareti
PELUZZI Alessandra (1997), Tu
ROMEO Matilde (1973), La corsa
RUGGIU Gabriele (1983), Il confessionale
SCAGLIARINI Andrea (1961), L’estinzione. Diario dell’ultima settimana
SECLI Juri (1980), Lenze
SEIMANDI Enrico (1975), Mi consumo a cancellare
SIARDI Enrico (1959), No tempo, male male
SICILIANO Roberta (1991), Prima della seconda lettera
SORBARA Rossella (1976), Freddo
TRANI Riccardo (1975), Zoo
ZERBOLA Lorenzo (1993), Haters gonna hate

I racconti completi devono pervenire a segreteria@premiocalvino.it con oggetto “cognome – titolo racconto”; ricordiamo che l’incipit non può essere modificato.

Grazie per la collaborazione.

La giuria della XXXIX edizione

lunedì, 9 Marzo 2026

MARIA GRAZIA CALANDRONE

Maria Grazia Calandrone, poetessa e narratrice, è nata a Milano nel 1964 e vive a Roma. Ha iniziato con la scrittura in versi esordendo nel 1994 con Illustrazioni, Premio Montale per l’inedito, e la sua ultima raccolta è Giardino della gioia (Mondadori, 2019). Solo in seguito si è dedicata alla prosa: Splendi come vita (Ponte alle Grazie, 2021) e poi, per Einaudi, Dove non mi hai portata (2022), Magnifico e tremendo stava l’amore (2024), Dimmi che sei stata felice (2025). Numerosissimi i riconoscimenti ricevuti: è stata, tra l’altro, due volte finalista allo Strega, nella dozzina del 2021 e nella cinquina del 2023. Cospicua la sua opera critica, tra cui la biografia poetica di Alda Merini, Una creatura fatta per la gioia (Solferino, 2021).


SEBASTIANO MONDADORI

Sebastiano Mondadori (Milano, 1970) vive in Toscana dove dirige la scuola di scrittura Barnabooth. Ha esordito con Gli anni incompiuti (Marsilio, 2001), Premio Kihlgren e Rhegium Julii per l’Opera Prima, a cui sono seguiti altri nove romanzi, tra cui Un anno fa domani (Instar, 2009), candidato al premio Strega, e Il contrario di padre (Manni, 2019), fino al recente Di cosa siamo capaci (La Nave di Teseo, 2025). Ha scritto anche la raccolta di poesie I decaloghi spezzati (Stampa2009, 2021), il memoir Verità di famiglia. Riscrivendo la storia di Alberto Mondadori (La Nave di Teseo, 2022), premi Elba-Brignetti e Lucca, e il libro-intervista La commedia umana: conversazioni con Mario Monicelli (il Saggiatore, 2005), premiato con l’Efebo d’oro.


FRANCESCO PACIFICO

Francesco Pacifico (Roma, 1977) è scrittore, saggista e traduttore. È fondatore della rivista “Il Tascabile” dell’Enciclopedia Treccani, collabora al blog culturale minimaetmoralia ed è autore di podcast, tra cui Lezioni di lettura (Emons, 2025). Tra le sue opere di narrativa ricordiamo Il caso Vittorio (suo esordio nel 2003 per minimum fax), Class (2017) e Il capo (2023), pubblicate entrambe da Mondadori, Le donne amate (Rizzoli, 2018) e Solo storie di sesso (nottetempo, 2022). Ha tradotto Fitzgerald, Vonnegut, Henry Miller, ed è sua la prefazione all’edizione americana de Gli esordi di Moresco in uscita per Deep Vellum. Il suo ultimo libro è il saggio La voce del padrone. Un monologo (add, 2025).


