Diari

Andrea Esposito, Città assediata

mercoledì, 26 luglio 2017

Dopo la premiazione. Dopo che la sera siamo andati a bere. Dopo aver discusso per scherzo su quale fosse la piazza più grande d’Europa. Dopo che il cameriere ci ha detto: Questa, di quelle senza monumenti al centro. Dopo aver bevuto e ancora bevuto. Dopo il ritorno per le vie ortogonali di Torino. Dopo il rumore infernale del condizionatore acceso. Dopo il risveglio ovattato. Dopo le voci roche e la luce elettrica a colazione. Dopo l’ascensore della Mole. Dopo esserci chiesti di che palazzo fosse quella sagoma in cima alla collina. Dopo aver visto un clown chaplin ubriaco che mandava via una bancarella perché quello spazio era suo. Dopo che il clown ha alzato la musica accanto al nostro tavolino. Dopo averlo trovato terribile e aver capito che avevo visto troppo e dovevo andare, avevo visto le quinte e non era rimasto mistero o bellezza. Dopo le chiacchiere calme con un amico. Dopo aver passeggiato per perdere tempo tra le vie ortogonali di Torino intorno alla stazione. Dopo aver perso ancora tempo alla stazione e aver scoperto di non avere niente da leggere perché il libro scelto non era quello giusto. Dopo essere saliti sul treno e aver aspettato la partenza come se ci aspettasse o ci inseguisse qualcuno. Dopo essere partiti. Dopo tutto questo a un certo punto il treno si è fermato. Il treno si è fermato poco prima di una stazione. Eravamo davanti a un niente di radura con dei palazzi abbandonati in fondo. Ce n’era uno fatto a X che sovrastava altri binari stretti e solitari. In fondo non c’era ancora la città ma poche case sparse. E alberi, e in fondo le montagne. E nessuno può scendere e dobbiamo solo aspettare. E sappiamo tutti che stiamo già quasi per ripartire. C’è chi si alza e cammina lungo il corridoio e chi viene a vedere fuori dal finestrino. Io resto seduto e guardo fuori sull’orlo del sonno, come se fossimo ancora in movimento. Mi aspetto di veder qualcuno scendere e camminare fuori. E so che non può succedere ma non smetto di guardare come se aspettassi qualcosa. Sappiamo tutti che ripartiremo, che stiamo quasi per ripartire. Per un attimo qualcuno può voler restare e insieme ripartire. Qualcuno può voler guardare fuori e insieme dormire. Qualcuno può voler cominciare e insieme finire.