Diari

TOC, TOC, TOC di Simona Baldelli

lunedì, 23 luglio 2012

Non so se avete presente quella vignetta di Andrea Pazienza.

Ma sì, quella dove c’è la mosca che sbatte contro la lampadina.

Deve averci sbattuto un’infinità di volte perché Paz disegna più di un’ellissi e ci scrive vicino una serie di “toc”, “toc”, “toc”.

Se anche non avete presente la vignetta, sono sicura che avete presente la situazione.

Se invece così non è, sono contenta per voi, perché mica è una gran bella sensazione.

E non è per niente vero che mal comune mezzo gaudio. (Ma chi sarà quel minchione a cui per primo è venuta in mente questa baggianata?).

Comunque.

Io invece mi ci sono sentita spesso, esattamente come nel disegno di Paz, una mosca che vorrebbe entrare nel salone delle feste, là dove oltre il vetro splende la luce e si diffonde la musica.

Ma niente. Toc, toc, toc.

Che poi, volendo, potrebbe essere anche una moderna visione della Piccola Fiammiferaia, la poverina col nasino col moccio attaccato al vetro (sia il naso che il moccio) a guardare dentro la stanza dove i bimbi (quelli che al momento della nascita hanno avuto più culo di lei), affondano i dentini nella coscia di tacchino e scartano i regali.

Ma, a pensarci bene, è una metafora che non mi piace, (troppo melodrammatica, mielosa), mi sento più vicina all’insetto. Toc, toc, toc.

Ah, non ho detto che nella vignetta c’è anche il fumetto con il pensiero della mosca: Vita di merda.

È che è dura, se hai delle cose in testa e la presunzione di portarle avanti, trovare un buco dove infilartici, te con le tue idee.

No grazie, stiamo bene così. Ci dispiace ma non c’è posto. Magari la prossima volta. Le faremo sapere.

E tu passi oltre con una sgradevole sensazione addosso, come se fossi su una nave da crociera ma senza biglietto, uno sgradito clandestino costretto a viaggiare sottocoperta.

Mentre senti ballare, sopra di te, quelli della Prima Classe.

Toc, toc, toc.

Allora, prima di abdicare definitivamente, prendi la matassa dei pensieri e quel po’ di sogni che ti sono rimasti, quel po’ di rispetto che mantieni per te e la responsabilità che senti per i legittimi desideri di quando eri bambino (e pensavi che il mondo fosse una splendida festa alla quale tutti hanno diritto), e li butti in un manoscritto e lo mandi al Calvino.

Toc, toc, toc.

“Sì?”

“Posso entrare?”

“Certo”

Perché quelli del Calvino ti aprono.

E là dentro scopri un mondo popolato di gente netta, con l’occhio limpido e la faccia serena.

Che ti vien da domandarti se non siano anche loro delle piccole mosche che, dopo aver sbattuto le zucche di qua e di là, non abbiano deciso di crearsi un posto dove fare le rivoluzioni da dentro.

Perché se ne fregano delle regole, delle convenzioni, delle leggi del mercato. Sono sordi a qualsiasi segnalazione, privilegio, combutta.

È gente, probabilmente, che la notte vuole dormire serena.

Infatti poi scopri, con stupore, che stanno sui cabasisi ad un bel po’ di tizi, perché sovvertono schemi fittizi che altri custodiscono e tramandano gelosamente come la ricetta della Nutella e della Coca Cola. E sberleffano e sconfessano allegramente tutto quel pontificare su linee editoriali e commerciali. Perché le storie: o sono raccontate bene oppure no.

È semplice, la regola è tutta qua.

E poi accade la magia.

Perché se sei finalista al Calvino, lo spiraglio si apre …

E allora ti rimetti a sognare. Non solo per te, ma anche per tutti gli altri che si stanno ancora dannando a dare craniate sui vetri.

Sogni che quelli del Calvino si moltiplicano e si chiamano tutti Cosima e Cosimo.

E, stufi dell’ipocrita ottusità dei Circoli Chiusi, vanno a vivere sugli alberi.

Che da lassù si vede meglio e più lontano. E dall’alto scoprono tante altre mosche che sbattono la testa contro i lampioni.

Insetti che hanno un’infinità di idee su cinema, teatro, filosofia, politica ed economia. (Perché, ad aver voglia di cercarli, ce ne sono …)

Ed allora, i Cosima e Cosimo, se li portano a vivere sugli alberi.

E là pensano un mondo diverso.

E quando ce l’hanno chiaro, invece di sparire all’orizzonte attaccati ad una mongolfiera, tornano a terra e la rendono un posto migliore …

… E fu così che nacque la Libera Repubblica dei Baroni Rampanti.