PIERGIORGIO PATERLINI

Piergiorgio Paterlini (Castelnovo di Sotto, RE, 1954) è scrittore, giornalista e critico letterario. È stato tra i fondatori del giornale satirico “Cuore”. Ha scritto libri che mischiano reportage e narrazione, tra cui Ragazzi che amano ragazzi (Feltrinelli, 1991), che ha avuto numerose edizioni fino a quella Einaudi del 2024, e I brutti anatroccoli (Einaudi, 2014); autobiografie a quattro mani, tra cui Gradini che non finiscono mai (La nave di Teseo, 2022) con Giorgio Parisi; raccolte di racconti – come Fisica quantistica della vita quotidiana (Einaudi, 2013); romanzi come Bambinate (Einaudi, 2017). Il suo ultimo libro è Confiteor (Piemme, 2024), un memoir intellettuale. Conduce su “Robinson” una rubrica dedicata agli esordi narrativi, “Il ballo dei debuttanti”.


NICOLETTA VERNA

Nicoletta Verna, nata a Forlì nel 1976, vive a Firenze dove lavora come editor di narrativa. Laureata in Scienze della Comunicazione, è stata autrice di saggi sui media prima di esordire nella narrativa con Il valore affettivo – menzione speciale alla XXXIII edizione del Premio Calvino – uscito da Einaudi nel 2021. Il suo secondo romanzo, I giorni di Vetro (Einaudi, 2024), ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui lo European Union Prize for Literature, i premi Manzoni per il Romanzo Storico, il Sila ’49, il Recalmare-Leonardo Sciascia ed è stato tradotto in diverse lingue. Ha pubblicato racconti su varie riviste ed è editorialista de “La Stampa”. Recentemente ha pubblicato per Rizzoli L’inverno delle stelle, un romanzo per ragazzi.

Tra un anno e l’altro

lunedì, 26 Gennaio 2026

Un rapido bilancio per i nostri libri, i nostri autori e i nostri tempi

Com’è noto i tempi sono cambiati e si stanno ulteriormente evolvendo per l’editoria, sulla quale aleggia l’ombra inquietante e fascinosa dell’IA. Focalizzandoci sugli esordi, anche qui le cose non sono più come un tempo: sia chiaro, non siamo nostalgici, ma il campo è oggi assai diverso, sovraffollato, e le modalità di scouting sono tante e variegate (dalle scuole e i corsi di scrittura agli agenti e alle agenzie letterarie, dalle riviste online ai blog e alle autopubblicazioni…). Non siamo più certamente tra i soli ad occuparci dell’inedito! Tutto ciò rende il nostro compito più complesso e richiede continui affinamenti. Da un po’ di anni abbiamo affiancato al nostro premio ‘grande’ un call di racconti da cui affiorano autori e autrici che spesso poi si riversano, una volta fortificati da un riconoscimento, sul concorso maggiore, e non sono pochi quelli che hanno trovato così la via della pubblicazione. Di recente (ottobre 2025) Germano Antonucci, finalista a “Trame interspecie” nel 2024 con un suggestivo racconto ecologico, ha pubblicato con TerraRossa La ragazza di luce,e sempre TerraRossa pubblicherà nell’ottobre 2026 Nelle mani degli altri (titolo provvisorio) di Mattia Cecchini, manoscritto segnalato da noi nel 2024. È una sezione, quella dei “Segnalati”, che ci permette di allargare le nostre indicazioni a tutta una serie di testi di valore ma non entrati in finale, o perché a nostro parere da perfezionare, o perché legati troppo strettamente a un genere, o semplicemente perché altri ci sono apparsi più adatti alla rosa da offrire ai giurati (com’è ovvio, non un criterio assoluto, bensì una scelta). Vi rientra il gioiellino a sfondo storico Al servizio di Cavour di Fabrizio Dardo, appena pubblicato per Morellini. E a giorni sarà in libreria per Rizzoli Latte di Marina Zucchelli, una inedita riflessione sulla maternità, e tra qualche mese, per Lindau, L’imbecille di Sant’Elena, di Stefano Ciaponi, divertissement anch’esso a sfondo storico, ironico controcanto al memoriale di Las Cases. Queste iniziative rincalzano la nostra specifica e tradizionale carta di identità, fatta di giudizi di orientamento per tutti i concorrenti e di sostegno nel percorso di crescita a chi si affida a noi partecipando più volte nel corso del tempo.

