35° Edizione

I segnalati della XXXV edizione (con una nota di saluto)

mercoledì, 3 Agosto 2022

Siamo lavorando per inviare a tutti i 926 concorrenti i giudizi sulle loro opere, una tappa fondamentale della nostra attività che richiede un grande impiego di risorse, ma è il nostro segno distintivo. E puntuali stanno già arrivando ringraziamenti e critiche alle quali come sempre risponderemo. Nel frattempo ci stiamo anche occupando di trovare uno sbocco editoriale ai nostri finalisti: di questo daremo notizia a settembre.    

Oggi compaiono i titoli segnalati dal comitato di lettura del Premio (e non dalla giuria esterna che ha già terminato il suo impegno il 14 giugno decretando vincitore e menzioni tra i dieci manoscritti finalisti). Sono 29. La scelta non è stata facile perché parecchi erano i testi di qualche interesse. Abbiamo mirato alla qualità e alla varietà, dando anche riconoscimento a chi ha lavorato positivamente su testi già presentati e magari anche segnalati in precedenti edizioni. In particolare hanno qui trovato posto due opere scritte in un invidiabile italiano da giovani autori nati in paesi di migrazione come l’Albania e il Pakistan. È bello che anche in Italia si diffonda questo fenomeno già così vivo e vitale in altri paesi europei che significa, da una parte, integrazione e, dall’altra, apertura di orizzonti per gli italiani doc, fatto tanto più significativo in un momento in cui buona parte del mondo politico e dell’opinione pubblica si dimostra restia a quella che sarebbe un’ovvia misura di civiltà come lo ius scholae. C’è poi un testo di straordinario interesse, Nel marsupio della storia, dell’italo-etiope Maria Viarengo, che contribuisce a illuminare il rimosso del nostro passato coloniale. Sorprese che speriamo si facciano in futuro più frequenti.

Auspichiamo che tanti tra i segnalati vengano adocchiati da editori piccoli e grandi e possano così venir messi a portata del pubblico. Un augurio di buona estate a tutti coloro che ci seguono o collaborano con noi: autori, lettori, giurati, editor e editori. In particolare voglio ricordare la nostra più giovane concorrente Anna Peinetti del 2009 e i più anziani, Giuliana Capizzi del 1928 e Luigi Pignaris del 1929: per loro, penso, non ci possa essere miglior augurio se non di continuare a scrivere.

Mario Marchetti


IL CLUB DEI 29

Luca ALESSANDRINI (1964, PU), Mercurio

per l’ironico garbo con cui è narrata l’esperienza di un novello Candide, semplice e ingenuo, nel mondo di oggi, tra lavori precari e bullizzazione, tra set pornografici e viaggio in India

Lucio ANGELINI (1947, PU), Storyteller e il narratore onnisciente

per il delicato e insieme trasgressivo gusto per una narrativa fantastica rivolta tanto ai bambini come agli adulti, che trova il suo veicolo espressivo in una lingua fresca e cesellata al dettaglio

Giovanni BLANDINO (1987, FM), Animali italiani

per averci consegnato un intelligente manuale di zoologia fantastica in chiave italiana sospeso tra sogno e realtà, tra nevrosi della psiche e burocrazia del sapere

Michele BURGIO (1982, PA), U’ tortu

per l’esatta radiografia di un ceto borghese ottocentesco siciliano, da cui germina un delitto nel torbido intreccio di conformismo e desiderio

Francesco CANGIOLI (1991, PO), L’ultima neve dei pioppi

per la suggestiva idea di due storie che si sviluppano in parallelo potenziandosi a vicenda, quella dell’uomo civilizzato odierno e quella dell’uomo in fieri in virtù dell’evoluzione

Bibbiana CAU (1961, OR), Mallena 

per l’avvincente storia ‒ mix di tocco sociale e coloriture d’appendice ‒ di una llevadora del primo novecento in una Sardegna in bilico tra pratiche di cura tradizionali e moderne

Francesco CENNI (1975, FI), Il cinema action

per aver saputo trasformare un argomento di nicchia nello specchio di un’epoca, quella reaganiana, e del suo declino, star Sly Stallone

Francesco COZZOLINO (1982, TO), Bullezzumme

per la lingua onomaturgica con cui allestisce una divertita e divertente vicenda surreale che agita una città dall’inconfondibile sentore genovese

Luca CRUCIANELLI (1981, BO), Gli esuli

per la profondità psicologica e l’intelligenza emotiva con cui delinea il profilo di un moderno esule dalla vita, vittima di un amore disfunzionale, tradito nell’amicizia e nella cultura

Giuseppe DEGRANDI (1975, MI), Benvenuto nel club

per il registro stilistico che combina leggerezza e compassione nel narrare tante storie sulla difficoltà di vivere in un riuscito intreccio di fantasia e realtà

