Un rapido bilancio per i nostri libri, i nostri autori e i nostri tempi
Com’è noto i tempi sono cambiati e si stanno ulteriormente evolvendo per l’editoria, sulla quale aleggia l’ombra inquietante e fascinosa dell’IA. Focalizzandoci sugli esordi, anche qui le cose non sono più come un tempo: sia chiaro, non siamo nostalgici, ma il campo è oggi assai diverso, sovraffollato, e le modalità di scouting sono tante e variegate (dalle scuole e i corsi di scrittura agli agenti e alle agenzie letterarie, dalle riviste online ai blog e alle autopubblicazioni…). Non siamo più certamente tra i soli ad occuparci dell’inedito! Tutto ciò rende il nostro compito più complesso e richiede continui affinamenti. Da un po’ di anni abbiamo affiancato al nostro premio ‘grande’ un call di racconti da cui affiorano autori e autrici che spesso poi si riversano, una volta fortificati da un riconoscimento, sul concorso maggiore, e non sono pochi quelli che hanno trovato così la via della pubblicazione. Di recente (ottobre 2025) Germano Antonucci, finalista a “Trame interspecie” nel 2024 con un suggestivo racconto ecologico, ha pubblicato con TerraRossa La ragazza di luce,e sempre TerraRossa pubblicherà nell’ottobre 2026 Nelle mani degli altri (titolo provvisorio) di Mattia Cecchini, manoscritto segnalato da noi nel 2024. È una sezione, quella dei “Segnalati”, che ci permette di allargare le nostre indicazioni a tutta una serie di testi di valore ma non entrati in finale, o perché a nostro parere da perfezionare, o perché legati troppo strettamente a un genere, o semplicemente perché altri ci sono apparsi più adatti alla rosa da offrire ai giurati (com’è ovvio, non un criterio assoluto, bensì una scelta). Vi rientra il gioiellino a sfondo storico Al servizio di Cavour di Fabrizio Dardo, appena pubblicato per Morellini. E a giorni sarà in libreria per Rizzoli Latte di Marina Zucchelli, una inedita riflessione sulla maternità, e tra qualche mese, per Lindau, L’imbecille di Sant’Elena, di Stefano Ciaponi, divertissement anch’esso a sfondo storico, ironico controcanto al memoriale di Las Cases. Queste iniziative rincalzano la nostra specifica e tradizionale carta di identità, fatta di giudizi di orientamento per tutti i concorrenti e di sostegno nel percorso di crescita a chi si affida a noi partecipando più volte nel corso del tempo.
E ora veniamo ai nostri “Finalisti”. E non solo dell’ultimo anno, e questo è un punto che ci preme sottolineare: i nostri titoli non invecchiano in una stagione, sono pensati per durare e non per rispondere all’impronta della moda editoriale. Bisogna saper pazientare e arriverà il momento giusto per essere stanati. E così Loretta Franceschin ha trovato una prestigiosa collocazione (sarà pubblicata da Guanda nel giugno prossimo) per il suo Sono d’acqua i nostri pensieri, finalista alla 35a edizione, un tassello del suo vivido e sottile affresco veneto tra secondo Novecento e oltre. A sua volta Marina Guglielmi, menzione speciale alla 36a edizione, con il sofisticato memoir per frammenti Il vestito più leggero, esce in questi giorni con FuoriAsse, una colta casa editrice torinese di nicchia. Maria La Tela (37a edizione) prenderà il volo con Ventanas a maggio con il suo struggente noir esistenziale Nel nome tuo e, analogamente, il prossimo inverno sarà il turno di Diego Pellizzari (sempre 37a edizione) con Polidoro, grazie al suo immaginifico e weird Diaboli virtus. Per quanto riguarda l’ultima edizione, tra marzo e l’autunno vedranno la luce in successione: con Bompiani La gabbia, menzione speciale di Flora Giuliano D’Errico, trama di grande impatto, abilmente giocata nella cerchia scivolosa del neofascismo romano tra anni Settanta e il suo attuale restyling; con Lindau La danza dell’Effimera di Giulia Fogliani, un fresco romanzo sul diventare adulti di tre giovani, ciascuno problematico a suo modo, con l’aiuto di una sfuggente figura angelica e con un tocco di etologia entomologica; con effequ Minerva di Raffaela Ulgheri, accattivante narrazione dai tratti grotteschi che si sviluppa ricorrendo originalmente a motivi del realismo magico sardo: allucinazioni, domus de janas,morti inspiegabili, donne dai poteri misteriosi; e ancora buone notizie si prospettano per il vincitore, Crack di Andrea Pauletto – un testo non conciliante, come deve essere la buona letteratura –, che con un icastico sguardo da nuova oggettività, in un perfetto rifrangersi tra vita privata e oppressione lavorativa, illumina l’esistenza quotidiana di uno dei tanti liberi schiavi dei nostri tempi, un camionista notturno eterodiretto da una voce remota.
Uno sguardo va infine rivolto ai nostri autori giunti alla prova del fuoco del secondo libro, una sorta di ordalia che potrà decidere del loro futuro come scrittori. Si tratta di giovani in cui abbiamo piena fiducia per la singolarità della loro voce: a marzo 2026 il lirico e disincantato Jacopo Iannuzzi, vincitore dell’edizione 2023, ci farà dono di Siro con l’editore di ricerca Mercurio; e l’irriverente e scintillante Alberto Ravasio, finalista del 2021, per parte sua, ci proporrà Il grande mantenuto con Quodlibet. E più in là anche l’elegante e sovversivo Nicolò Moscatelli se ne uscirà con la sua onirica seconda prova (per ora il titolo è top secret): al momento, comunque, i suoi Calcagnanti, testo vincitore nel 2022, sono stati validamente tradotti in francese da Laura Brignon e saranno in vetrina il 3 aprile per Les éditions du Typhon col bel titolo L’enfant et les brigands.
Insomma, pur nella foresta delle 380 (almeno!) novità previste per il 2026, il Premio Calvino riesce a occupare un suo spazio. Lo coltiveremo con tenacia.
Mario Marchetti
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