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RACCONTI DI INQUIETUDINE

lunedì, 15 Dicembre 2025

Spirituale e fisica, tecnologica e intellettuale, fantastica e immaginaria, futuribile ed ecologica: ogni possibile declinazione è ammessa.
Inquietudine come spinta alla ricerca, come voglia di avventura,
come desiderio di cambiamento, come insofferenza per lo stato presente,
come disorientamento di fronte all’irrompere del nuovo.

Il bel titolo della raccolta conradiana di racconti Tales of Unrest è stato galeotto per la scelta di quest’anno. Nei personaggi di Conrad aleggia ubiquo un disagio dell’anima, radicato in qualche avvenimento del loro passato, che li rende inquieti, spiritualmente nomadi, alla perenne ricerca di un riscatto, di un momento risolutivo che tuttavia si sottrae. L’inquietudine, che spinge al movimento, può avere origine anche da una non facilmente definibile insofferenza per la propria situazione esistenziale, come accade al narratore in Un bagliore di Jon Fosse, che assalito dalla noia si mette al volante della sua auto e parte per perdersi in un bosco fitto, dove a un certo punto intravede un chiarore misterioso e resta in ascolto del silenzio. Ferite che appaiono irrimarginabili sospingono il protagonista di Perché i cavalli corrono? di Cameron Stewart ad attraversare, da reietto, la maestosa natura dell’Australia per pervenire infine a un incontro salvifico. L’impulso al cambiamento può però anche rivelarsi profondamente ingannevole e rigettare nella situazione di partenza: si pensi agli afflitti e ignari personaggi di Satantango di László Krasznahorkai, in attesa di un Godot che quando arriva li seduce per presto abbandonarli in una miseria ben peggiore. E non dimentichiamo l’inquietudine come anelito all’irraggiungibile, di cui i romantici sapevano qualcosa con la loro Sehnsucht.
Certamente l’inquietudine può trarre ragione da eventi esterni, in atto o incombenti, sui quali non abbiamo potere o, meglio, sui quali, come individui, abbiamo scarsa presa, ma che condizionano le nostre vite a livello materiale e mentale: il cambiamento climatico e i travolgenti mutamenti in quella che siamo stati abituati a denominare natura, o nel paesaggio (anche sociale) che ci circonda; a Occidente (e non solo) l’inquietante gelata demografica con l’angoscia di un invecchiamento di massa; e soprattutto poi l’affascinante potenza della tecnica, che trascende le volontà dei singoli e li trascina in qualcosa di incontrollabile: siamo già dentro l’era dell’IA e ne siamo a malapena consapevoli. E sicuramente la sensazione di spossessamento di quelle che pensavamo fossero le prerogative umane di scelta e di iniziativa genera inquietudine.
C’è comunque sempre aperta di fronte a noi la strada dell’immaginazione, che ci può permettere di trovare nuove rotte per l’inquietudine, che potranno magari avere un riverbero sulla realtà e, soprattutto, fare opera di necessaria distrazione. Come perfetto gioco fantastico sul tema svetta l’Orlando furioso: è tutto un rincorrersi senza mai un punto fermo, un’irrequietezza che genera inquietudine. Ma erano altri tempi! Oggi dove avventurarsi per dare sfogo alla brama di altro? Davanti a noi si spalanca il mare magnum della rete, una sorta di buco nero che tutto assorbe, che pare pronto a rispondere a ogni possibile desiderio. Può essere il territorio dell’avventura dei tempi correnti? Può rispondere all’inquietudine o può invece inquietare? In quella che chiamiamo realtà ci sono, d’altra parte, luoghi di avventura? Bisogna scovarli in angoli reconditi, disertati, forse vicino a noi, non certo nei non luoghi del turismo globale.
Una scorribanda, quanto precede, con cui abbiamo voluto lanciare una serie di suggestioni, ma tante altre sono possibili. Ai concorrenti la parola. Dal canto nostro promettiamo di accompagnarli con spunti tematici e indicazioni su come si costruisce un racconto.

Mario Marchetti