Diari

SALTELLANDO SUL CALVINO di Riccardo Gazzaniga

lunedì, 23 luglio 2012

Tutto inizia alcuni anni fa.

Con la mia fidanzata Daniela andiamo alla presentazione di “Sardinia Blues” di Flavio Soriga. Non ricordo come, ma finiamo a cena con lui, in un ristorante del centro storico. Davanti a inquietanti piatti arabi, Soriga ci racconta della sua vittoria al XIII Calvino, da cui ha avuto inizio la sua carriera di scrittore.

Mi illumino: dopo aver conosciuto decine di partecipanti compulsivi a inutili premi letterari, ecco di fronte a me il primo autore emerso da un concorso.

Decido che devo provarci anch’io, con questo Calvino, ma il problema è che non sono ancora un romanziere e ho scritto solo un mare di racconti. Ne scelgo alcuni e metto insieme un’improbabile raccolta dall’altrettanto improbabile titolo: “Veleno – Storie di sbirri e banditi”. Mi vengono i brividi, a sentirlo oggi.

Comunque spedisco, non vengo selezionato per la finale e neppure segnalato.

La scheda di lettura però è meno peggio di quanto temessi. Dicono che c’è qualcosa di buono e qualcos’altro no. La scrittura è buona ma troppo autoriferita, piace in particolare un racconto in cui si mettono di fronte un poliziotto e un tifoso, allo stadio, a osservare il mondo da due lati differenti. Secondo il mio anonimo recensore incespico sui finali, che ritenevo il mio cavallo di battaglia.

Continuo a partecipare a concorsi letterari e ne vinco diversi, qualcuno mi segnala, altri mi ignorano. Presenzio a tragicomiche premiazioni tra enormi cavoli-verza, illusionisti falliti, attori vestiti da malavitosi, buffet in cui ci si batte all’arma bianca, tra signore strizzate in abiti sintetici e uomini col cappello. Eventi a cui gli scrittori famosi sono sempre invitati, ma non arrivano mai.

Incamero qualche premio in denaro, molte “pergamene” tutte uguali, un paio di coppe di plastica. Purtroppo non trovo alcun varco per il dorato mondo dell’editoria.

Nel frattempo, riesco finalmente a scrivere un romanzo. È una storia di vampiri intitolata “Vieni da me” e la mando al XXIII Calvino. Di nuovo non vengo selezionato per la finale, ma qualche mese dopo scopro con meraviglia di essere fra i segnalati.

La scheda di lettura è lusinghiera, il romanzo è piaciuto e ha superato le ostiche barriere del genere. Sembra abbia persino sfiorato l’accesso alla rosa degli eletti, i finalisti.

“Vieni da me” trova la proposta di un piccolo editore, ma io la rifiuto: devo restare inedito per partecipare al Calvino 2011-12. Sì, perché ormai è passato un anno e mezzo e ho pronto un nuovo romanzo.

Stavolta ho fatto tutto per bene.

Il libro si intitola “A viso coperto”, scelta meno imbarazzante del solito. Dentro ci ho messo il mio lavoro e ho raccontato proprio di poliziotti e tifosi, evitando vampiri e mostri per sfuggire il “romanzo di genere”. Visto che erano piaciuti i differenti punti di vista, ne ho messi dodici, quanti i protagonisti. Per evitare di cascare sui finali, l’ho fatto lungo 450 pagine in modo che, se non altro, sarà una liberazione finirlo. Ho scritto senza filtri, tanto che mia nonna dirà “bellissimo manoscritto, ma ci sono troppe parolacce”. Ho lavorato sodo, ho revisionato, mi sono fatto assistere da lettori fidati e Daniela dice che è una bomba. Insomma, adesso o mai più.

Impagino in modo professionale e spedisco.

Fino a Febbraio rimango calmo, a Marzo però inizio a imprecare contro il telefono che non suona. Cazzo, vuoi vedere che nemmeno stavolta… Non ci posso credere.

La telefonata arriva due giorni prima della scadenza ultima: il gentile signor Marchetti – che oggi ho l’onore di chiamare solo Mario – mi comunica che sono in finale. Devo salire a Torino il 4 Maggio, per la premiazione.

Quando finisce la telefonata, corro a dare la notizia a Daniela. Senza alcuna ragione iniziamo a saltellare di gioia per casa. Saltelliamo come bambini, io esultante e lei commossa: ci ha creduto e sperato quasi più di me, ma temeva un’altra delusione.

Inizia la seconda e ultima attesa. La segreteria del Premio – che si manifesta con la risata contagiosa di Gaia e la voce da attore di Michele – sostiene che dopo la premiazione sarà impossibile restare inediti e io spero di non fare eccezione.

Aspetto, ancora. Mi chiameranno per dirmi l’esito? Scopriremo tutto a Torino?

Il 2 Maggio, mentre sono appena sceso dalla moto e prelevo al bancomat, squilla il cellulare. Vedo lo 011 iniziale, prefisso di Torino. Rispondo subito e il signor Marchetti, sempre gentile ma anche perplesso, mi dice che “stranamente” ho vinto il Calvino. Proprio così dice, stranamente!

In effetti la cosa è tanto strana che non capisco molto della telefonata e appena chiudo resto lì come un fesso. Ho gli occhi sbarrati e il casco della moto in testa, sono sempre di fronte al bancomat e forse i passanti temono una rapina. All’improvviso stringo il pugno, esultando da solo come avessi segnato un gol, io che a pallone stavo sempre in porta. Prendo il telefono e vorrei chiamare qualcuno, ma non posso. Marchetti mi ha ordinato di non dirlo a nessuno, nemmeno ai parenti. Mi ritiro a casa inebetito.

Daniela arriva per l’ora di cena e mi regala una scatoletta con dentro due orecchini. Abbiamo scommesso che, in caso di vittoria, mi sarei perforato anche il lobo destro e vuole manifestare così la sua fiducia.

A quel punto cedo, sorrido e confesso che sì, dovrò farlo davvero un altro buco all’orecchio, perché il Calvino l’ho vinto. L’ho vinto io.

Iniziamo a saltellare di nuovo.