Diari

Il Calvino, una foto e una “fata madrina” di Cristian Mannu

martedì, 16 giugno 2015

Ho sempre pensato che leggere, e molto, sia imprescindibile per chi vuole scrivere. Ho letto molti libri in questi anni. Sono un lettore bulimico, discontinuo. Procedo per abbuffate convulse e periodi di digiuno. Arrivo a leggere insieme anche quattro libri, uno in ogni stanza, compresa la macchina. E poi magari mi fermo anche per mesi. Credo che la lettura produca scrittura. Nel mio caso è stato così. Maria di Ísili è il frutto di letture varie, ma soprattutto tante. È acqua bevuta e poi restituita diversa e nuova da una sorgente profonda. A farla sgorgare, un giorno, è stata la presentazione di un libro. Sono state le parole di una delle più grandi scrittrici sarde. Era il 15 giugno 2012, non lo dimenticherò mai. Michela Murgia, introdotta da Francesco Abate, presentava a Cagliari il suo ultimo libro, L’incontro. L’avevo letto il giorno prima. Non avevo mai assistito alla presentazione di un libro. Michela fu ammaliante, folgorante, magica. Fu come se un incantesimo buono avesse toccato la mia mano.

Tornai a casa e scrissi di getto i due capitoli centrali dell’opera che tre anni dopo avrebbe vinto il Premio Calvino. C’è una splendida foto scattata da un fotografo sardo e geniale di nome Alec Cani che immortala la mia felice famiglia quel giorno a Monteclaro. Ne cattura la luce, la forza dell’insieme. Rende bella una cosa normale. Dopo aver saputo di essere stato inserito tra i 9 finalisti dell’edizione 28 del Premio Calvino, ho cercato il modo di farlo sapere a Michela Murgia (con la quale sino ad allora non avevo mai parlato). Le ho scritto due righe su Messenger, in cui le chiedevo se poteva farmi da  “fata madrina” (anche solo spirituale) per la finale, dato che il seme dell’opera, anche se inconsapevolmente, era stata lei a piantarlo. Non avevo nessuna speranza che mi rispondesse.

E invece la mattina della finale Michela mi ha risposto. E ha messo quella foto come sfondo del suo profilo Facebook. Mi ha fatto gli auguri e una promessa. E io ho iniziato a credere che i sogni potessero anche diventare realtà. La sera della finale sono arrivato stremato, stanco da giorni di insonnia e magrissimo, come non mai. Ho capito poco di quello che mi succedeva intorno, di come procedeva la premiazione. Ma a un certo punto una cosa l’ho capita. All’improvviso e dal nulla Michela, la mia “fata madrina”, è comparsa sulla sedia accanto alla mia. Mi ha sorriso, mi ha teso la mano, mi ha sussurrato qualcosa, su una promessa mantenuta. Io ho pianto a dirotto, come un bambino felice. E poi, poco dopo, mentre ancora piangevo, ho vinto anche (ex aequo con il mio “gemello bello” Valerio Callieri) il prestigioso Premio Calvino.

MANNU-FOTO-Famiglia felice