Diari

TOUCH-SCREEN di Andrea D’Urso

lunedì, 23 settembre 2013

A volte penso: menomale che il telefono touch-screen me l’hanno regalato due giorni dopo che mi hanno chiamato dal Calvino per comunicarmi il mio ingresso in finale. Questo perché se me l’avessero regalato due giorni prima, ad esempio, non avrei mai risposto a quella telefonata. Questo perché ancora, durante la mia prima settimana di touch-screen non riuscivo a rispondere alle telefonate, dato che quando squillava la suoneria e compariva l’icona rossa gigante di un telefono, io ci premevo sopra col dito con tutto me stesso, mentre era necessario solamente, lievemente, trascinare. Trascinare sta al touch-screen come sopravvivere sta alla vita, ma io questo ancora non lo sapevo.

Tra un po’ non sapevo neanche che avevo partecipato al Calvino, perché, non me ne vogliano, me l’ero proprio dimenticato. Eppure una parte di me lo sapeva, altrimenti non ci avrei investito i soldi della tassa di lettura. Che poi questo me lo ricordo bene, mi sono proprio detto così: ma io non partecipo ai concorsi con la tassa di lettura, ma che siamo matti? poi però mi sono detto anche: ma se hai speso 70 euro per portare te e tuo figlio a vedere lazio-chievo dove alla fine del primo tempo stai già perdendo tre a zero e tuo figlio ti dice andiamo via papà, allora spendine una decina in più e almeno non t’incazzi dopo mezz’ora, è più diluita la cosa insomma. Quindi, se un giorno diventerò mai uno scrittore devo ringraziare il Chievo? Nel caso, nessun problema, lo farò.

Apro parentesi (io di solito non sono uno che dà consigli, perché li do solo quando me li chiedono e non me li chiedono mai, ma per l’occasione farò un’eccezione, consigliando a tutti gli aspiratori scrittori, se hanno intenzione di essere letti, di fare un piccolo sacrificio, magari rinunciando a vedere lazio-chievo, e di pagare la tassa di lettura. Se invece non vogliono essere letti, possono fare come ho fatto io per anni, mandando manoscritti alle case editrici e spendendo in carta, inchiostro e raccomandate molto di più). Chiusa parentesi.
Per dovere di cronaca, quando risposi alla prima telefonata del Calvino, ero in ufficio e vedendo apparire un numero di telefono non dei soliti, pensai: questo è lo stronzo dell’idraulico che mi dice che anche domani non può venire. Il numero mi sembrava il suo. E invece non era il suo. Che poi l’idraulico non è venuto lo stesso, ma l’ho perdonato. Perdonai perfino il mio collega, che mentre ero al telefono cercando di decifrare quello che mi dicevano, ovvero che ero arrivato in finale al Calvino, lui mi parlava sopra e mi faceva segni di tagliare la telefonata, che dovevamo chiudere la giornata. Perdonavo tutto in quei giorni.

Va tutto bene: il treno che arriva in orario, Torino con i suoi portici e i suoi caffè, il bagno dell’albergo, tutto è perfetto. C’è solo un intoppo. Mi dicono che dovrò parlare in pubblico. Vabbè, dico io, dovrò parlare solo se vinco, e nel frattempo penso intanto non vinco, e se proprio vinco, beh ho vinto il Calvino, posso far tutto a questo punto, datemi pure il microfono che vi canto una canzone napoletana. No, no, mi fanno loro, devi parlare pure se non vinci. Va bene, cerco allora di allestire un discorso di senso compiuto, ma poi mi dico che un discorso basta e avanza. Non so cosa abbia detto di preciso, ma qualcosa devo aver detto. A livello statistico interiore, non ho mai ricevuto tanti applausi, neanche quando con una pallonata ruppi il vetro della scuola.

A fine serata si vocifera di fantomatici cioccolatini che personalmente non ho mai visto. In compenso ho visto cose che voi umani… Quali cose ? Che ne so, ho visto il direttore editoriale di una delle più grandi case editrici italiane avvicinarsi a me e chiedermi se ho cinque minuti per lui, pregandomi di raccontargli la mia storia. Io mi volto per capire se c’è qualcuno dietro di me, perché ho passato anni a rincorrere gli editori più zozzoni e c’è qualcosa che non mi quadra. Poi arriva una ragazza, mi dà un bigliettino in mano e mi domanda se ho bisogno dell’agente. Della gente ? ma no, grazie, io in fondo io sto bene da solo. Sopraggiunge infine una signora tutta agghindata e mi dico: e chi sarà ora questa ? la direttrice della Gallimard? No, era solo una signora che mi ha chiesto dov’era il bagno, Ed è stato in quel preciso momento, credo, che sono rientrato nel mondo.