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Il vincitore dell’edizione 26 uscirà per Einaudi

giovedì, 5 settembre 2013

Francesco Maino

 Sarà Einaudi a pubblicare, ad inizio 2014, il romanzo vincitore del XXVI Premio Calvino: “Cartongesso”, di Francesco Maino.

Maino è nato nel 1972 a Motta di Livenza e fa l’avvocato penalista a Venezia.

Come recita il comunicato della Giuria, composta da Irene Bignardi, Maria Teresa Carbone, Matteo Di Gesù, Ernesto Ferrero e Evelina Santangelo, Cartongesso, “per la sua natura felicemente ibrida, non è un romanzo e non è un saggio, è “un azzardo che nulla toglie alla sua capacità di coinvolgimento e alla straordinaria potenza inventiva della lingua”. Un’invettiva contro il disfacimento del Veneto e dell’intera nazione e la sua trasformazione in un non-luogo di consumi banali, di vite perse in una generale omologazione, di cui è emblema la corruzione della parola. Il libro è un bilancio insieme personale e collettivo, nel quale la disperazione di un individuo e il suo intenso e inquieto disagio diventano una foto di gruppo antropologicamente esatta ed espressivamente efficace.
Un’ invettiva, ma anche un congedo che l’autore mette in atto mascherandosi dietro la figura di Michele Tessari, un avvocato quarantenne affetto da disturbo bipolare, metafora dell’odio-amore provato per la propria terra. Questo avvocato, che avvocato non vorrebbe essere, percorre incessantemente i cinquanta chilometri fitti di capannoni che separano Venezia, la Serenissima, sede dell’”infetto” tribunale in cui il protagonista lavora, da Insaponata di Piave, dove ha lo studio-monolocale-carcere, in cui vive.
Il suo odio profondo si scaglia contro tutto ciò che il Veneto è diventato, passando rapidamente da una condizione di miseria e lotta per la sopravvivenza ad una ricchezza senza cultura, i cui unici valori sono la pecunia, la villetta, il suv e il “bianchetto alle nove del mattino”.
In tale contesto la lingua si è corrotta, il grezzo è diventato la lingua ufficiale, un idioma di consumo.
Il cartongesso del titolo è così il compendio del “venetismo” attuale: un materiale fasullo, senza storia, sfaldabile, vile.