Raffaello DI MAURO (1963, New York), 1934

“per la forza espressiva di una prosa impasto di dialetto, italiano e anglismi con cui viene messa in scena la Sicilia fascista, non senza incursioni in un’America filmica d’epoca”

Giacomo FIORI (1968, NO), L’eredità del prete immaginario

per l’abile e gustosa costruzione di una vicenda paragiallistica a incastro escheriano ‒ tra oggi e inizio novecento ‒ con incursioni nella pittura e nella fisica teorica

Loretta FRANCESCHIN (1951, PD), Confini

per l’abilità costruttiva di un romanzo ricco di personaggi che con lingua limpida, ancora una volta, si inoltra con sensibilità ed empatia nell’universo della provincia veneta

Marco GOEGAN (1984, MI), Possibilità apparenti

per l’interessante tentativo di affrontare con cifra concettuale, in un amaro bildungsroman a rovescio, il tema delle scelte di vita per le nuove generazioni

Valerio FUSI (1951, GR), Nel pomeriggio dorato

“per l’originale e divagante trattazione dell’amore nelle sue varie declinazioni, condotta con una lingua di grande eleganza e scioltezza

Donato LOIACONO (1998, MI), Tartare di ragazzino ricco

per la febbre espressiva con cui dispiega l’educazione sessuale di un adolescente di oggi diviso tra spavalda competizione coi pari e bisogno di affetto riversato nel mondo virtuale del porno

Marco MINGHETTI (1963, MI), Ariminum Circus

per la costruzione audacemente sperimentale di un romanzo ibrido, insieme lisergico e filosofico, volto a restituire la deflagrazione della contemporaneità

Patrizio PAGANIN (1945, MI), Fuga senza fine

per la grana ansiogena di una narrazione dal significato elusivo che mira a creare tensione per la tensione, proprio come avviene negli incubi notturni

Roberto PERETTO (1946, VA), Il potente, cinico e narciso “feto alfa” che vuol distruggere mama Terra

per lo struggente e inconciliato sguardo stretto sull’oggi, sul suo declino etico, da un autore che con voce inedita e spregiudicata non arretra di fronte a scelte narrative e stilistiche estreme

Saif ur Rehman RAJA (1994, Rawalpindi), Né di qua né di là

per l’occhio clinico gettato con lingua cristallina sulle due società, pakistana e italiana, da chi si è trovato spatriato senza avere scelto, apolide nella cultura e negli affetti

Manuel RIGHELE (1974, VI), Non osi l’uomo

per la piacevole levità con cui si dipana una commedia nera ambienta nel West, grazie a un ingegnoso montaggio, a dialoghi brillanti, a una scrittura ben padroneggiata

Damiano Mirò SERAFINI (2000, FI), Aurora

per la capacità di ricreare l’atmosfera asfittica dell’Urss della stagnazione dove tutti spiano tutti, in una vicenda di vendetta che coinvolge cultura alta e servizi segreti

Rubens SHEHU (1986, Tirana), Dissoluzione

per la rigorosa riflessione sul tema della morte imminente sviluppata con una lingua di grande nitore nell’ovattata cornice di una clinica sui monti affollata dai più diversi personaggi

Enzo TATARANNI (1975, VE), L’albero nel sogno è finalmente fiorito

per la dimensione onirica e simbolica con cui si sviluppa la storia di una famiglia per quattro generazioni toccando con sensibilità i grandi temi dell’esistenza umana

Licia TUMMINELLO (1956, CR), Undici giorni

per la stratificata analisi della crisi di una famiglia siciliana ormai borghese in concomitanza con l’epoca tellurica del ’68 e del terremoto del Belice

Guido VAGLIO LAURIN (1956, TO), Quattro racconti (intorno a Torino)

per la brillante intelligenza e la destrezza linguistica che emerge da testi che mimano con ironia i generi, dal giallo alla biografia alla fantascienza  

Maria VIARENGO (1949, Gidami-ETH), Nel marsupio della Storia

per l’irrinunciabile recupero di un pezzo della vicenda coloniale italiana nel Corno d’Africa effettuato da un’autrice dall’identità plurale per storia di famiglia

Roberto VIGLIANI (1977, TO), Il perturbante

per aver saputo condensare in un racconto, con sobrietà di mezzi e lingua nitida, lasciando spazio al lettore, il confronto tra le vecchie generazioni della sicurezza e le nuove della precarietà

Giuseppe VIROLI (1963, FC), Ottavo livello

per la perfetta e sapida fotografia dell’impotenza burocratica di fronte agli interessi costituiti in un emblematico comune emiliano: la via d’uscita per il narratore è cambiare vita