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Andrea D’Urso, finalista 2013, pubblicherà con E/O

giovedì, 5 Settembre 2013

Andrea D'UrsoIl romanzo di Andrea D’Urso, finalista alla XXVI edizione del Premio Calvino con il titolo “Nomi, cose e città”, esordirà con E/O.

 

Una scrittura nervosa valorizza perfettamente l’epica di un eroe dei nostri tempi, un eroe del libero mercato: lo gigolo protagonista di Nomi, cose e città. Donne mature, più o meno abbienti, lo vedono come lo strumento per realizzare i loro inconfessati desideri o magari, più semplicemente, il loro inconfessabile desiderio di affetto.
Il romanzo, allestito con intelligenza e mestiere, rappresenta uno spirito che ha abdicato. Ma la sua è una sconfitta che rende il personaggio accattivante nonostante il suo ostentato cinismo, spesso accompagnato da una smagata sprezzatura nei confronti dell’ovvio. Testo perfettamente omologo ai tempi, ma soffuso di una tenue malinconia, sottolineata dal ricorrente vagheggiamento del protagonista: “Io vivere vorrei addormentato entro il dolce rumore della vita“.

Il Comitato di lettura

L’amore il pomeriggio. Marisa si chiamava la prima donna con cui sono stato. Con cui sono stato a pagamento, intendo. A pagamento… e non l’incontrario, intendo ancora…
Ci vedevamo sempre il pomeriggio. Le piaceva l’amore nel pomeriggio e le piaceva chiamarlo amore. Dopo il sesso, restavamo a letto a parlare. Cioè, lei parlava e io ascoltavo. Cioè, a volte ascoltavo, a volte fingevo di ascoltare, dipendeva dalla giornata (…)
L’ultima volta che sono stato a Nizza fu quattro anni fa. In pratica fui affittato per un weekend lungo.
Era giugno, a Nizza, e c’era ancora molta luce. Andai subito alla nostra vecchia casa nel centro storico. Le finestre della mia camera stavano ancora lì. Le finestre della nostra camera, per essere esatti, in quanto la dividevo per l’appunto con mia sorella più grande. Riesco ancora a vederla questa cavolo di stanza. Un letto doppio che l’occupava quasi per intero e un armadio in noce che quando l’aprivi ti veniva giù di tutto. Fine. Per il resto l’anarchia o la legge del più forte, ovvero mia sorella. Il disordine e lo sporco convivevano pacificamente.
Il letto… non era solo un letto. Era tutto. Ci giocavamo, ci picchiavamo, ci mangiavamo, ci piangevamo, ci facevamo tutto, tranne quello che ci avrei fatto con una certa regolarità anni e anni dopo. Nel letto inoltre ci nascondevamo, soprattutto quando alla sera mia madre cominciava con le scenate di gelosia, mio padre cominciava a bere ed entrambi cominciavano a urlare.
Per un periodo ci ritiravamo semplicemente sotto le coperte, poi ci siamo stufati e abbiamo adottato altri stratagemmi, come mettere la musica al massimo, ma poi entrava mio padre che ci spezzava i dischi e allora ci mettevamo a giocare a nomi, cose e città. Un nome con la t, una città con la esse, dall’altra parte del muro botte, insulti e grida, ma noi pensavamo al nome con la t e alla città con la esse.

Andrea D’Urso, 42 anni, lavora alla Rai come assistente ai programmi. Alcune sue poesie sono uscite regoralmente negli ultimi anni su varie riviste francesi, canadesi e statunitensi. Ha pubblicato una raccolta poetica (Occidente Express) prima in Italia (Ennepilibri, 2007) e successivamente in Francia (Le grand os, 2010). Sempre in Francia viene pubblicato un suo testo poetico (Hier est un autre jour , Collection Manos, 2010).