Diari

Igor Esposito, Alla cassa

mercoledì, 26 luglio 2017

DELIRIO D’UNO SCRITTORE INESISTENTE

Biografie di eccellenti pittori, poeti, scrittori ne ho lette a bizzeffe, a iosa, a caterve, a carriole, in poche parole ne ho lette una marea e vi dico che alcune sono proprio affascinanti; ma la mia non è da meno. Anzi, a dire il vero, la mia, in quanto a fascino, alcune le supera di gran lunga. Io, per esempio, ho partecipato a 2571 premi letterari. Ora trovatemi voi uno scrittore che può vantare un primato così singolare. State indagando? non perdete tempo! perché io sono l’unico scrittore al mondo che ha partecipato a 2571 premi letterari. Ricordo, come se fosse ieri, la mia prima partecipazione ad un premio letterario: avevo sette anni e tre giorni ed inviai al prestigioso premio di poesia della città di Canicattì un sonetto e due ballate rigorosamente in endecasillabi sciolti. Detto tra noi il regolamento richiedeva due componimenti, ma io come tutti i grandi poeti sono un essere generoso e allora invece di inviare due componimenti ne inviai tre. Speranzoso che la giuria sapesse riconoscere non solo il mio talento poetico ma anche la mia generosità. Risultato: nessuna risposta, neppure una misera segnalazione. Avari, aridi, questo pensai. Ma io non mi sono mai perso d’animo. E così fino ai quindici anni ho continuato a comporre mirabili sonetti e ballate da capogiro. Poi, appena ho compiuto sedici anni e tre giorni sono passato alla prosa, perché sulla via di Damasco mi sono illuminato ed ho capito che la poesia la leggono solo i poeti, mentre la prosa la leggono anche i dromedari e i pipistrelli. E così ho scritto 571 romanzi e siccome so bene che ormai la letteratura è consumo tra questi 571 romanzi si trovano capolavori per ogni consumatore, perché io sono uno scrittore poliedrico; e così ho scritto romanzi per professoresse racchie, per critici pederasti, per teatranti ruffiani, per pugili froci, per pedagoghi impotenti e segretarie ninfomani e potrei andare avanti all’infinito, ma mi fermo, perché io non sono uno scrittore prolisso. Io sono uno scrittore poliedrico e pure polifonico! Ora vi confesserò pure che per anni ho cercato un falegname geniale e alla fine l’ho trovato e così mi sono fatto costruire una scrivania con un cassetto che può contenere 571 romanzi. Ora ditemi voi se al mondo esiste uno scrittore che nel cassetto conserva 571 romanzi inediti. State indagando? non perdete tempo! perché io sono l’unico scrittore al mondo che nel cassetto non conserva il solito, unico, triste e malinconico romanzo, ma ben 571 capolavori!

E così un anno fa ho messo la mano nel cassetto e, a caso, ho tirato fuori un manoscritto. Alla cassa, questo è il titolo del romanzo che di colpo è saltato fuori. Non ho perso tempo. L’ho imbustato e l’ho spedito al Premio Calvino. Ora, gli editori lo dovrebbero pubblicare subito, perché Alla cassa è un romanzo per scommettitori mistici e voi potete solo lontanamente immaginare quanti scommettitori mistici vivono in Italia. Senza esagerare, invece, io posso affermare con certezza che in Italia vivono circa 5 milioni di scommettitori mistici e così, una volta pubblicato, il romanzo venderebbe un botto di copie e il fortunato editore andrebbe al settimo cielo. Sono passati sette mesi da quando ho spedito il romanzo e di colpo mi squilla il telefono. Io dico pronto. Sono Mario Marchetti, il presidente del Premio Calvino. Io dico salve. Lui dice il suo romanzo è in finale. Io dico bene, però poi aggiungo: lei lo sa che ho partecipato a 2571 premi letterari. Il presidente non parla più, resta basito. Allora io vado avanti e gli dico: lo sa cosa ho ottenuto? l’indifferenza cinica dei vivi e il silenzio degli obitori. Il presidente lentamente si riprende e inizia a farmi una sfilza di domande. Io rispondo, però, mentre rispondo, penso pure che Marchetti è mosso da un’insana curiosità, perché non è cosa giusta fare una sfilza di domande a chi non si conosce. Ma di colpo mi illumino, come sempre sulla via di Damasco, e capisco al volo. Marchetti prima del crollo del muro di Berlino doveva essere una spia comunista, perché si sa che le spie comuniste sono sempre state esperte di letteratura; e così lo perdono, perché essendo stato una spia comunista gli è rimasto il vizio di fare troppe domande anche in situazioni inopportune. Ed ecco che rispondo ad ogni sua domanda senza omettere nulla, anzi, per soddisfare il suo vizio di vecchia spia comunista, mi soffermo anche sui particolari più ininfluenti. Alla fine del lunghissimo interrogatorio il presidente mi dice ci vediamo a Torino, il 30 maggio al Circolo dei lettori per la premiazione. Io dico va bene sarà un piacere, a presto. E così la mattina del 30 maggio prendo il treno e sono contento. Salgo sulla prima carrozza, non mi seggo, e a voce alta dico sono un finalista del premio Calvino! Mi aspetterei una stretta di mano, un applauso, un complimento e invece niente. Passo nella seconda carrozza e ripeto l’affermazione a voce sempre più alta, fino all’ultima carrozza del treno. Sono un finalista del premio Calvino! Ma l’unica cosa che ottengo è silenzio e qualche passeggero che sospira timidamente questo è pazzo. Il treno giunge a destinazione. Scendo. E finalmente sono al Circolo dei lettori. Il presidente mi stringe la mano e mi accoglie con un bel sorriso ma, dall’alto della mia sensibilità, nei suoi occhi scorgo una velata malinconia. È la struggente malinconia dell’ex spia comunista che non ha mai visto i carri armati sovietici occupare le sponde del Po e la regale città di Torino. Appena mi lascia la mano, Marchetti mi dice lei secondo me ha un chiodo fisso nella mente. E quale sarebbe questo chiodo fisso nella mente? Lei vuole divenire un grande scrittore. Io mi faccio tutto serio e gli dico Dottor Marchetti lei forse non sa che nel mio cassetto ci sono 571 romanzi frutto del mio talento poetico e prosastico e dunque sono già un grande scrittore. Marchetti sorride, ma è un sorriso di circostanza, perché io so già cosa sta pensando: questo è pazzo. E no caro presidente, c’è un equivoco, mi dispiace. E così gli dico lei lo sa al giorno d’oggi l’unica cosa che può fare un saggio? No, sinceramente non mi sono mai posto questo quesito. Faccio passare qualche secondo, poi lentamente rispondo, scandendo molto bene le sillabe. L’unica cosa che può fare un saggio al giorno d’oggi è impazzire. Marchetti mi mette una mano sulla spalla e dai suoi occhi scompare la struggente malinconia dell’ex spia comunista; e il suo sguardo, mentre mi contempla, si fa tutto tenerezza, perché io sono certo che anche le ex spie comuniste, nonostante quel porco di Stalin, sanno abbandonarsi alla tenerezza. E così, con garbo, mi dice si accomodi stiamo per iniziare la cerimonia di premiazione. Mentre mi avvio nella sala gremita i nostri sguardi si incrociano ancora una volta ed io, con certezza matematica, riesco a leggere l’ultimo pensiero del Dottor Marchetti prima che la cerimonia di premiazione del Premio Calvino abbia inizio. Questo prima o poi lo ricoverano…