Giurie

A VISO COPERTO di RICCARDO GAZZANIGA

venerdì, 15 giugno 2012

IL RISVEGLIO DI LUPO

 

Lupo si alzò alle otto e dieci, rincoglionito dal cattivo sonno e dalla tensione della giornata precedente. Di solito dopo gli scontri si sentiva bene e riposava come un bambino. I tafferugli gli davano un senso di pace, placavano la sua furia per qualche ora.
Invece stavolta si era rigirato nel letto come un serpente incazzato. C’era il pensiero di Lisca che lo agitava. Cazzo, doveva riprendersi e tornare a posto.
Però loro avevano sbagliato con lui. Lupo lo sapeva che Lisca non era adatto a quel genere di cose. Era un bravo cristo, si sbatteva per il gruppo e c’era sempre, ma non bastava, perché fare gli scontri non era una cosa per tutti. Come fra gli animali, no? I più forti resistevano, i deboli cadevano. Quel pasticcio doveva diventare una lezione per il futuro: ci voleva gente con le palle, per loro. Punto e basta.
Lupo era appena uscito dalla doccia. Accese lo stereo e mise a palla una canzone degli Erode per ricaricarsi. Il pezzo si chiamava ‘Frana la curva’. Lasciò andare la strofa, poi iniziò a cantare a squarciagola il ritornello mentre si vestiva.
Frana, la curva frana, sulla Polizia Italiana. Frana, la curva frana su quei figli di puttana!
Continuò a gridare, sfogando la rabbia. Ma il motore che la alimentava faceva presto a ricaricarsi e lui avrebbe voluto essere di nuovo lì, allo stadio, a fronteggiare gli sbirri. Se avesse sospettato
quanto era capitato a Lisca, avrebbe dato battaglia ancora più dura. Nella bolgia, nelle grida, con l’adrenalina che sparava dritto nel cervello, altro che la coca.
Se avesse potuto avrebbe scassato la testa a qualche celerino. Era stato un week end coi fiocchi: prima la ripassata al doriano in discoteca, poi il tafferuglio con la Polizia, il secondo in una settimana. Se solo non fosse andata male a Lisca, tutto sarebbe stato perfetto.
Su Internet già si parlava di loro con il nome che lui aveva scelto: Facce Coperte. Ne era enormemente fiero.